Mercato dell’energia tra fine tutela, oneri e risparmi: le novità del 2024 per i consumatori

di Jacopo Romiti

L’anno appena iniziato porterà diverse novità nel mercato energetico italiano che, a vario titolo, coinvolgeranno tutti noi consumatori.

Il 2024 sarà ricordato per il definitivo superamento del mercato tutelato e quindi del compimento finale del processo di liberalizzazione, iniziato un quarto di secolo fa. Il 10 gennaio, infatti, è terminata la tutela nel gas mentre per l’energia elettrica la scadenza è stata spostata a luglio. La soppressione delle tariffe tutelate per le forniture di gas naturale arriva in un momento propizio per i consumatori finali: le quotazioni della materia prima sui mercati all’ingrosso, sia in Italia che a livello europeo, sono scese per tutto il mese di dicembre, tornando ai livelli del 2021, poco sopra i 31 €/MWh. Naturalmente si tratta dell’effetto delle temperature miti che hanno caratterizzato l’autunno e l’inizio dell’inverno e che hanno portato ad un calo della domanda, con gli stoccaggi che restano pieni oltre il 90%.

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Se la fine del mercato tutelato comporterà o no un effettivo risparmio sulle bollette dei consumatori domestici dipenderà da numerosi fattori, che non approfondiremo in questa sede. L’esperienza dei gruppi di consumatori che hanno già sperimentato la conclusione del mercato tutelato dell’energia elettrica (le PMI a luglio 2021 e le microimprese ad aprile 2023, mentre la tutela gas per le imprese si chiuse già nel 2012) è stata da questo punto di vista positiva, grazie al meccanismo delle aste per l’aggiudicazione del servizio a tutele graduali che ha garantito l’uscita ordinata dal mercato tutelato di due milioni di clienti a condizioni vantaggiose, con risparmi complessivi stimati a 10 milioni di euro all’anno per le PMI e 61 milioni di euro all’anno per le microimprese (dati ARERA). Ci si augura, dunque, che a lungo termine anche le famiglie potranno beneficiare del mercato libero con risparmi significativi sulla bolletta del gas e della luce, anche se nel 2024 terminerà il regime di sterilizzazione dell’Iva che, per il gas, tornerà all’aliquota consona del 22% e saranno nuovamente applicati gli oneri di sistema.

Per i consumatori, l’anno nuovo è iniziato anche con qualche buona notizia: la prima riguarda la diminuzione del Canone RAI stabilito dalla legge di bilancio, canone che però continuerà a essere pagato nella bolletta elettrica (malgrado le raccomandazioni UE che hanno sollecitato l’Italia a cambiare modalità di riscossione per motivi di trasparenza). La seconda novità è che, in virtù della Delibera ARERA 616/2023/R/eel, dal 1° gennaio i distributori elettrici non potranno più applicare i contributi in quota fissa a copertura degli oneri amministrativi nei casi di voltura, subentro, altre variazioni contrattuali, disattivazione e riattivazione di un punto di prelievo a seguito di morosità o nel caso di utenze stagionali.

Come noto, la fine del mercato tutelato è stata una scelta obbligata da parte del governo italiano, legata al rispetto dei criteri per poter ricevere le rate del PNRR. La decisione ha scatenato una baruffa politica, oscurando così alcuni problemi strutturali mai affrontati del mercato energetico italiano che si trascinano da molti anni e che con la fine della tutela stanno emergendo con maggior forza. Nel mercato luce e gas nazionale operano circa 700 operatori accreditati, un’enormità se si pensa, ad esempio, a quanto accade nel settore della telefonia, dove la concorrenza è fra un numero di soggetti che si contano sulle dita delle mani. Gran parte di questi venditori sono piccoli e particolarmente aggressivi nella caccia ai nuovi clienti; per accaparrarsi nuovi contratti, ora che la fine tutela spingerà milioni di famiglie nelle braccia del mercato libero, potrebbero aumentere le pratiche commerciali scorrette, il telemarketing molesto e gli annunci ingannevoli. Dunque si auspica che l’attenzione degli organi di controllo rimanga alta. Il pericolo maggiore per i consumatori resta la loro scarsa dimestichezza con il funzionamento del mercato dell’energia (se si intervistassero dieci persone fermate a caso per strada, quante saprebbero spiegare la differenza tra venditore e distributore, indicare le voci di costo in bolletta e quali dipendono dai fornitori, o dire con precisione se il loro contratto è nel mercato libero o in quello tutelato?), una lacuna conoscitiva che l’ARERA dovrebbe provare a colmare con campagne informative ad hoc sui media tradizionali e sui social.

Particolarmente esposti ai rischi dell’uscita dalla tutela sono, per definizione, i consumatori “vulnerabili”: over 75, disabili, percettori di bonus per condizioni economiche svantaggiate, possessori di macchine salvavita o utenze situate in strutture abitative di emergenza a seguito di eventi calamitosi o in un’isola minore non interconnessa. Per queste categorie, è stato previsto il mantenimento di prezzi calmierati anche dopo il termine della tutela, ma questo diritto è garantito solo se si è intestatari del contratto. Ciò significa che un nucleo familiare nel quale è presente un figlio disabile o un anziano non autosufficiente (che non è l’intestatario della fornitura) non sarà considerata vulnerabile. Paradossale, poi, l’obbligo per le persone con disabilità che vogliono rientrare tra i vulnerabili di dover comunicare la loro condizioni di vulnerabilità agli esercenti della maggior tutela che attualmente li servono. Senza contare che da nostri mini sondaggi, per quanto non significativi in termini numerici, è emerso che la maggior parte delle famiglie non è a conoscenza di queste possibilità e rischia quindi di essere indotta al passaggio al mercato libero senza sapere le opportunità per loro disponibili.

Riteniamo inoltre che ci sia ancora molto da fare in tema di chiarezza e trasparenza. Il portale offerte di ARERA è un ottimo strumento ed ha fatto grandi passi avanti rispetto agli inizi. I consumatori che volessero scegliere partendo direttamente dalle offerte dei venditori si troverebbero però in seria difficoltà. Troppe sono le voci che compongono la bolletta, poco chiaro quali siano comuni a tutti e quale sia il costo atteso. Da nostri esperimenti condotti a inizio gennaio sul mercato elettrico, ad esempio, è risultato che il costo effettivo collegato alla proposta dei venditori fosse riferito a mesi differenti a seconda del fornitore, passando da ottobre a dicembre, e rendendo dunque impossibile un confronto corretto ai non addetti ai lavori.

Di qui ai prossimi mesi, si auspica dunque che l’Autorità voglia introdurre i necessari correttivi per sanare quelle che, allo stato attuale, appaiono come storture del processo di superamento della tutela, il quale deve avvenire con la massima trasparenza per evitare di minare irreversibilmente la fiducia dei consumatori.

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