di Jacopo Romiti
Che estate è stata quella del 2024 per i temi che FIRE segue e tratta nelle sue attività? Ci lasciamo alle spalle una stagione ricca di novità importanti su tutti i fronti: normativo, sociale, climatico, tecnologico, politico. E che autunno ci attende? Vediamolo insieme in questo articolo che apre la newsletter FIRE di metà settembre.
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Nell’immaginario collettivo, l’arrivo del mese di settembre coincide con la fine dell’estate, con la ripresa delle attività lavorative a pieno regime e con l’inizio di una nuova stagione di impegni. Poco importa se, dal punto di vista meteorologico, l’estate non sembra finita affatto e le temperature non accennano a declinare. Ma che estate è stata quella del 2024 per i temi che FIRE segue e tratta nelle sue attività? E che autunno ci attende?
Ci lasciamo alle spalle una stagione ricca di novità importanti su tutti i fronti: normativo, sociale, climatico, tecnologico, politico. Ripercorrendo il diario di questi mesi, ricordiamo che avevamo aperto il periodo estivo con i dati positivi comunicati da Terna sulla copertura della domanda elettrica da rinnovabili, che a maggio era stata pari al 52,5%, il valore mensile più alto di sempre (nello stesso mese del 2023 era del 42,3%). Merito dei record battuti in primavera dalla produzione idroelettrica in virtù delle abbondanti piogge nelle regioni settentrionali (dove si trovano gli impianti idroelettrici più grandi) ma anche del +36% della produzione fotovoltaica, favorita dall’aumento della capacità in esercizio e dal maggior irraggiamento.
Già a giugno avevamo capito che sarebbe stata una estate caldissima e i dati del Servizio per il Cambiamento Climatico di Copernicus, il programma di osservazione della Terra dell’Unione Europea, lo hanno confermato visto che, a livello globale, luglio 2024 è stato il secondo mese più caldo mai registrato, solo di poco inferiore al luglio 2023 (qui il dettaglio dei dati). Caldo torrido, eventi meteorologici estremi (grandinate, nubifragi e cicloni) e incendi devastanti sono ormai diventati i compagni delle nostre estati, conseguenze dirette che di un cambiamento climatico i cui effetti si mostrano davanti ai nostri occhi in maniera inequivocabile.
Il mese di luglio era iniziato con l’invio a Bruxelles del PNIEC aggiornato; quasi 500 pagine che delineano gli impegni dell’Italia per l’efficienza energetica, la produzione rinnovabile, la decarbonizzazione e il contrasto ai cambiamenti climatici. Un piano contenente obiettivi sfidanti al 2030 e ancor più al 2050, che richiederanno sforzi straordinari per essere raggiunti (ad aprile FIRE ha partecipato all’audizione informale sulla proposta di aggiornamento del PNIEC convocata dalle Commissioni riunite Ambiente, territorio e lavori pubblici e Attività produttive, commercio e turismo della Camera dei Deputati, qui il dettaglio delle proposte). La novità dell’inserimento dello scenario nucleare rispetto alla versione del 2019 va segnalata per dovere di cronaca, senza stuzzicare il dibattito puramente ideologico che questa soluzione abitualmente suscita.
A proposito di piani nazionali, presto dovrebbe arrivarne un altro poiché ad agosto è ufficialmente entrato in vigore il Regolamento UE per il ripristino della natura (Nature Restoration Law) che impone di ripristinare, entro il 2030, il buono stato di salute di almeno il 30% degli habitat che versano in uno stato di conservazione “cattivo” o “inadeguato”, siano essi terrestri, idrici interni, marini e costieri. Una percentuale che salirà al 60% entro il 2040 e al 90% entro il 2050. Ogni Stato membro dovrà presentare alla Commissione europea, entro il 2026, un proprio piano nazionale che indichi anche gli strumenti finanziari a sostegno, e dovrà monitorare e riferire sui progressi.
Realizzare in fretta il piano nazionale e mappare il prima possibile le aree prioritarie di intervento sarà fondamentale anche lato imprese visto che dal 2025 scattano gli obblighi di reportistica sulla biodiversità previsti dalla Corporate Sustainability Reporting Directive per le grandi aziende non quotate (dal 2026 anche per le PMI). Alle imprese sarà chiesto di realizzare azioni di rispristino a compensazione dei propri impatti sugli habitat naturali pertanto è vitale che CSRD e Nature Restoration camminino di pari passo.
Luglio ha anche sancito l’uscita di scena, dopo un quarto di secolo, del Servizio di Maggior Tutela per i clienti domestici non vulnerabili, un passaggio storico che ha coinvolto 4,5 milioni di famiglie. I tentativi fatti da ARERA per spiegare agli utenti i contorni di questo cambiamento con campagne informative specifiche sui mezzi di informazione sono stati positivi ma, per la complessità del tema, in molti non hanno ancora compreso perché dal 1° luglio stanno ricevendo una bolletta diversa e cosa devono fare per scegliere il fornitore più adatto. Si auspica che nel 2025, con l’introduzione del nuovo “scontrino dell’energia” che l’Autorità sta studiando, il mercato luce e gas possa diventare finalmente meno cervellotico e più a misura del cliente finale.
A ridosso di Ferragosto, ha concluso il suo lungo iter normativo il Piano Transizione 5.0 con la pubblicazione del decreto attuativo, l’apertura della piattaforma del GSE e la messa a disposizione della circolare operativa. È quindi iniziata, sotto l’ombrellone, la maratona che porterà le imprese a sfruttare i vantaggi di questo piano di sostegno agli investimenti in digitalizzazione ed efficientamento energetico fino alla fine del 2025, con un occhio di riguardo anche alla formazione del personale specializzato. Il tempo non è molto perciò sarà necessaria la massima collaborazione tra tutti gli attori coinvolti affinché il piano realizzi in pieno i propri obiettivi e non si inceppi per la troppa burocrazia, visti gli oneri documentali piuttosto gravosi cui le imprese dovranno sottostare. D’altronde, favorire il più possibile gli investimenti è la rotta tracciata anche dall’ex premier Mario Draghi suo Rapporto sulla competitività europea nel quale energia e digitalizzazione sono indicati tra i dieci settori industriali strategici per il futuro dell’UE.
Infine, sempre in estate, il Ministero dell’economia e delle finanze, ANAC ed ENEA hanno approvato il contratto tipo di prestazione energetica, in coerenza con il nuovo codice degli appalti e le indicazioni di Eurostat sulla contabilizzazione degli investimenti in EPC. Proprio al tema dei servizi energetici, fra cui gli EPC, e alla misura e verifica dei risparmi energetici sarà dedicata la conferenza di FIRE in programma il 22 ottobre a Bologna. Si tratta solo di uno degli appuntamenti informativi che di qui ai prossimi mesi la Federazione offrirà ai propri associati e stakeholders, fra cui un webinar sul tema della decarbonizzazione (stay tuned!) e la conferenza Enermanagement (Milano, 20 novembre). È stata un’estate ricca di novità, ma si preannuncia un autunno ancor più interessante.











