L’energia nella Legge di Bilancio 2024

di Jacopo Romiti

Il 30 dicembre scorso la Legge di Bilancio 2024 è stata approvata definitivamente dalla Camera dei deputati. Cosa prevede per l’energia?
Intanto, la Manovra ha introdotto la tassazione dei contratti di diritto di superficie di durata ventennale; questi contratti sono quelli tipicamente usati nel settore delle rinnovabili per affittare le aree destinate ad accogliere impianti fotovoltaici o turbine eoliche. E poi? Vediamolo insieme in questo articolo, a firma di Jacopo Romiti, che apre la prima newsletter FIRE dell’anno.

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Il 30 dicembre scorso la Legge di Bilancio 2024 è stata approvata definitivamente dalla Camera dei deputati. La manovra da quasi 24 miliardi di euro prevede nuove spese per lo Stato destinate a finanziare prevalentemente la decontribuzione (cuneo fiscale), gli aumenti alle forze dell’ordine e la riforma dell’Irpef. Come di consueto, gli impatti sui fronti energia e ambiente non sono trascurabili, soprattutto per quanto riguarda i bonus e la tassazione.

La Manovra 2024 stanzia circa 200 milioni di euro per il riconoscimento, nel primo trimestre dell’anno, di un contributo straordinario ai clienti domestici titolari di bonus sociale elettrico. Confermato il taglio del bonus sociale elettrico che, fino al 2023, poteva essere richiesto dai nuclei familiari con Isee fino a 15mila euro (o 30mila euro in presenza di almeno quattro figli a carico). Dal 1° gennaio 2024, il tradizionale bonus bollette ordinario è tornato ad a essere valido solo per chi ha un Isee fino a 9.530 euro (che diventano 20mila euro in presenza di almeno quattro figli a carico). La bolletta elettrica sarà comunque un po’ più leggera grazie alla diminuzione del canone televisivo da 90 a 70 euro prevista dall’articolo 1, comma 19: il problema, semmai, è proprio la permanenza del canone in bolletta, malgrado le raccomandazioni UE che hanno più volte sollecitato l’Italia a cambiare modalità di riscossione per motivi di trasparenza della fattura energetica.

Rimane in manovra il Superbonus edilizio che nel 2024 scende al 70% e solo a beneficio dei condomini (dunque stop ai lavori per le villette). L’ormai ex bonus 110% calerà al 65% nel 2025. Nel 2024, l’ecobonus per i condomini prevede uno sgravio del 70% e riguarda una spesa massima di 40mila euro per l’isolamento termico delle parti comuni. Confermato invece l’ecobonus al 50% per le spese fino a 60mila euro per la sostituzione di serramenti e infissi, schermature solari o caldaie a biomassa.

La proroga del 110% per poter ultimare i lavori nei condomini, di cui si era discusso prima del licenziamento della Manovra, alla fine non è stata prevista, pertanto, tali cantieri incompleti saranno destinati a beneficiare della nuova aliquota diminuita. L’ultimo report mensile di Enea sui dati di utilizzo del Superbonus 110% certifica che, a livello nazionale, il 15% dei lavori nei condomini è ancora da realizzare, per un valore economico di poco meno di 10 miliardi di euro ma la percentuale di lavori condominiali incompleti è più alta in alcune regioni (Campania e Liguria oltre il 22%). La sforbiciata alle agevolazioni rischia di mettere in crisi i cantieri non terminati poiché i committenti potrebbero decidere di non ultimare le opere visto che, nei casi in cui il cliente ha scelto lo sconto in fattura, sarebbero loro a dover garantire la quota lasciata scoperta dal taglio allo sconto fiscale. In assenza di correttivi da parte del Governo, il rischio che il tutto si traduca in un’ondata di ricorsi e contenzioni civili con annesso blocco dei cantieri è elevato.

