di Jacopo Romiti
La legge di bilancio 2025 (legge 207 del 30 dicembre 2024) ha introdotto sviluppi importanti sui temi di interesse per FIRE. La principale è indubbiamente la rimodulazione delle detrazioni fiscali sulle spese per interventi di recupero del patrimonio edilizio e di riqualificazione energetica degli edifici. Jacopo Romiti, energy efficiency specialist di FIRE, delinea in questo articolo le principali novità in programma per quest’anno (e per i prossimi).
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La legge di bilancio 2025 (legge 207 del 30 dicembre 2024) ha introdotto sviluppi importanti sui temi di interesse per FIRE. La principale novità è indubbiamente la rimodulazione delle detrazioni fiscali sulle spese per interventi di recupero del patrimonio edilizio e di riqualificazione energetica degli edifici. Dal 1° gennaio 2025, l’Ecobonus è limitato al 50% per le spese sostenute nell’anno e relative alla sola abitazione principale. Questa aliquota scenderà ulteriormente nei prossimi anni (nel 2026 sarà il 36%) e sarà fissa, ovvero non varierà a seconda della tipologia di intervento. Per gli immobili diversi dall’abitazione principale, l’aliquota scende da subito al 36%, per poi passare al 30% nel 2026. Si tratta di una riduzione significativa delle aliquote attuali, alla quale viene allineato anche il Sismabonus. Il Superbonus al 65% sopravvive nel 2025 per i soli interventi per i quali, alla data del 15 ottobre 2024, il committente abbia prenotato l’agevolazione.
In collegamento con le ristrutturazioni, viene prorogato anche per quest’anno il “bonus mobili” maturabile con un’aliquota del 50% e senza distinzione fra prime e seconde case per l’acquisto di arredi e grandi elettrodomestici, con requisiti di classe energetica differenziati a seconda della tipologia di apparecchiatura. Inoltre, la manovra 2025 ha sancito la nascita di un nuovo “bonus elettrodomestici” ovvero un contributo straordinario per l’acquisto di elettrodomestici ad elevata efficienza energetica non inferiore alla nuova classe energetica B con contestuale smaltimento dell’elettrodomestico sostituito, di importo massimo pari a 100 euro (200 per i nuclei familiari con Isee inferiore a 25mila euro).
Occorre notare che queste modifiche si sommano alle limitazioni introdotte per la detrazione massima possibile per i redditi sopra i 75.000 euro, per cui le spese detraibili massime, al netto di quelle sanitarie e di alcuni benefici maturati negli anni precedenti, spaziano dai 4.000 ai 14.000 euro a seconda della composizione del nucleo famigliare e del reddito.
Alla luce di queste scelte da parte del legislatore, è probabile che nel 2025 assisteremo ad un rallentamento del processo di efficientamento energetico degli edifici privati e a una contrazione della filiera delle costruzioni, proprio nell’anno in cui dovrebbero essere poste le basi per il raggiungimento degli obiettivi dichiarati nel PNIEC. L’introduzione di un’aliquota unica per tutti i principali bonus edilizi (bonus ristrutturazioni, Ecobonus, Sismabonus) mette inoltre sullo stesso piano le ristrutturazioni canoniche e quelle finalizzate a rendere l’edificio energeticamente più efficiente e strutturalmente più sicuro. Dunque, a meno che non si abbia necessità di accedere a massimali di spesa detraibile più elevati, è presumibile che molti opteranno per l’opzione più semplice, ossia il bonus ristrutturazioni, venendo meno anche il monitoraggio degli interventi di riqualificazione energetica effettuati. Viene quindi meno lo stimolo a mettere mano alla propria casa nell’ottica di tagliare la spesa in bolletta, aumentare il confort termoigrometrico degli ambienti domestici e vivere in case più sicure e solide. La legge di bilancio adotta la filosofia restrittiva che considera i bonus edilizi solo come voci di costo in perdita, non considerando che si tratta più propriamente di supporti agli investimenti che, se pianificati con precisione, rientrano in tempi più o meno accettabili e producono flussi di cassa positivi per chi li realizza oltre che benefici ambientali, di resistenza ai sismi e agli eventi climatici estremi, di costi per la salute e la sicurezza energetica e di incremento delle entrate dello Stato per i benefici economici indotti sulla filiera a livello macro. In sostanza spenderemo male le risorse pubbliche producendo un danno economico alle famiglie, alle imprese e al Paese. Non va mai dimenticato che più del 60% degli edifici nel nostro Paese si colloca nelle classi energetiche peggiori (F e G); chi scrive le norme dovrebbe tenerne conto, visto che ciò si traduce in bollette insostenibili per le famiglie che vivono in questi edifici inefficienti e che devono raffrescarli, riscaldarli e illuminarli.
