di Andrea Sbicego, energy manager di Valsir

C’è tempo fino al 30 aprile per nominare l’energy manager, figura strategica obbligatoria per imprese ed enti con elevati consumi energetici.
In questo mese pubblicheremo articoli scritti proprio da energy manager: storie vere di interventi, soluzioni e risultati che possono ispirare altre organizzazioni. Racconteremo la transizione energetica attraverso gli occhi di chi la vive sul campo: professionisti e protagonisti di attività che generano risparmi, innovazione e competitività.
Le loro testimonianze mostreranno quanto la nomina non sia solo un obbligo normativo, ma un investimento che porta benefici misurabili.
Iniziamo oggi 1° aprile con l’articolo a firma di Andrea Sbicego, da 15 anni energy manager di Valsir.
Contesto
Riesame della Direzione. Domanda della Direzione: “Abbiamo effettuato l’investimento, ma i risultati sono in linea con quelli attesi?”
Per garantire il pieno successo degli investimenti, è di fondamentale importanza allineare la visione strategica della Direzione con le competenze specialistiche dell’energy management. L’obiettivo che ci siamo posti non è quello che tutti parlino la stessa lingua, “l’Energ-ese”, ma che tutti siano messi nelle condizioni di tradurre i risultati in modo comprensibile ed efficace. Scritto su questo foglio elettronico di carta bianca sembra un processo semplice. Tradotto nel mondo del fare, risulta un po’ più complicato.
Valsir, l’azienda per cui lavoro come energy manager da ormai quasi 15 anni, dal 2016 si è dotata di un sistema di monitoraggio che è stato dapprima implementato nella sede centrale di Vestone in provincia di Brescia e nel corso del tempo è stato esteso a tutti gli altri siti, compresi quelle delle consociate OLI, Marvon e Alba. Ad oggi sono 13 gli stabilimenti produttivi monitorati, ciascuno con la propria analisi energetica ed una serie di modelli di baseline e di indicatori di performance associati agli usi energetici significativi. Nonostante la complessità tecnica nella realizzazione dell’infrastruttura di monitoraggio, che è costituita da più di 600 contatori, 2.000 variabili ed una serie di strumenti di M&V (Misura e Verifica), la vera sfida è stata quella di rendere comprensibili questi strumenti a chi prende le decisioni. Questo processo di crescita reciproca, lento ma duraturo, ha creato un ponte costruito con mattoni fatti di fiducia, un legame essenziale tra l’area dell’Energy Management e quella della Direzione Generale. Il Protocollo Internazionale di Misura e Verifica delle Prestazioni (IPMVP) – si ricorda che per l’Italia il riferimento è FIRE, che si occupa anche della formazione sul tema – non è solo una sigla per gli addetti ai lavori, ma la bussola che guida la valutazione degli investimenti. È l’unica risposta concreta alla domanda cruciale della Direzione: “Abbiamo effettuato l’investimento, ma i risultati sono in linea con quelli attesi?”. Per questo, concetti chiave come l’EnPI (Energy Performance Indicator) confrontato con l’EnB (Energy Baseline) e strumenti visuali come le Carte CUSUM (Cumulative Sum) sono stati introdotti nel 2020 nel riesame della Direzione per la valutazione delle presentazioni energetiche aziendali. L’adozione di questi strumenti non solo a livello di SGE (Sistema di Gestione dell’Energia) hanno permesso di rendere i risultati tangibili e verificabili. Ma, contrariamente a quel che si pensa, “far parlare i dati” è necessario, ma non è sufficiente. Un personaggio autorevole (Lord Kelvin) nato 200 anni fa disse: “Se non lo puoi misurare, non lo puoi migliorare”. Un concetto pienamente condiviso e di estrema attualità, se si pensa a tutti i sensori che in ogni istante monitorano le nostre attività quotidiane. Mi permetto però di aggiungere che, in ambito industriale spesso capita che: “Se non lo sai comunicare, non lo puoi realizzare”. Serve pertanto saper trasferire in modo efficace le informazioni, creando un anello virtuoso e fiduciario che collega l’agire (l’investimento) con il valutare (l’analisi dei risultati) e viceversa. Non è stato semplice avviare un dialogo fatto di consumi normalizzati, di modelli di baseline che dipendono da variabili produttive, di esercizio e climatiche, di carte di controllo CUSUM che grazie alla cumulata degli scostamenti fra consumo reale e atteso misurano il miglioramento della prestazione energetica, economica ed ambientale. C’è voluta pazienza, costanza e perseveranza. Non è stato e non è tuttora un percorso facile, ma è anche l’unico modo che abbiamo per valutare in modo oggettivo la bontà dell’investimento senza essere influenzati da preconcetti, opinioni e falsi miti che in questo mondo interconnesso viaggiano più veloci di “ci al quadrato”.
E così, attraverso questo nuovo “canale di comunicazione”, le risposte alla fatidica domanda che si sono susseguite, sono state e continuano ad essere molteplici. La sostituzione di presse oleodinamiche con presse elettriche, un investimento che Valsir ha avviato nel 2017 e che è ancora in corso, non è stata una scommessa, ma è stato quantificato ad oggi (giugno 2025) in un risparmio cumulato di 3.046.451 kWh, rendendo il beneficio energetico chiaro e misurabile. Il revamping della sala compressori di Marvon, completato nel 2016, ha portato a un miglioramento del 50% della prestazione energetica (EnPI kWh/m3) rispetto al valore di baseline (EnB) ex-ante. L’investimento ha raggiunto i benefici attesi, con un tempo di ritorno al netto delle imposte di appena un anno. Il trituratore da 400 kW utilizzato nello stabilimento di Recycling, dopo un peggioramento delle prestazioni, è stato oggetto di analisi e di continue ottimizzazioni che gli hanno consentito non solo di tornare in controllo, ma anche di migliorare la propria prestazione energetica rispetto alla baseline, generando un risparmio di 320.873 kWh, come confermato dalla carta di controllo CUSUM. Con l’arrivo della CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive), gli strumenti di misura e verifica si sono integrati con nuove metriche, mettendo in evidenza i benefici multipli che gli interventi di efficienza possono generare. Un’opportunità cruciale per l’Energy Management per rafforzare il dialogo con il Top Management: non si parla più solo di risparmio energetico ed economico, ma anche di impatto ambientale e di riduzione delle emissioni di CO2, trasformando l’efficienza in un pilastro strategico della sostenibilità aziendale. Il successo di questo cambiamento è stato adottato come best practice da tutti gli altri stabilimenti di Valsir e a seguire anche dalle altre consociate Marvon, OLI e Alba. La buona pratica, basata su un sistema di monitoraggio avanzato e metodologie scientifiche come l’IPMVP, rappresenta un salto qualitativo nella gestione aziendale. Ma il successo più grande è stato però di natura comunicativa: abbiamo avviato un processo di trasformazione di un linguaggio specialistico come “l’Energ-ese” in uno strumento di dialogo strategico con il Top Management. Il termine “abbiamo” non è un semplice “plurale maiestatis”, ma sta a rappresentare che i grandi risultati non si raggiungono solo se ci sono grandi obiettivi. Serve anche comunicazione fra tutti i diversi membri della stessa squadra, ciascuno con le proprie competenze e le proprie responsabilità. Questa comunicazione efficace ha permesso di superare preconcetti e falsi miti, creando un legame di valore e di credibilità, che ha tradotto la complessità dei dati energetici in decisioni strategiche ancora più consapevoli.











