Ma l’efficienza energetica interessa?

di Dario Di Santo

Ci sono diversi modi per provare a dare una risposta alla domanda se l’efficienza energetica interessi o meno. Chiederlo in modo diretto rischia di essere poco indicativo: non è difficile trovare soggetti che rispondono affermativamente, ma poi, a un’indagine più approfondita, finiscono per ammettere di avere fatto poco o nulla, così come si possono ottenere riscontri negativi da parte di persone che invece, più o meno consapevolmente, fanno scelte di consumo in cui i consumi energetici hanno un peso. Senza contare poi chi sarebbe interessato ad agire, ma non ne ha i mezzi (spesso per carenza di supporto adeguato, talvolta per mancanza di comprensione di quello che si può fare).

Un’indicazione solida, per quanto non esaustiva, può venirci dalle fiere e dagli eventi di settore.

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Ci sono diversi modi per provare a dare una risposta alla domanda se l’efficienza energetica interessi o meno. Chiederlo in modo diretto rischia di essere poco indicativo: non è difficile trovare soggetti che rispondono affermativamente, ma poi, a un’indagine più approfondita, finiscono per ammettere di avere fatto poco o nulla, così come si possono ottenere riscontri negativi da parte di persone che invece, più o meno consapevolmente, fanno scelte di consumo in cui i consumi energetici hanno un peso. Senza contare poi chi sarebbe interessato ad agire, ma non ne ha i mezzi (spesso per carenza di supporto adeguato, talvolta per mancanza di comprensione di quello che si può fare). Un’indicazione solida, per quanto non esaustiva, può venirci dalle fiere e dagli eventi di settore.

FIRE da questo punto di vista è un interlocutore privilegiato, avendo un numero di stakeholder molto consistente e variegato nel settore business, ossia considerando come target imprese, enti e consulenti attivi nell’energia. L’attenzione alle iniziative informative, di supporto e formative continua a crescere, e questo è un indicatore di interesse verso l’efficienza energetica. Senza dubbio più rilevante, sia per i portatori di interesse coinvolti, sia per l’accesso anche a settori non coperti da FIRE, è il risultato di KEY, l’evento appena concluso che nel tempo si è affermato come la fiera nazionale di riferimento. L’edizione 2025 non solo ha portato ad estendere la manifestazione a tutti i padiglioni (vale la pena di ricordare che pre-pandemia la fiera era organizzata insieme a Ecomondo che si prendeva da sola oltre metà degli spazi), ma ha visto anche una partecipazione estesa e un record di visitatori. Senza dubbio un segnale che sono cresciute insieme domanda e offerta. Dunque, si può affermare che l’efficienza energetica interessi più di prima.

Se analizziamo i dati Odyssee-Mure sulle tendenze energetiche dal 2000 al 2022, d’altronde, vediamo che l’efficienza energetica ha consentito di risparmiare 25 Mtep: una quantità di energia che corrisponde a circa un quarto dei consumi finali e che senza risparmi energetici oggi peserebbe sui consumatori. Questo, considerando i prezzi medi pagati da imprese e famiglie nel 2024, vale circa 40 miliardi di euro non gravanti sulle bollette di famiglie e imprese o, se si preferisce, un 2 miliardi circa di bonus annuo. Con i prezzi in rialzo di inizio anno si va ovviamente su cifre più consistenti.

In altre parole, l’efficienza energetica si fa e ha un peso rilevante sia sui conti pubblici, sia su quelli delle imprese e delle famiglie che ci investono sopra. Basta a dire che interessa? Sì e no, perché i dati mostrati in diversi studi da ENEA, GSE, RSE, università, FIRE e altri soggetti mostrano come il potenziale economicamente conveniente di intervento su diverse soluzioni sia lontano dall’essere perseguito e raggiunto. Il che significa che, purtroppo, numerosi soggetti non investono e rimangono esposti alle fluttuazioni di prezzo, pesando poi sui conti pubblici o andando in difficoltà economica nei momenti di crisi.

La buona notizia è che, se a questo punto prendiamo quanto scritto sopra e mettiamo insieme il risultato dell’attenzione mostrata negli ultimi anni sul tema con i risultati raggiunti, è ragionevole ritenere che ci siano ampi spazi di miglioramento e di crescita per un uso razionale dell’energia. E questo porterebbe diversi benefici: riduzione dell’esposizione di imprese e famiglie ai costi di elettricità e combustibili, del disavanzo dei conti pubblici sull’import/export energetico e delle emissioni climalteranti e nocive, incremento della sicurezza energetica e di investimenti in grado di coinvolgere diverse filiere nazionali, e numerose ricadute positive aggiuntive (dalla sanità alla produttività, dal benessere all’occupazione).

Ci si aspetterebbe dunque un’attenzione dei decisori pubblici mirata a sfruttare tale opportunità. Questo è però l’ambito in cui occorre impegnarsi di più. Dal punto di vista puramente politico, l’efficienza energetica è a parole di interesse per tutti, ma nei programmi dei partiti e nelle iniziative parlamentari si trova solo in tracce. Non a caso su temi come il caro energia prevalgono i provvedimenti mirati all’erogazione di bonus rispetto a quelli sulla riduzione dei consumi, in grado di alleviare strutturalmente il problema (ma necessitanti di visione e proposte con risultati nel breve-medio periodo, non immediati). Si ravvisa inoltre un forte ritardo nell’aggiornamento e potenziamento annunciati da anni di provvedimenti come la revisione di certificati bianchi, conto termico e fondo nazionale per l’efficienza energetica. Sul fronte delle detrazioni fiscali, poi, sono state addirittura equiparate le aliquote fra le ristrutturazioni meritevoli, che includono una riqualificazione energetica e/o sismica, con quelle semplici, alla faccia del buon senso e del principio energy efficiency first.

Visto che comunque c’è da parte di diversi parlamentari dei vari schieramenti la disponibilità a collaborare con gli stakeholder di settore, converrebbe che tutti gli interessati all’efficienza energetica si facessero sentire per portare a casa il massimo risultato nell’interesse di ciascuno e di tutti. L’Europa, del resto, non si risolleverà abbandonando le politiche climatiche, ma rendendole più intelligenti e continuando con decisione sulla strada dell’innovazioni mirata a usare meglio l’energia in tutti i prodotti e servizi messi a disposizione della comunità (interna ed internazionale).

Ah, dimenticavo, usare bene l’energia non vuol dire solo ridurre gli sprechi, adottare tecnologie più performanti e impiegare in modo adeguato cogenerazione e fonti rinnovabili. Ampi spazi di intervento sono legati al ripensamento dei processi produttivi e degli stili di vita, nonché a promuovere fra le imprese manifatturiere e del terziario l’attenzione a incorporare nella proposta di valore dei loro prodotti e servizi l’attenzione all’efficienza energetica e alla sostenibilità. Un prodotto o un servizio progettati male, infatti, consumano ed emettono più del dovuto per anni. Ma visto che abbiamo un’intelligenza naturale e persino una artificiale, pur con tutti i suoi limiti, che possono aiutarci a fare meglio, sarebbe il caso di approfittarne.

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