Un’ulteriore novità significativa riguarda l’esclusione dall’elenco delle spese detraibili nell’ambito di lavori edilizi e di riqualificazione energetica di impianti di climatizzazione invernale con caldaie uniche alimentate a combustibili fossili. In parole povere, le caldaie a gas non riceveranno più alcuna agevolazione, a meno che non siano accoppiate ad una pompa di calore in un sistema ibrido. Si tratta del primo effetto sull’ordinamento italiano della Energy Performance of Buildings Directive (gergalmente nota come “Direttiva Case Green”) entrata in vigore nel 2024. Un primo assaggio di ciò che ci attende di qui ai prossimi anni.
Innovazioni sostanziali si registrano anche per i piani nazionali Transizione 4.0 e 5.0. Per il primo, viene azzerato il credito d’imposta maturabile per gli investimenti in software e viene introdotto per il 2025 un budget massimo di spesa per lo Stato pari a 2,2 miliardi; visto l’andamento del piano, si tratta di un serbatoio destinato a svuotarsi molto rapidamente. Nell’ambito di Transizione 5.0 vengono rimodulati gli scaglioni e introdotte delle semplificazioni nella verifica dei risparmi energetici. Viene inoltre rafforzata la maggiorazione delle aliquote prevista per gli investimenti in beni materiali nuovi finalizzati all’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili destinata all’autoconsumo. Se questa autoproduzione sarà realizzata con moduli fotovoltaici ad alta efficienza, la maggioranza del credito potrà arrivare al 150%. Il credito d’imposta maturato per Transizione 5.0 diventa cumulabile con il bonus ZES Mezzogiorno e con altre agevolazioni europee, a condizione che il sostegno non copra le medesime quote di costo dei singoli investimenti del progetto di innovazione. Le modifiche al piano Transizione 5.0 valorizzano il ruolo delle ESCO, le quali potranno maturare direttamente il credito d’imposta per i progetti di innovazione eseguiti presso l’azienda cliente. Segnali positivi arrivano anche dal fronte rifiuti, con l’eliminazione dell’IVA agevolata per le prestazioni di smaltimento in discarica e l’incenerimento senza recupero efficiente di energia dei rifiuti. Tradotto: scaricare rifiuti in discarica e bruciarli costerà di più poiché si pagherà l’IVA al 22% e non più al 10%.
Nella legge di bilancio 2025, vengono anche delineate le caratteristiche di massima dei piani di investimento pluriennale che i concessionari del servizio di distribuzione dell’energia elettrica dovranno presentare in vista delle gare per il rinnovo delle concessioni della rete di distribuzione elettrica in scadenza nel 2030. Tali piani di investimento dovranno puntare a rendere le reti più capaci di integrare la generazione distribuita da fonti rinnovabili non programmabili e più resistenti agli eventi meteoclimatici estremi. Quello delle gare per il rinnovo delle concessioni elettriche sarà uno dei temi caldi del 2025 che pare destinato ad animare il dibattito politico, come avvenuto lo scorso anno per le concessioni degli impianti idroelettrici.
Per quanto visto, considerando le modifiche apportate ai bonus edilizi e a Transizione 4.0, l’incentivo sul quale il legislatore sembra voler puntare forte è proprio Transizione 5.0, che dalla data del suo rilascio è stato già più volte ritoccato, per cercare di renderlo più agile e appetibile per le imprese; pertanto, nel 2025 ci si attende un’accelerazione decisiva degli investimenti agevolabili con tale meccanismo incentivante. L’azzeramento delle agevolazioni per le caldaie alimentate a gas o da altri combustibili fossili è solo l’inizio di una serie di innovazioni normative importanti legate al recepimento della EPBD che vedranno la luce nel prossimo futuro. Fra queste, il Conto Termico 3.0 di prossima uscita, dal quale saranno escluse le caldaie a gas (anche a condensazione) che invece rientravano nella precedente versione.
Sul ruolo degli incentivi FIRE ha avviato in questi giorni un’indagine veloce per investigare le aspettative dei soci FIRE e degli altri stakeholder di riferimento in relazione agli investimenti futuri in efficienza energetica, cogenerazione e fonti rinnovabili alla luce dell’attuale quadro incentivante. I risultati saranno comunicati ai parlamentari e ai ministeri di riferimento, per stimolare un’evoluzione positiva ed efficace del quadro legislativo. La compilazione dell’indagine richiederà 3-5 minuti. Rispondi alle 10 domande











