intervista a Dario Di Santo e Daniele Forni
Tra i cosiddetti green jobs è da poco nata la figura dell’utility manager, che secondo la norma UNI 11782:2020 “collabora con altri professionisti del settore limitandosi allo svolgimento dei compiti di sua pertinenza e, nello specifico, collabora con gli esperti in gestione dell’energia (energy manager) di cui alla UNI CEI 11339:2009 …”.
Quale sarebbe dunque il ruolo di questa figura rispetto all’energy manager e all’EGE?Ma la domanda forse che ci si pone per prima è: per un energy manager può essere utile certificarsi come utility manager? Intanto, evidenziamo che la strada naturale per l’energy manager è la certificazione EGE, certificazione che del resto è stata sviluppata partendo proprio dalle attività dell’energy manager. E poi? Vediamolo insieme in questa intervista.
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La norma UNI 11782:2020 definisce la figura dell’utility manager quale consulente esterno o professionista esterno che aiuta imprese e cittadini a trovare la migliore soluzione contrattuale per l’energia. È una figura che si sovrappone in qualche modo all’energy manager?
Risponde Dario Di Santo, direttore FIRE
Conviene ricordare che l’energy manager in Italia coincide con il responsabile per la conservazione e l’uso razionale dell’energia nominato annualmente ai sensi dell’art. 19 della legge 10/1991, ossia la figura che si occupa della gestione dell’energia all’interno delle organizzazioni. Si tratta di attività a largo spettro che spaziano dalla contabilità energetica all’individuazione degli interventi per migliorare l’uso dell’energia, passando per la produzione e gli approvvigionamenti energetici.
L’esperto in gestione dell’energia (EGE) è un soggetto certificato secondo la UNI CEl 11339, che può applicarsi sia agli energy manager, sia ad altri esperti che operano in questo settore come consulenti o nell’ambito di Esco ed altre imprese attive nell’offerta di prodotti e servizi energetici.
Circa tre quarti degli energy manager nominati come consulenti esterni sono certificati EGE (dati dal Rapporto sugli energy manager in Italia 2024). Fra gli interni la certificazione è invece meno diffusa, sia per mancanza di obblighi, sia per la specificità delle attività aziendali. In linea di principio un energy manager dovrebbe avere le competenze dell’EGE o essere un dirigente capace di avvalersi in modo efficace di collaboratori interni o esterni con tali competenze.
Per l’utility manager, la stessa norma UNI 11782:2020 che lo definisce, specifica che “si limita alle aree di sua competenza … e all’esercizio delle attività specifiche corrispondenti …” e che “collabora con altri professionisti del settore limitandosi allo svolgimento dei compiti di sua pertinenza e, nello specifico, collabora con gli esperti in gestione dell’energia (Energy Manager) di cui alla UNI CEI 11339:2009 …”.
La Norma tecnica sugli EGE, nel percorso di certificazione, richiede la conoscenza –oltre a vari temi trasversali nel settore energetico: dai sistemi di gestione dell’energia alle principali tecnologie e conoscenza delle fonti rinnovabili, dalle valutazioni economiche e tecniche dei progetti alla contrattualistica per la fornitura di beni e servizi, dalla diagnosi energetiche alla decarbonizzazione, e così via – “del mercato dell’energia elettrica e del gas, di altri combustibili, dei carburanti e del teleriscaldamento e teleraffrescamento: funzionamento dei mercati e attori coinvolti, tipologia delle offerte di fornitura, forme contrattuali, tariffe, prezzi, relativa fiscalità e loro strutturazione.” (punto 5.2.K06 della UNI CEI 11339:2023).
È dunque chiaro che dove c’è un EGE, l’attività dell’utility manager per la parte energetica risulta già coperta. Inoltre, l’azione dell’EGE non si limita all’ottimizzazione dei contratti, ma può proporre, grazie alle conoscenze e abilità in ambito energetico precedentemente citate, azioni di riduzione dei consumi e delle emissioni con ulteriore riduzione dei costi.
Ciò non toglie che ci possano essere spazi di collaborazione e che l’utility manager possa comunque operare sulle altre utility o nelle realtà in cui non operano energy manager ed EGE.
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C’è il rischio di un eccesso di diversificazione delle figure professionali, ad esempio se facciamo riferimento alla nomina interna o alla consulenza da esterno per la Pubblica Amministrazione?
Risponde Daniele Forni, responsabile tecnico di FIRE
La figura dell’EGE risponde ad un’ampia indagine di campo condotta fra 2006 e 2008 fra tutti i portatori di interesse in Italia (PA, imprese, energy manager, etc.) nell’ambito del progetto e-Quem, partecipato da ENEA, FIRE, Isnova, Confindustria Piemonte, Provincia di Chieti e IAL Piemonte. All’indagine è seguita la redazione della norma UNI CEI 11339, che ha dimostrato negli anni di avere correttamente risposto alle esigenze del mercato, tant’è che oggi ci sono quasi 3.500 certificazioni EGE, anche in ambiti non coperti da obblighi di legge (e.g. gli energy manager certificati).
È evidente che l’introduzione di figure professionali che toccano ambiti già coperti può causare confusione tra i professionisti e i clienti, senza dimenticare che dietro ogni certificazione ci sono dei costi da sostenere per l’ottenimento e il mantenimento della stessa. Può comunque avere senso laddove porta un beneficio sistemico. Pensiamo che alla fine sia il mercato a definire il successo e l’opportunità di una norma attraverso la crescita delle certificazioni.
La PA purtroppo nomina meno energy manager di quanto dovrebbe, a prescindere che sia una nomina interna o esterna, di una figura certificata o meno. Ne approfittiamo dunque per ricordare l’opportunità della nomina entro il 30 aprile di ogni anno: i costi di un energy manager sono ripagati dai benefici che porta.
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In Parlamento esiste un progetto di legge per istituzionalizzare questa professione con un registro presso il Mise. Per un energy manager può essere utile certificarsi come “utility manager” in modo da ampliare la sua offerta di competenze sul mercato?
Risponde Daniele Forni, responsabile tecnico di FIRE
La strada naturale per l’energy manager è la certificazione EGE, certificazione che del resto è stata sviluppata partendo proprio dalle attività dell’energy manager. E le statistiche mostrano che gli energy manager hanno scelto questa strada. In generale anche tanti altri professionisti del settore dell’energia hanno scelto l’EGE, in ragione delle richieste del mercato (e.g. ricerche di imprese e bandi di enti) e degli obblighi di legge (e.g. diagnosi energetiche e certificati bianchi).
Vale infine la pena di ricordare che l’associazione degli EGE, AssoEGE, è iscritta nell’elenco del Ministero dello Sviluppo Economico ai sensi della Legge 4 del 2013 che disciplina le professioni non regolamentate, a tutela dei consumatori, promuovendo la conoscibilità e garantendo la trasparenza del mercato dei servizi professionali.











