Vacanze di Natale

di Dario Di Santo

Il Gruppo FIRE augura un sereno Natale.

Il regalo sotto l’albero è l’articolo a firma di Dario Di Santo, che ha chiuso l’ultima newsletter dell’anno riassumendo ed analizzando le ultime novità provenienti dal mondo dell’energia e di interesse per aziende ed enti.

 

_______________________________________________________________________________________

La scorsa settimana si è chiusa la COP 28, ossia la ventottesima riunione dell’organo decisionale dell’UNFCCC (UN Climate Change – United Nations framework convention on climate change), l’organismo creato nel 1992 per rispondere alla minaccia dei cambiamenti climatici. La prima COP risale al 1995 e da allora si sono fatti diversi passi avanti, sebbene la complessità degli accordi quadro internazionali allargati sia tale da aver reso il percorso condiviso del tutto inadeguato alla sfida climatica. Se vogliamo vedere il bicchiere mezzo pieno possiamo allietarci per due risultati: ci sono nell’accordo l’uscita progressiva dai combustibili fossili, accelerando l’azione in questo decennio e puntando alla neutralità carbonica al 2050, e l’obiettivo di raddoppiare l’efficienza energetica e triplicare le fonti rinnovabili al 2030. C’è però ancora molto da fare per attivare le risorse economiche destinate ai Paesi in via di sviluppo e per gestire lo scambio di emissioni. Senza dubbio rimangano diversi aspetti fumosi che rendono, purtroppo, il target al 2030 sopra indicato poco probabile. Ad ogni modo al puzzle si aggiungono via via nuovi pezzi e questo va bene: le figure si fanno via via più chiare e, se aumentano le persone che cercano le parti mancanti per completarlo, il processo può prendere pieghe interessanti.

Pochi giorni prima Consiglio e Parlamento europei hanno raggiunto l’accordo sulla direttiva sulle prestazioni energetiche degli edifici (EPBD, o come molti hanno iniziato a chiamarla quest’anno, “case verdi”). Ci sono il taglio delle caldaie alimentate a combustibili fossili dal 2040, che si unisce a al blocco degli incentivi dal 2026 già indicato nella direttiva sull’efficienza energetica (EED) pubblicata a settembre, la spinta al solare sugli edifici, il passaggio dall’obbligo di portare tutti gli edifici in classe D a target di riqualificazione più rilassati, espressi come riduzione dei consumi energetici per gli edifici residenziali (16% al 2030 e 20-22% al 2035, da conseguire per almeno il 55% intervenendo sugli edifici peggiori) e come incremento delle prestazioni degli immobili non residenziali rispetto a quelli peggiori in termini di performance. Vedremo cosa uscirà fuori a inizio anno, quando ci sarà la chiusura del negoziato.

Più interessante e stimolante la EED, che introduce obiettivi e politiche forti, spinge sui sistemi di gestione dell’energia e su altri strumenti in grado di promuovere l’energy management e l’efficienza energetica e ribadisce con maggiore vigore il principio energy efficiency first.

A proposito di obiettivi e strategie, questa settimana la Commissione europea ha pubblicato l’analisi sui Piani energia e clima dei vari Paesi membri, tra cui il nostro PNIEC. In generale non è che questi ultimi si siano impegnati molto: saremmo a metà dell’obiettivo sull’efficienza energetica, un 7% sotto quello delle rinnovabili e un 6% per le emissioni fuori ETS. Alla fine, si arriverebbe intorno al 51% di riduzione delle emissioni contro il 55% previsto. Nel nostro PNIEC, accanto a elementi positivi su rinnovabili, efficienza, sicurezza, mercati e riduzione delle fonti fossili, appaiono lacunosi elementi come la riqualificazione degli edifici, il contrasto alla povertà energetica, ricerca e innovazione e adattamento ai cambiamenti climatici. C’è tempo fino alla fine di giugno 2024 per migliorare il documento. E speriamo che tutti i Paesi facciano la loro parte.

Le imprese nel frattempo vanno avanti, soprattutto le medio-grandi, con relativo effetto di trascinamento sulle piccole. Questo fa ben sperare. Del resto dall’anno prossimo la direttiva sulla rendicontazione di sostenibilità spingerà ancora di più le imprese ad occuparsi di sostenibilità. Ciò si aggiungere all’aumento del numero di soggetti che si impegnano a ridurre le emissioni in linea con gli obiettivi scientifici e ad agire sulle proprie filiere (ossia sul cosiddetto scope 3). Quando le imprese cominceranno in modo più esteso a ripensare la proposta di valore dei propri prodotti e servizi nell’ottica dell’uso delle risorse e della sostenibilità mi aspetto grandi passi avanti sulle emissioni. E certo anche i consumatori, B2C ma anche B2B, possono avere un ruolo importante nell’accelerare questo processo.

L’anno prossimo continueremo come FIRE a segnalarvi opportunità e strumenti utili alla transizione, a informarvi sulle novità e a formarvi sui vari aspetti dell’energy management e della produzione di energia, a favorire la collaborazione a rete e ad analizzare quanto accade fra imprese, enti e professionisti, a favorire il ruolo degli energy manager e degli operatori di settore e a proporre miglioramenti alle istituzioni di settore. Su quest’ultimo punto stiamo cercando di spingere per politiche post-superbonus in grado di consentire di evitare il blocco del settore e di fare ripartire in linea con gli obiettivi comunitari la riqualificazione degli edifici, in un’ottica efficiente ed efficace, sia in termini ambientali, antisismici e di sicurezza, sia economici. Senza dimenticare certificati bianchi, conto termico e fondo nazionale per l’efficienza energetica. Confidiamo che sempre più realtà ci sostengano in questa azione, in un momento in cui occorre fare molto per andare nella direzione della riduzione dei gas serra cogliendo i vari benefici sociali, ambientali ed economici associati a questa trasformazione epocale.

Chiudo passando ai panettoni (lasciando fuori gli influencer). Quarant’anni fa usciva il film che dà il nome a questo articolo, diventato in seguito cult, che tratteggiava un’Italia molto diversa da quella attuale. Il capostipite dei cinepanettoni può piacere o meno, come i vari seguiti, ma rappresentava un tentativo di portare un po’ di risate sullo schermo, tratteggiando una serie di questioni non risolte sullo sfondo. Molte cose sono cambiate da allora, diverse in meglio, ma la realtà appare in generale molto più cupa, violenta e pesante. Le risate, quelle dal profondo, ci servono dunque più che mai. Più che film e cabaret, credo ci serva la disponibilità di trovarci insieme, di provare a sorriderci e a guardare le tante cose belle che ci circondano, e la volontà di affrontare il presente con un po’ di spirito lieve e di allegria. Lasciamo da parte la smania di guardare al mondo come una distesa di bianchi e neri: c’è tanto spazio per vivere sereni e in armonia in mezzo se lo si vuole. E chissà che così facendo, osservando con un occhio diverso le vicende della vita, non migliori d’incanto tutto quanto…

Buon Natale a tutti!

Aggiungi ai preferiti : permalink.

I commenti sono chiusi.