Non di soli sconti sulle accise può vivere l’uomo

di Dario Di Santo

La crisi energetica legata alla chiusura dello stretto di Hormuz – che la IEA definisce peggiore di quelle degli anni Settanta – si protrae e le nubi all’orizzonte si fanno sempre più minacciose. Anche a volere rimanere ottimisti, sperando che un accordo sia trovato al più presto in un mondo che ha sostituito la via del confronto e della diplomazia con quella dello scontro e della protervia, per diversi mesi ci confronteremo con una penuria di combustibili fossili e con prezzi elevati. Il quadro è fosco, ma qualcosa possiamo fare.

__________________________________________________________________________________________

Partiamo dalla comprensione che lamentarsi per chiedere sconti costosi che bruciano le scarse risorse pubbliche non solo non è utile, ma è dannoso. Attendere sperando in meglio spreca energia e non produce ricchezza, né competitività. Agire usando meglio l’energia e mettendo in cantiere interventi per l’efficientamento energetico e l’adozione di fonti rinnovabili può invece aiutarci a uscire prima da questa crisi e a porre le fondamenta per un sistema energetico più resiliente e meno esposto alla volatilità globale, delle relazioni prima ancora che dei prezzi dell’energia e delle materie prime.

In questo contesto mi sorprende che il Governo insista su una politica di sconti indifferenziati sulle accise dei combustibili per autotrazione, senza avere messo in campo nemmeno una campagna di sensibilizzazione per il risparmio energetico, in un momento storico in cui avremmo tutto l’interesse e l’urgenza di spingere con forza sull’efficienza energetica e sulle fonti rinnovabili.

Gli sconti sulle accise possono essere giustificati dall’esigenza di contenere l’inflazione e sostenere le famiglie in difficoltà, ma la loro applicazione generalizzata ne riduce fortemente l’efficacia distributiva e rischia di presentare un conto non sopportabile dalle casse statali se la misura dovesse essere prolungata e/o rafforzata. Oggi esistono già strumenti che consentono di individuare automaticamente i beneficiari di misure sociali sulla base dell’ISEE e infrastrutture digitali che permettono di associare agevolazioni a specifici soggetti. Non appare quindi irrealistico immaginare un sistema in cui i cittadini aventi diritto ottengano uno sconto direttamente alla pompa tramite identificazione con tessera sanitaria o codice fiscale, mentre imprese di trasporto e artigiani accedano a rimborsi o crediti d’imposta attraverso la partita IVA. Ciò consentirebbe di concentrare le risorse pubbliche sui soggetti maggiormente esposti all’aumento dei prezzi dell’energia, evitando di sovvenzionare indistintamente tutti i consumi di carburante.

Per il resto, vi sono numerose misure che si potrebbero adottare per ridurre la domanda di energia, che FIRE ha presentato ad aprile e che rientrano nella più ampia strategia per l’uso razionale dell’energia che nel frattempo abbiamo aggiornato alla terza versione.

Peraltro, si tratta di proposte che trovano riscontro in quanto emerso dalla conferenza Enerpolicy, che si è tenuta la scorsa settimana a Roma. FIRE ha presentato i risultati di un’indagine a cui hanno risposto 252 stakeholder – imprese di media e grande dimensione, enti pubblici, ESCO e utility, consulenti di settore – mirata a raccogliere le sfide e gli strumenti prioritari per l’energy management.

Le due domande con risposta aperta hanno evidenziato con chiarezza alcuni aspetti. La sfida più citata è la difficoltà di far percepire l’energy management come funzione strategica, invece che come adempimento da evadere se c’è tempo. Seguono l’assenza di un budget dedicato all’energy management, l’instabilità normativa, la diffusione limitata dei sistemi di monitoraggio e automazione, il tema della decarbonizzazione per il settore hard-to-abate e la mancanza di una cultura adeguata fra i top manager e i dirigenti.

Fra le proposte ricevute vale la pena citare: l’estensione della nomina degli energy manager a partire dai 1.000 tep per tutti i settori, il recepimento degli obblighi sui sistemi di gestione dell’energia (EED) e di monitoraggio continuo per le diagnosi, una maggiore attenzione da parte delle imprese alla funzione dell’energy management, l’avvio delle aste per i certificati bianchi, il rilancio del Fondo nazionale per l’efficienza energetica, incentivi basati sulla misura dei risparmi per le realtà medio-grandi e semplificati per le PMI.

Inoltre, dalla tavola rotonda cui hanno partecipato Confindustria, Coordinamento FREE, Ecco, Elettricità Futura, Fondazione Sviluppo Sostenibile, Italcogen, Italia Solare e Legambiente sono emerse tre richieste: 1) l’efficienza energetica deve essere politica industriale ed essere al centro delle politiche nazionali; 2) le politiche devono durare abbastanza da produrre effetti strutturali, al fine di sviluppare le filiere e consentire alle imprese di realizzare piani di investimento significativi; 3) la necessità di recepire quanto prima le direttive sull’efficienza energetica e sulle prestazioni energetiche nell’edilizia, perché le imprese hanno bisogno di indicazioni chiare e degli strumenti di indirizzo e supporto previsti da EED ed EPBD per investire.

Un Paese con un’elevata dipendenza dall’estero come il nostro deve promuovere con forza un uso razionale dell’energia, che non solo è necessario per ridurre i costi delle bollette e il rischio di disponibilità e volatilità dei combustibili, ma produce una serie ampia di ricadute positive: sulle filiere nazionali, sulle emissioni climalteranti e nocive e sui relativi costi, sulla sicurezza dei processi e degli edifici, sull’equità sociale. Negli anni, invece, abbiamo perso solo posizioni rispetto alla posizione di leader per l’efficienza energetica. Ci lamentiamo di non produrre più ricchezza e competitività, ma se non riusciamo a rispondere nemmeno alle necessità di base dell’economia e a rendere l’efficienza politica industriale, potremo solo peggiorare.

È tempo di mettere da parte gli interessi di bottega e di collaborare per il bene comune del nostro bel Paese. Abbiamo le risorse umane e di capitale per dare risposte concrete, anche in tempi brevi, e l’opportunità di tornare a innovare. Dobbiamo volerlo fare però. Al momento, invece, basta entrare in un social lavorativo come Linkedin per verificare che ci sono più post sulla Ferrari Luce che non sugli investimenti che imprese, enti e famiglie potrebbero fare e hanno realizzato per rispondere alla crisi energetica. Magari varrebbe la pena rifletterci un attimo.

Aggiungi ai preferiti : permalink.

I commenti sono chiusi.