di Dario Di Santo
Qualenergia ha pubblicato un articolo sulle disposizioni per gli appalti di forniture di qualità per la P.A. messe in consultazione dal Ministero dell’industria (MIMIT) fino al 12 maggio, che contiene le osservazioni di FIRE. Si riporta il commento completo predisposto dall’ing. Di Santo sul tema, che evidenzia “Si tratta di uno dei tanti casi in cui i principi sono senza dubbio condivisibili e validi, ma l’attuazione rischia di essere deficitaria e di mettere in difficoltà le amministrazioni, specie in assenza di misure di accompagnamento adeguate”.
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Le linee guida predisposte dal Mimit contengono una serie di previsioni mirate a garantire la sostenibilità nelle forniture di prodotti per la PA, favorendo nel contempo la manifattura italiana ed europea e la partecipazione delle PMI, anche di prossimità, agli appalti. Ovviamente il punto di partenza sono le attuali normative in tema di codice dei contratti pubblici, sostenibilità ed energia ed i CAM (criteri ambientali minimi) definiti dal Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica.
Le misure previste riguardano anzitutto criteri per favorire la qualità dei prodotti, dalla certificazione ISO 9001 per i fornitori (sistema di qualità aziendale) a quelle di prodotto (e.g. Ecolabel, Made Green in Italy, impronta ambientale). Quindi la spinta alla sostenibilità, sia attraverso la valutazione dell’impatto ambientale dei prodotti – includendo trasporto, produzione di rifiuti, riciclo e ciclo di vita –, sia promuovendo le certificazioni aziendali che producono una maggiore attenzione ai temi della sostenibilità e dell’energia, come ISO 14001, EMAS e ISO 50001. Infine il coinvolgimento delle PMI, in particolare locali, che dovrà essere indicata in un’apposita relazione tecnica dei fornitori (laddove richiesta dalla stazione appaltante) e che sarà favorita dalla richiesta di dividere in lotti gli appalti, salvo casi di motivata impossibilità.
In questo modo si cerca di porre particolare attenzione non solo al prodotto in sé, ma anche alla filiera di produzione e alla riduzione dell’impatto energetico ed ambientale, cercando di sfruttare al meglio le risorse locali.
Non si può che essere d’accordo con le misure previste, tutte mirate a produrre effetti positivi di tipo economico, ambientale e sociale. Le questioni vere stanno nella genericità dei criteri, che lasceranno ampio spazio alle stazioni appaltanti su cosa effettivamente chiedere in fase di gara e come, e nella capacità della PA di riuscire ad effettuare le valutazioni richieste dalle linee guida. Se infatti assegnare un punteggio premiante ai fornitori dotati di certificazioni di qualità, ambientali ed energetiche e ai prodotti certificati (nei settori in cui questo è diffuso) risulta semplice, riuscire a definire in modo efficace i criteri per valorizzare gli aspetti qualitativi e ambientali legati al prodotto è un’altra storia.
Un punto centrale delle linee guida, infatti, è che si richiede alla stazione appaltante di individuare preliminarmente le specifiche esigenze e finalità dell’approvvigionamento di prodotti, effettuando in un secondo momento la valutazione della coerenza e pertinenza dei criteri e dei parametri di misurazione della qualità dei prodotti rispetto alle finalità individuate. In una terza fase, l’amministrazione deve valutare la proporzionalità del tipo o del livello dei singoli criteri e parametri di misurazione della qualità rispetto all’obiettivo, alla tipologia e alle finalità della procedura di affidamento.
Alle stazioni appaltanti si richiede in sostanza di mettere in campo conoscenze e competenze specifiche e non scontate. Per questo potrà essere utile promuovere una formazione adeguata e un’adeguata promozione di casi di successo e buone pratiche. Allo stesso modo non sarà così banale assicurare un effettivo coinvolgimento delle PMI: la divisione in lotti può aiutare, ma molto dipenderà dalla capacità delle amministrazioni di inserire gli adeguati criteri premiali. Interessante a tale proposito la possibilità di introdurre l’obbligo per i fornitori di presentare una relazione tecnica che illustri le misure che si impegna ad attuare ai fini ambientali (e.g. ottimizzazione logistica, circolarità, etc.), nonché per promuovere l’effettiva partecipazione delle micro, piccole e medie imprese di prossimità. In conclusione i criteri indicati saranno comunque in grado di promuovere miglioramenti sia in termini di qualità che di sostenibilità, soprattutto in ragione della possibilità di attuare misure semplici in termini di criteri premiali. Nel tempo è probabile che possano diffondersi buone pratiche capaci di mettere a fatture comune i vari criteri citati nelle linee guida, con effetti potenzialmente molto interessanti. Senza un adeguato supporto non sarà però facile cogliere questi frutti, per cui sarebbe utile prevedere adeguate misure di accompagnamento di tipo informativo, formativo e sistemico, come gli one-stop-shop, in grado di aiutare in particolare le amministrazioni più piccole in questo percorso.
Al di là di quanto indicano le linee guida, ritengo comunque che il tema di disegnare in modo corretto i capitolati di appalto per la fornitura di prodotti e servizi sia fondamentale nell’ottica di ridurre i consumi di energia e le emissioni, nonché di rafforzare l’economia del Paese. È dunque interesse di tutti che le buone pratiche si diffondano e che tutte le amministrazioni riescano a giocare un ruolo positivo in questo ambito.











