Lo stop al giacimento di gas naturale più grande d’Europa e le riflessioni che induce sulla stabilità del sistema energetico europeo

di Cesare Negro

Sono le sei in punto del mattino, è la prima domenica di ottobre del 2023.  A Groningen, nel cuore dell’Olanda settentrionale, il rintocco delle campane della Chiesa di San Martino segna la fine di una battaglia lunga decenni: associazioni di cittadini e terremoti indotti da un lato; colossi dell’energia fossile e profitti miliardari dall’altro. È il governo olandese ad arbitrare e chiudere definitivamente una partita tanto lunga quanto complessa: assieme ai rubinetti del giacimento di gas naturale più grande d’Europa. Tutto questo nel bel mezzo della peggiore crisi energetica dell’Unione dal dopoguerra ad oggi…

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La chiusura degli impianti estrattivi di Groningen era ampiamente prevedibile e non mina la stabilità del sistema energetico dell’Unione: non siamo di fronte a una crisi di approvvigionamenti – almeno non per colpa del primo ministro olandese Mark Rutte. Questo è valido tanto a livello nazionale (sia olandese che italiano), quanto a livello europeo. La decisione presa dal governo olandese segue “semplicemente” ad anni di terremoti indotti, provocati dall’attività estrattiva, che negli anni hanno causato 22 miliardi di danni[1] (e migliaia di procedimenti legali). Ed è un processo avviato ormai diversi anni fa, il che ridimensiona di gran lunga la sorpresa mediatica suscitata dai “recenti sviluppi”. Ma ci restituisce l’opportunità di riflettere sulla stabilità del sistema energetico europeo nel suo complesso.

Sostenibilità, sicurezza o equità? Questo è il trilemma…

Il World Energy Council (Consiglio Mondiale dell’Energia) è la più grande e antica comunità di operatori energetici indipendente. Essa rappresenta la principale rete imparziale di leader e operatori del settore energetico, composta di oltre 3.000 organizzazioni in più di 80 Paesi sparsi in tutto il mondo, con esperti provenienti da governi, aziende private e statali, università, ONG e stakeholder del comparto energetico.

Dal 1923 è autrice di approfonditi studi sulla politica energetica a livello globale. E, di anno in anno, a partire dal 2010, elabora il World Energy Trilemma Index – assieme a una classifica comparativa dei sistemi energetici di 127 Paesi. Essa fornisce così una valutazione in grado di riflettere l’equilibrio e la solidità delle tre dimensioni del “trilemma”, ovvero: sicurezza, equità e sostenibilità ambientale dei sistemi energetici.

In dettaglio:

La sicurezza energetica misura la capacità di una nazione di soddisfare il suo fabbisogno di energia in modo affidabile, ma anche la sua capacità di resistere e di riprendersi rapidamente dagli shock del sistema. Questa dimensione comprende, fra le altre, anche l’affidabilità e la resilienza delle infrastrutture energetiche.

L’equità energetica valuta la capacità di un Paese di garantire ai suoi cittadini in maniera non discriminatoria (cioè senza differenze fra i ceti più ricchi e quelli più poveri della popolazione) l’accesso all’energia elettrica, per uso sia domestico che commerciale.

La sostenibilità ambientale dei sistemi energetici rappresenta, infine, la transizione del sistema energetico di un Paese verso la mitigazione e la prevenzione dei potenziali danni ambientali causati dal sistema stesso e degli impatti più generali causati dal cambiamento climatico.

Il risultato di queste valutazioni è sintetizzato nel triangolo che vedete rappresentato in figura, che prende il nome di indice del trilemma energetico.

Uno sguardo “trilemmatico” all’Europa e all’Italia – nel panorama globale

Stante il complesso panorama geopolitico sul piano dell’energia, nell’Unione vige l’urgenza di diversificare le fonti di approvvigionamento e sono messi a repentaglio gli ambiziosi obiettivi comunitari in termini di sostenibilità. La speranza del World Energy Council, tuttavia, è che l’aumento degli investimenti in energie rinnovabili (e idrogeno) favorisca un’energia più pulita e più accessibile economicamente. Che l’attuale crisi vada cioè ad accelerare la transizione energetica del Vecchio Continente nel lungo periodo e a compensare l’aumento temporaneo del consumo di combustibili fossili – necessario a soddisfare gli attuali fabbisogni europei.

L’Italia, dal canto suo, continua a difendersi egregiamente nel panorama mondiale, registrando un ventesimo posto nella classifica più recente del World Energy Council (2022) e confermandosi, al pari degli ultimi anni, ai suoi vertici.

Il PNIEC 2023 risponde al trilemma attraverso cinque dimensioni: quella della decarbonizzazione, quella dell’efficienza energetica, quella della sicurezza energetica, quella del mercato interno dell’energia e quella della ricerca, innovazione e competitività.

Se concentriamo l’attenzione sulla dimensione della sicurezza energetica, il documento ricorda come da febbraio del 2022, il grave conflitto fra Russia e Ucraina ha minato alla sua base la stabilità del sistema energetico del Vecchio Continente – considerata la dipendenza energetica dai combustibili fossili russi, pari al “34% per il petrolio (4,5 milioni di barili al giorno) e al 46% per il gas naturale (155 miliardi di metri cubi all’anno)”. Con il REPowerEU la Commissione Europea ha tracciato un percorso verso la progressiva sostituzione delle importazioni dalla Russia per rafforzare e accelerare le misure del pacchetto Fit-for-55.

Secondo la bozza del nuovo PNIEC, la sicurezza dell’approvvigionamento energetico italiano si giocherà attorno a cinque punti chiave: 1. diversificazione delle fonti di approvvigionamento del gas naturale, 2. ottimizzazione delle infrastrutture esistenti e aumento della loro capacità (inclusi Trans Adriatic Pipeline, impianti di stoccaggio e di rigassificazione), 3. eliminazione dei colli di bottiglia del trasporto gas, 4. sviluppo ulteriore della produzione nazionale di biogas e 5. ottimizzazione della produzione nazionale di gas naturale.

Groningen in sé non deve metterci in allarme, dunque. Ma l’attenzione deve rimanere alta e il lavoro da fare non manca. La strada è tracciata e a noi non resta che rimboccarci le maniche e augurare ai cittadini del ridente capoluogo olandese e ai cittadini europei tutti un futuro più equo, sicuro e pulito: senza più guerre e senza più scossoni.

[1] https://euroweeklynews.com/2023/10/02/groningen-europes-largest-gas-fields-closes-taps-netherlands-after-60-years/

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