di Dario Di Santo
La cogenerazione ad alto rendimento è una delle risorse più preziose del sistema energetico italiano, e al tempo stesso una delle più trascurate dal dibattito pubblico. I numeri del rapporto Terna parlano chiaro: nel 2024 il 60% dell’energia prodotta da impianti termoelettrici proveniva da impianti di produzione combinata di calore ed elettricità (91 TWh su 151 TWh), e il 35% di tutta l’energia prodotta in Italia – 264 TWh – veniva dalla cogenerazione, con 44 TWh aggiuntivi di calore utile.
Una soluzione che non può essere ignorata quando si discute di transizione energetica, sicurezza degli approvvigionamenti e competitività industriale, tanto più in un momento in cui è messa in discussione da provvedimenti recenti e, soprattutto, dall’incertezza sulla loro attuazione.


La crisi energetica legata alla chiusura dello stretto di Hormuz – che la IEA definisce peggiore di quelle degli anni Settanta – si protrae e le nubi all’orizzonte si fanno sempre più minacciose. Anche a volere rimanere ottimisti, sperando che un accordo sia trovato al più presto in un mondo che ha sostituito la via del confronto e della diplomazia con quella dello scontro e della protervia, per diversi mesi ci confronteremo con una penuria di combustibili fossili e con prezzi elevati. Il quadro è fosco, ma qualcosa possiamo fare.
I risultati dell’ultima indagine FIRE rivolta agli Esperti in Gestione dell’Energia (EGE) certificati SECEM, presentati nel corso dell’XI Conferenza Nazionale SECEM – svoltasi a Rimini lo scorso aprile e caratterizzata da un’ampia partecipazione – offrono una fotografia aggiornata dell’evoluzione di questa figura professionale nel sistema energetico nazionale.
In questo periodo la Federazione sta portando avanti alcuni studi su tematiche centrali e di rilievo per il settore energetico. in particolare gli studi riguardano: la flessibilità nell’energy management, le politiche di decarbonizzazione nell’industria hard to abate e le connessioni alla rete elettrica. Alcuni risultati già ci sono e sono stati presentati durante la Convention SECEM – svoltasi a Rimini lo scorso aprile – e disponibili nella presentazione
Girando tra le fiere di settore nel marzo scorso, tra varie novità, tre tendenze hanno attirato la mia attenzione. Evoluzioni tecnologiche e di mercato, ma anche possibili segnali di come si stanno evolvendo domanda e offerta degli impianti termici.
Gestire in modo efficiente l’energia all’interno di un’azienda sanitaria pubblica non è soltanto una necessità tecnica: è una responsabilità strategica verso la comunità, l’ambiente e la sostenibilità economica del servizio sanitario. Dal 2013, l’Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza ha intrapreso un percorso strutturato di miglioramento continuo, fondato su una gestione attenta delle infrastrutture, sulla diffusione di buone pratiche e sulla progressiva risoluzione delle criticità impiantistiche. Questo impegno ha permesso di maturare una visione più ampia e ambiziosa. Ce ne parla in questo articolo l’energy manager Eugenio Muto.
L’efficienza energetica non è solo una scelta tecnica, ma una leva strategica che incide sulla competitività e sulla resilienza delle organizzazioni. L’esperienza maturata da FIRE nella gestione delle nomine degli energy manager mostra con chiarezza come un uso più consapevole dell’energia generi benefici concreti e misurabili. Le imprese che investono in tecnologie efficienti, rinnovabili e buona gestione ottengono risultati tangibili, riducendo sprechi e costi. Accanto a questi interventi, anche la revisione dei processi e dei comportamenti può amplificare l’impatto. Dario Di Santo ne parla in questo articolo.








