di Dario Di Santo

Siamo subissati da articoli sul nucleare, tema affascinante ma di cui dubitiamo che vedremo realizzazioni per parecchi anni, mentre la proposta di revisione delle detrazioni fiscali per le riqualificazioni edilizie, che produrrà effetti molto concreti e immediati, è passata sostanzialmente in sordina. Immaginiamo e speriamo che verrà modificata, ma ad oggi dice che le aliquote saranno al 50% per ecobonus, sisma bonus e ristrutturazioni “normali” per un anno (36% per le seconde case), e poi scenderanno al 36% (e al 30% per le seconde case).
Va bene che abbiamo dei chiari vincoli di bilancio e che il Governo si è impegnato su questo fronte, e non serve ricordare lo sfacelo del superbonus, ma l’ecobonus è ed era un’altra storia.
Che fare? Ecco qualche proposta in vista della nuova legge di bilancio.
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Non lo trovate curioso anche voi? Siamo subissati da articoli sul nucleare, tema affascinante ma di cui dubito che vedremo realizzazioni per parecchi anni, mentre la proposta di revisione delle detrazioni fiscali per le riqualificazioni edilizie, che produrrà effetti molto concreti e immediati, è passata sostanzialmente in sordina. Immagino – spero – verrà modificata, ma ad oggi dice che le aliquote saranno al 50% per ecobonus, sisma bonus e ristrutturazioni “normali” per un anno (36% per le seconde case), e poi scenderanno al 36% (e al 30% per le seconde case).
Va bene che abbiamo dei chiari vincoli di bilancio e che il Governo si è impegnato su questo fronte, e non serve ricordare lo sfacelo del superbonus, ma l’ecobonus è ed era un’altra storia. Bene o male i rapporti predisposti da varie fonti pre-pandemia concordavano in un effetto sui conti pubblici sostanzialmente neutro, visto che le uscite erano in sostanza compensate dalle maggiori entrate per il fisco. Dunque perché fare una proposta in cui si mettono sullo stesso piano interventi di qualità, come quelli per la riqualificazione energetica spinta e quelli per l’antisismica, con quelli a basso valore aggiunto, impatto limitato sull’economia e incapacità di rispondere ai reali bisogni di famiglie e imprese in termini di sicurezza, comfort e riduzione dei costi energetici tipici delle ristrutturazioni standard? E perché ignorare quanto indicato nel Piano nazionale integrato energia e clima (PNIEC), pubblicato pochi mesi fa?
La decisione sarebbe più comprensibile se la scelta fosse stata accompagnata da proposte legislative mirate a spostare su altre misure il supporto alla riqualificazione energetica e sismica degli edifici. Ma non sembra essere così, visto che nella consultazione della scorsa primavera sul conto termico non c’è, ahimè, previsione di allargamento al settore residenziale per le ristrutturazioni profonde e l’efficientamento energetico, né la consultazione sui certificati bianchi appena pubblicata riporta novità in tal senso (sebbene curiosamente nel documento strutturale di bilancio sia indicato tale meccanismo come soluzione per questo settore, previsione che sinceramente appare poco in linea con le caratteristiche dello schema).
Quindi non è difficile prevedere che il disegno di legge, se confermato in questa forma, produrrà tre effetti:
- un rallentamento degli interventi di riqualificazione edilizia, colpendo una filiera importante nel nostro Paese;
- un rafforzamento del mercato nero, in contrasto con gli obiettivi di lotta all’evasione sottoscritti dal Governo con l’Europa;
- l’allontanamento della possibilità di raggiungere gli obiettivi comunitari sulla decarbonizzazione.
Penso sarebbe più utile un approccio costruttivo. Se le analisi sui reali effetti dell’ecobonus erano affidabili, ripartirei dall’effetto potenziale del prolungamento di un superbonus/sismabonus al 65%, limitato però alle soluzioni più performanti come capacità di decarbonizzazione. Anzi, si potrebbe valutare l’introduzione di un’aliquota del 75% per le ristrutturazioni che coniughino riqualificazione energetica, sismica e climatica.
Si potrebbe – alternativamente o sinergicamente – immaginare di usare il conto termico per conseguire lo stesso effetto. Si tratta di una scelta che porterebbe evidentemente una serie di vantaggi, come ad esempio:
- la platea dei beneficiari si amplierebbe agli incapienti (mi riferisco ai non evasori e a chi non genera redditi detraibili);
- l’importo dell’incentivo sarebbe certo, e non subordinato al mantenimento della capienza;
- ci sarebbero più controlli sugli interventi;
- si andrebbe naturalmente su una logica di medio periodo, visto che non ci sarebbe da discutere ogni anno nella legge di bilancio delle aliquote;
- sarebbe più facile cedere il beneficio a soggetti terzi come le ESCO, attivando contratti EPC e similari, e quindi riducendo parzialmente la barriera finanziaria oltre a quella economica;
- i costi sarebbero trasferiti dai conti pubblici alle tariffe, con buona pace dei primi.
D’altra parte, è bene non sottovalutare il fatto che spostare sulle tariffe di elettricità e gas i costi della misura non crea grandi problemi finché si ragiona su 1-3 miliardi di euro, come avviene oggi, ma sarebbe più difficile da immaginare sulle scale di costo di un ordine di grandezza superiore necessarie per promuovere efficacemente il settore. Quindi, presumibilmente, la fiscalità generale dovrà comunque dare un contributo.
Ciò premesso, in FIRE riteniamo che una sinergia fra le due misure potrebbe essere utile: ad esempio detrazioni per chi ha la capienza e conto termico per chi non ce l’ha (o anche per chi ce l’ha per interventi che coniughino riqualificazione energetica, sismica e climatica, purché per prime case). Pensiamo inoltre che occorra promuovere la misura dei risultati ottenuti, a maggiore ragione visto che parliamo di progetti onerosi e complessi, e in diversi casi non tradizionali. Ed è essenziale che le misure adottate abbiano un orizzonte di medio periodo, almeno fino al 2030, per consentire uno sviluppo sano e reale della filiera.
Sarebbe infine importante sistemare il Fondo nazionale per l’efficienza energetica, strumento in teoria molto utile per superare la barriera finanziaria di questi interventi. O alternativamente mettere in campo mutui dedicati alle ristrutturazioni. Il problema non è infatti puramente economico: detrazioni e conto termico aiutano a ridurre il costo effettivo dell’intervento, ma l’esborso rimane comunque necessario, che sia al 100% (detrazioni e conto termico beneficiato direttamente) o limitato alla parte non coperta dall’incentivo, addizionato dei margini di impresa (conto termico con anticipo da parte della ESCO o dell’impresa di ristrutturazione). Avere uno strumento che aiuti ad accedere al finanziamento di parte terza è fondamentale per stimolare in modo efficace il settore.
Un approccio simile potrà non essere facile, anche perché le risorse in gioco sono imponenti, ma è un’opportunità importante per l’economia (non solo per il valore generabile nella filiera, ma anche per la riduzione dell’esposizione ai rischi e ai costi legati a terremoti ed eventi estremi) e per le famiglie. Va bene discutere di opzioni per il futuro, ma cerchiamo anche di dare risposte alle esigenze presenti e di trovare risposte, per quanto imperfette e limitate, con politiche adeguate. Penso non manchino persone capaci in grado di trovare le alchimie richieste per conseguire buoni risultati.