La Legge di Bilancio ha introdotto la tassazione dei contratti di diritto di superficie di durata ventennale; questi contratti sono quelli tipicamente usati nel settore delle rinnovabili per affittare le aree destinate ad accogliere impianti fotovoltaici o turbine eoliche. Fino ad oggi, l’affitto di queste aree era classificato come compravendita di un patrimonio e quindi esente da tassazione. La Manovra prevede invece che il canone dei diritti di superficie percepito dal proprietario dell’area venga considerato come reddito e quindi soggetto a tassazione. I proprietari delle superfici, vedendosi ridurre i ricavi derivanti dal contratto del diritto di superficie su cui i produttori realizzano gli impianti, pretenderanno dai produttori stessi un maggior riconoscimento economico, scoraggiando l’installazione di nuovi impianti. Tale provvedimento rischia di intralciare la diffusione delle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER), anche per i progetti il cui iter autorizzativo è in corso o addirittura già concluso se il contratto di affitto della superficie non è stato firmato prima della fine del 2023. Di fatto, si tratta di una misura che potrebbe mettere in pericolo la sostenibilità degli investimenti e sembra confliggere con gli sforzi in atto per supportare lo sviluppo delle CER sul territorio.

L’approvazione a dicembre (attesa dal 2015) del Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici da parte del MASE aveva suscitato la speranza che, in Legge di Bilancio, sarebbero state inserite alcune risorse per finanziare le azioni previste dal piano e in assenza delle quali il piano rischia di rimanere lettera morta; speranze disattese dal Governo che nella Manovra ha diretto l’attenzione su altro. L’unico piccolo passo mosso in questa direzione consiste nell’introduzione dell’obbligo di stipulare polizze assicurative contro gli eventi estremi (sismi, alluvioni, frane, inondazioni ed esondazioni) per tutte le imprese con sede legale in Italia. Obbligare le imprese ad assicurarsi contro le conseguenze del cambiamento climatico non si può considerare un’azione di adattamento ma costituisce una tutela anche per coloro che non hanno ancora compreso che il clima che cambia non è una favola ma una concreta minaccia per il proprio business.

Sicuramente positivo l’incremento della dotazione del Fondo per la crescita sostenibile di 110 milioni di euro per il 2024 e di 220 milioni di euro per il 2025. Il Fondo finanzia progetti di ricerca, sviluppo e innovazione per la transizione ecologica e circolare negli ambiti del Green New Deal italiano e prevede la concessione di contributi a sostegno delle attività di ricerca industriale, sviluppo sperimentale e di industrializzazione dei risultati della ricerca e sviluppo (per le PMI). Slitta ancora, al 1° luglio, l’entrata in vigore della cosiddetta Plastic Tax, l’imposta dal valore fisso di 0,45 euro che produttori, importatori e consumatori dovrebbero pagare per ogni chilogrammo di materia plastica contenuta nei manufatti in plastica con singolo impiego. L’imposta era stata prevista dal legislatore ormai quattro anni fa per incentivare imprese e famiglie all’uso di imballaggi riciclabili, con conseguente abbattimento delle emissioni carboniche, ma non è mai entrata in vigore.

In conclusione, la graduale uscita dalla fase emergenziale che ha caratterizzato il mercato dell’energia negli ultimi due anni consentirà allo Stato di sostenere una spesa primaria per la protezione dell’ambiente e l’uso e gestione delle risorse naturali più che dimezzata rispetto allo scorso anno (8,4 miliardi nel 2024 contro i 20,8 miliardi del 2023). Come si evince dal documento “Le spese ambientali del bilancio dello Stato e gli obiettivi di sviluppo sostenibile” pubblicato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze lo scorso novembre, tale risparmio è da imputare interamente alla fine delle misure straordinarie adottate nel 2022 e nel 2023 per contenere gli effetti degli aumenti dei prezzi nel settore elettrico e del gas naturale (taglio dell’Iva e sospensione degli oneri di sistema). Nell’anno che si è aperto con i prezzi del gas e dell’energia elettrica in discesa e lo Stato che stacca la spina delle misure emergenziali, a pagare il prezzo più alto potrebbero essere comunque i consumatori con le loro bollette, anche per effetto della fine del mercato tutelato.

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