L’evoluzione dell’EGE tra mercato, innovazione e transizione energetica

di Francesco Belcastro

I risultati dell’ultima indagine FIRE rivolta agli Esperti in Gestione dell’Energia (EGE) certificati SECEM, presentati nel corso dell’XI Conferenza Nazionale SECEM – svoltasi a Rimini lo scorso aprile e caratterizzata da un’ampia partecipazione – offrono una fotografia aggiornata dell’evoluzione di questa figura professionale nel sistema energetico nazionale.

Il quadro che emerge è quello di una professione ormai matura, che sta progressivamente superando il perimetro tradizionale dell’efficienza energetica per assumere un ruolo più ampio e strategico nei processi di transizione. L’EGE si configura sempre più come un soggetto capace di integrare competenze tecniche, economiche e gestionali, operando in contesti caratterizzati da crescente complessità.

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I risultati dell’ultima indagine FIRE rivolta agli Esperti in Gestione dell’Energia (EGE) certificati SECEM, presentati nel corso dell’XI Conferenza Nazionale SECEM – svoltasi a Rimini lo scorso aprile e caratterizzata da un’ampia partecipazione – offrono una fotografia aggiornata dell’evoluzione di questa figura professionale nel sistema energetico nazionale.

Il quadro che emerge è quello di una professione ormai matura, che sta progressivamente superando il perimetro tradizionale dell’efficienza energetica per assumere un ruolo più ampio e strategico nei processi di transizione. L’EGE si configura sempre più come un soggetto capace di integrare competenze tecniche, economiche e gestionali, operando in contesti caratterizzati da crescente complessità.

Dal punto di vista dell’inquadramento, la figura appare fortemente orientata al mercato: prevalgono i liberi professionisti con portafogli clienti articolati, affiancati da una presenza significativa nel settore privato. L’industria si conferma il principale ambito di attività, in continuità con quanto rilevato nel 2018, ma con una maggiore focalizzazione su realtà strutturate e ad alta intensità energetica, segno di una progressiva specializzazione.

Un elemento di particolare interesse riguarda l’evoluzione del rapporto con le ESCO. Rispetto al 2018, quando emergeva una distribuzione equilibrata tra competizione e collaborazione, oggi si osserva una tendenza più marcata verso modelli integrati. La maggioranza degli EGE che ha risposto all’indagine collabora, infatti, con una o più ESCO o vi opera direttamente, indicando il consolidamento di una filiera in cui le competenze si complementano, pur in presenza di criticità ancora percepite dagli operatori.

Anche sul fronte dei sistemi di gestione dell’energia si registra un’evoluzione significativa. Se nel 2018 oltre la metà degli EGE non aveva ancora esperienza diretta con la ISO 50001, oggi il coinvolgimento risulta molto più diffuso e riguarda sia le fasi di implementazione sia quelle di gestione e monitoraggio. Si evidenzia quindi il passaggio da una fase di introduzione dello standard a una più matura, orientata al miglioramento continuo e alla valorizzazione dei dati energetici. In tale prospettiva, il risultato assume una valenza particolarmente positiva se letto alla luce dei nuovi obblighi previsti dalla Direttiva europea sull’efficienza energetica in materia di sistemi di gestione dell’energia, per i quali la diffusione di competenze tra gli EGE rappresenta un fattore abilitante fondamentale.

Gli Energy Performance Contract (EPC) mostrano a loro volta un percorso di consolidamento. Rispetto al passato, cresce il numero di EGE coinvolti nella loro definizione e gestione, soprattutto nei settori industriale e della pubblica amministrazione. Tuttavia, la percezione del mercato appare oggi più orientata alla stabilità che a una crescita sostenuta, suggerendo la necessità di ulteriori sviluppi per valorizzarne appieno il potenziale.

Accanto agli ambiti più consolidati emergono ulteriori dimensioni rilevanti per comprendere l’evoluzione della professione. In particolare, l’esperienza con gli strumenti incentivanti conferma il ruolo dell’EGE come facilitatore nell’accesso alle misure di supporto agli investimenti in efficienza energetica. Gli operatori mostrano un buon livello di utilizzo dei principali incentivi disponibili, ma evidenziano anche la complessità del quadro normativo e procedurale, che richiede competenze sempre più articolate e aggiornate.

Allo stesso modo, il rapporto con le istituzioni – analizzato attraverso diversi quesiti dell’indagine e sintetizzato nella relativa tabella – rappresenta un elemento sempre più centrale. Se da un lato emerge l’importanza del confronto con enti pubblici, amministrazioni e soggetti regolatori, dall’altro vengono evidenziate alcune criticità ricorrenti, in particolare legate alla complessità delle procedure, ai tempi autorizzativi e alla frammentazione degli interlocutori. Tali aspetti incidono sull’efficacia e sulla tempestività degli interventi, rafforzando il ruolo dell’EGE come figura di raccordo tra esigenze operative e contesto istituzionale.

Tra i fattori emergenti di trasformazione si segnala inoltre l’utilizzo crescente di strumenti di intelligenza artificiale generativa, già adottati da una quota significativa di EGE a supporto delle attività operative e di analisi. Parallelamente, si rafforza il coinvolgimento nei temi della flessibilità energetica, delle comunità energetiche e del recupero di calore, mentre assumono crescente rilievo le criticità legate alle connessioni alla rete elettrica, sempre più percepite come un elemento abilitante – o limitante – per lo sviluppo di nuovi interventi.

Nel complesso, l’indagine restituisce l’immagine di una figura professionale in piena evoluzione, chiamata a operare all’intersezione tra tecnologia, mercato e regolazione. In questo contesto, l’EGE si conferma come un attore chiave per accompagnare imprese e pubbliche amministrazioni nei percorsi di transizione energetica, facendo leva su competenze consolidate e su una crescente capacità di adattamento alle trasformazioni in atto.

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