Elettrificazione industriale: il punto di vista di ESCO e professionisti

di Jacopo Romiti

Nel 2025, FIRE (con il supporto della European Climate Foundation) ha realizzato uno studio sulla filiera italiana delle tecnologie per l’elettrificazione del calore di processo e per il recupero del calore di scarto in ambito industriale, con l’obiettivo di comprenderne la struttura, le dinamiche di sviluppo e il potenziale contributo alla decarbonizzazione del settore. Il lavoro ha riguardato l’intera catena del valore che va dai produttori di tecnologie e componenti agli installatori, dalle ESCO e società di servizi ai professionisti dell’energia, fino agli utilizzatori finali industriali, mettendo in luce barriere, opportunità, casi di successo e traiettorie evolutive percepite dagli operatori.

Lo studio verrà presentato il 24 febbraio durante il convegno “La decarbonizzazione dell’industria” organizzato da FIRE in collaborazione con GSE (Qui il programma) e  durante il webinar del 25 febbraio “La decarbonizzazione delle imprese attraverso l’elettrificazione” (Qui il programma)

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Attraverso l’analisi effettuata, è stata scattata una fotografia aggiornata e approfondita dello stato dell’arte delle soluzioni elettriche e dei sistemi di recupero termico nei processi industriali, con particolare attenzione alle tecnologie oggi disponibili per il calore a bassa e media temperatura – come pompe di calore industriali, caldaie e resistenze elettriche, sistemi di ricompressione meccanica del vapore, soluzioni di recupero da cascami termici – e alle relative filiere produttive, che in larga misura hanno una base manifatturiera europea e, in diversi segmenti, una presenza rilevante in Italia.

Lo studio FIRE-ECF è stato accompagnato da un’indagine di approfondimento rivolta ad una ampia platea di stakeholders, comprendenti produttori e fornitori di tecnologie, ESCO, professionisti del settore e imprese. La maggior parte dei partecipanti all’indagine, pari al 35% del totale, era composta da professionisti del settore, tra cui energy manager, EGE e liberi professionisti. Seguono i rappresentanti delle ESCO, che costituiscono il 30% del campione. Una quota significativa era rappresentata anche dai produttori di tecnologie (14%) e dai loro fornitori (8%).

Dal punto di vista delle ESCO, le principali barriere all’elettrificazione industriale riguardano gli aspetti economici e tecnologici, ovvero, tempi di ritorno sull’investimento troppo elevati e le complessità nell’integrare le tecnologie nei processi esistenti. Un’ulteriore importante barriera riguarda invece gli aspetti culturali, legati alla diffidenza da parte degli utilizzatori verso le nuove tecnologie e alle resistenze al cambiamento.

Il superamento di tali barriere, secondo le ESCO, è possibile agendo soprattutto sulla messa a punto di tecnologie più performanti e sul rafforzamento dei meccanismi di supporto ad oggi disponibili. Inoltre, vengono ritenute un driver utile al superamento delle barriere alla decarbonizzazione dei consumi termici industriali anche le politiche legate al costo del carbonio. Seguono, per impatto, i meccanismi di supporto al cliente finale, le attività di informazione e disseminazione e il trasferimento tecnologico.

Per quanto riguarda i benefici non energetici, secondo le ESCO, associabili all’implementazione di tecnologie ed interventi di elettrificazione e recupero del calore di processo, l’abbattimento delle emissioni carboniche di sito e la riduzione dell’inquinamento locale sono ritenuti i principali benefici non energetici ottenibili.

Gli spunti pervenuti dai professionisti del settore energetico che hanno partecipato all’indagine (in massima parte energy manager e EGE) confermano quanto rilevato dalle ESCO. Anche gli energy manager, infatti, ritengono che le barriere maggiormente significative che si ergono davanti all’elettrificazione dell’industria siano la scarsa propensione dei clienti al risparmio energetico e all’installazione di strumenti di misura e le complessità nell’integrare nuove tecnologie nei processi esistenti. Risultano inoltre ostacoli rilevanti: gli elevati tempi di ritorno sugli investimenti; le difficoltà di accesso agli incentivi; l’infrastruttura elettrica.

I professionisti del settore dell’energia ritengono che le principali leve di promozione degli investimenti verso la filiera dell’elettrificazione siano le maggiori opportunità di accesso a risorse finanziarie e di capitalizzazione dell’impresa, il miglioramento della convenienza economica delle elettro-tecnologie rispetto a quelle a combustibili fossili e i timori derivanti da eventuali evoluzioni normative che generano un progressivo calo degli investimenti verso la filiera delle tecnologie a combustibili fossili.

Il meccanismo dei certificati bianchi (TEE) viene riconosciuto da tutti gli operatori come uno degli strumenti più efficaci a supporto dell’efficienza energetica. Tuttavia, negli anni passati la fiducia degli operatori nel sistema si era progressivamente ridotta a causa di una gestione ritenuta troppo rigida, che aveva portato incertezza e disincentivato nell’intraprendere una procedura complessa. Nell’ultimo quinquennio la fiducia verso il meccanismo è tornata a crescere, semplificando e rendendo meno rigide le procedure di riconoscimento dei benefici. I partecipanti sono in accordo che per migliorare ulteriormente l’appetibilità del meccanismo sia necessario far leva e potenziare il ruolo di EGE e professionisti del settore, in grado di valorizzare e supportare le imprese nell’accesso al meccanismo. Molto utile anche l’ampliamento delle schede esemplificative per l’accesso ai TEE anche ad interventi industriali innovativi, oggi disponibili in misura limitata ad alcuni interventi.

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