di Giuseppe Tomassetti
Nel 2024 più del 40% dell’elettricità generata in Italia derivava da fonti rinnovabili, sviluppo sostenuto da più di 15 anni da oneri posti sulle tariffe. Questo risultato non si è però ancora riflesso nelle tariffe stesse.
L’analisi a cura del vice presidente FIRE.
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Nel 2024 più del 40% dell’elettricità generata in Italia derivava da fonti rinnovabili, sviluppo sostenuto da più di 15 anni da oneri posti sulle tariffe. Questo risultato non si è però ancora riflesso nelle tariffe stesse.
Il sistema elettrico rifornisce sia circa 20.000 grandi consumatori con elevato fattore di carico per i quali l’elettricità è una materia prima essenziale, sia decine di milioni di consumatori a basso fattore di carico, dove l’elettricità ha rilevanti funzioni di servizio. Il mercato elettrico, quindi, dà molta importanza alla garanzia del servizio inquadrando i fornitori in un meccanismo di borsa a prezzi di offerta crescenti nel quale sia garantita la presenza di impianti capaci di garantire il servizio e di coprire le oscillazioni previste della domanda: saranno questi impianti a determinare il prezzo marginale.
L’Italia ha praticamente chiuso dal 2023 gli impianti di generazione a carbone, incluso quello di Torvaldaliga con ciclo supercritico e carbonile al chiuso, ancora attivi negli altri paesi della UE. Il ruolo di garanzia è così svolto dagli impianti alimentati a metano, generalmente cicli combinati e prevalentemente in cogenerazione, co-recupero di calore. Il mercato del metano ha avuto in questi ultimi anni forte oscillazioni a valle della guerra in Ucraina e della rinuncia al metano russo sostituito in parte da GNL più costoso, oscillazioni che si riversano sulle tariffe elettriche italiane in modi più accentuati che negli altri paesi UE.
In questi mesi invernali il PUN, prezzo unificato nazionale, a breve sostituito da prezzi zonali, varia fra 110 e 170 €/MWh, per il contributo del fotovoltaico i picchi non son più alle 12 e si sono spostati nelle rampe di presa di carico del mattino e del primo pomeriggio. Contemporaneamente vari meccanismi di incentivazione prevedono per
le rinnovabili valori attorno ai 65 €/MWh, formalizzando l’esistenza di due mercati non comunicanti, quello di borsa connesso con il quotidiano e quello delle rinnovabili, anticipazione di un possibile futuro con sovraproduzione di rinnovabili e ampia disponibilità di accumuli giornalieri e anche stagionali.
Nella fase attuale della transizione energetica avviata dalla UE, messa in crisi dalle evoluzioni geopolitiche mondiali, si sta evidenziando la necessità di proteggere, in modo rapido e funzionale, le nostre imprese industriali energivore dal rischio di uscire dal mercato per sovraccosti dell’energia; in questi ultimi mesi c’è un continuo fiorire di proposte tecnico/politiche. Non ci sono proposte di differenti strutturazioni del mercato ma o proposte correttive o proposte di uscita dal mercato con protezione del rischio. La proposta di più semplice formulazione è stata di considerare come sovraprofitti tassabili la differenza fra il PUN e i contributi di acquisto di rinnovabili da parte GSE, tasse da unire ai proventi dell’Emission Trading, per supportare i consumi industriali.
Le proposte più elaborate riguardano il come favorire l’uscita degli energivori dal mercato della borsa, con perdita delle garanzie di fornitura, percorso con molte varianti. Le imprese possono realizzare loro impianti, prevedibilmente FV, sui tetti e spazi delle loro sedi e su spazi circostanti, per autoconsumo; molte lo hanno fatto con successo (ultimo l’aeroporto di Fiumicino) a copertura parziale dei loro consumi.
Le imprese possono poi, senza investimenti, stabilire un contratto di acquisto o PPA (Power Pourchase Agreement) con un produttore di rinnovabili, contratto che per proteggere entrambi deve essere pluriennale (il produttore deve proteggersi dalla prevedibile cannibalizzazione del FV nei week end e d‘estate; il consumatore deve proteggersi dagli imprevisti) con complesso calcolo dei rischi, uno dei fattori che ne hanno limitato finora l’applicazione a circa 1300MW.
Una iniziativa protetta è preposta dal meccanismo Energy Release, con un bando in scadenza a metà febbraio. Le imprese possono prenotare energia dal GSE che ha a disposizione 23TWh a prezzo scontato da acquistare per tre anni, impegnandosi a costruire impianti da rinnovabili di potenza doppia della richiesta, restituendo in 20 anni l’energia consumata, mediante contratti alle differenze.
Il tema è importante e complesso e porterà certamente, negli anni a varie risposte.











