Nuovo capitolo per le rinnovabili: decreto FER X tra opportunità e riflessioni

Diego Moretti e Dario Di Santo

Il decreto FER X si presenta come una delle novità più importanti ed attese tra la fine di quest’anno e l’inizio del nuovo anno. Si tratta di un provvedimento che rinnova la politica di incentivazione degli impianti a fonti rinnovabili nel segno dei passati decreti FER, ma con una serie di novità che rispondono alle esigenze di un settore sempre più competitivo. È senza dubbio un provvedimento importante ed utile, diamo quindi evidenza degli elementi chiave e di novità. Il nostro intento, però, è anche quello di sottolineare quelli che riteniamo essere utili spunti di riflessione.

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Il decreto FER X si presenta come una delle novità più importanti ed attese tra la fine di quest’anno e l’inizio del nuovo anno. Si tratta di un provvedimento che rinnova la politica di incentivazione degli impianti a fonti rinnovabili nel segno dei passati decreti FER, ma con una serie di novità che rispondono alle esigenze di un settore sempre più competitivo. Con la pubblicazione nello scorso ottobre della nuova bozza, il D.M. è uno strumento strategico atto a supportare la transizione energetica ed il processo di decarbonizzazione attraverso un meccanismo transitorio di supporto per impianti a fonti di energia rinnovabile. È senza dubbio un provvedimento importante ed utile, diamo quindi evidenza degli elementi chiave e di novità. Il nostro intento, però, è anche quello di sottolineare quelli che riteniamo essere utili spunti di riflessione.
La logica di base è incentivare nuova produzione da FER riconoscendo con un contributo prefissato la cessione, per una durata di 20 anni, dell’energia prodotta tramite questi impianti: fotovoltaici, eolici, idroelettrici e per il trattamento dei gas residuati dai processi di depurazione.
A differenza di quanto indicato dalla precedente bozza, l’incentivo previsto dal decreto dovrebbe avere scadenza il 31 dicembre 2025, con una rimodulazione dei contingenti incentivabili. Per quanto riguarda gli impianti di potenza superiore ad 1 MW, si stima una potenza complessiva pari a 14,65 GW, dei quali 10 GW destinati ad impianti fotovoltaici e 4 GW per impianti eolici. Per gli impianti di potenza inferiore o uguale al MW saranno invece incentivabili complessivamente 3 GW.
Ricordiamo che il Decreto FER X dovrebbe introdurre una modalità di accesso al meccanismo che punta a sfruttare e a stimolare la competitività tra gli operatori nell’eventualità di ampio coinvolgimento. È prevista infatti, ad eccezione degli impianti di potenza inferiori al MW per i quali è indicato l’accesso diretto con prezzi prestabiliti dall’ARERA, una procedura pubblica competitiva, quindi un’asta a ribasso dove i proponenti indicano una percentuale di riduzione rispetto ai prezzi di esercizio superiori fissati per ciascuna tipologia di impianto. Per quanto riguarda gli impianti fotovoltaici, ad esempio, nella bozza sono previste tariffe pari a 95 €/MWh per il prezzo di esercizio superiore e 80 €/MWh per il prezzo di esercizio (al netto di correzioni dovute all’area geografica).

Il meccanismo prevede un certo grado di flessibilità, secondo la quale, in funzione della maggiore o minore partecipazione alla procedura d’asta (quindi dei prezzi offerti), il contingente messo a disposizione durante la procedura può subire una variazione pari al 5%, in aumento o riduzione, rispetto a quanto ammesso all’asta.
Un primo aspetto sul quale FIRE ritiene utile riflettere riguarda le tempistiche proposte, visto che l’orizzonte breve per la presentazione delle proposte non facilita certo lo sviluppo della filiera.
Un secondo elemento di novità (in attuazione del D.lgs. 199 del 2021) riguarda l’estensione dell’incentivo ad impianti in configurazione di autoconsumo, comunità energetiche e a quelli realizzati su terreni agricoli. Tuttavia, come risulta facile aspettarsi ed in funzione del contingente incentivabile stimato, è chiaro che la parte più consistente degli impianti che verranno realizzati sono impianti fotovoltaici di potenza superiore ad 1 MW, pertanto, nello specifico, in gran parte impianti a terra. Questa considerazione porta alla necessità di riflettere meglio sulle reali possibilità e sulle eventuali difficoltà cui si potrà incorrere nell’individuare aree idonee alle istallazioni degli impianti a fonti di energia rinnovabili, attività attualmente tornata in seno alle regioni con il D.M. 21 giugno 2024 “Aree idonee”. Tale decreto, che è risultato ulteriormente limitato dall’adozione, nello scorso maggio, del Decreto Legge “Agricoltura”, pone vincoli consistenti alla realizzazione di impianti a terra. Se poi tutte le Regioni seguissero l’esempio della Regione Sardegna diventerebbe tutto molto complicato.
Quello che preoccupa è che la combinazione di tempi stretti, limitazioni nella realizzazione degli impianti a terra e tariffe di base alte potrebbe ridurre l’efficacia del decreto: si rischia infatti di limitare la partecipazione al meccanismo, con la conseguenza negativa di non riuscire ad incentivare la quantità di potenza target e di produrre prezzi più alti rispetto a quelli ottenibili in condizioni di maggior competitività.
In un periodo ricco di divisioni non è facile produrre leggi efficaci, tanto meno quando le decisioni di ripartiscono fra Stato e Regioni. Se i vari attori coinvolti non si convincono che solo dalla collaborazione e dalla messa in discussione di una parte delle loro posizioni può scaturire un quadro normativo produttivo, continueremo però a confrontarci con provvedimenti più costosi del necessario e con risultati inferiori rispetto alle aspettative e agli obiettivi nazionali e comunitari. Visto che ci avviciniamo al Natale, sarebbe forse utile una riflessione di tutte le parti su questo.

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