di Dario Di Santo

La figura dell’energy manager è fondamentale per supportare le imprese nell’attuare politiche di riduzione dei consumi energetici – e dunque dei costi – e nel tenere conto in modo efficiente dell’energia in tutte le fasi della produzione o della gestione degli edifici.
A breve – il 30 aprile p.v. – i soggetti sottoposti all’obbligo in quanto presentano consumi annui superiori alle soglie indicate dalla legge 10/1991 devono nominare l’energy manager. Segnaliamo questo articolo a firma di Dario Di Santo per ricordare alcuni punti sulla nomina e su questa figura.
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La figura dell’energy manager nel nostro Paese è collegata alla legge 9 gennaio 1991 n. 10 (art. 19), che ne introduce l’obbligo di nomina per le realtà industriali caratterizzate da consumi superiori ai 10.000 tep/anno e per le realtà del settore civile, terziario e trasporti che presentino una soglia di consumo superiore a 1.000 tep/anno. La nomina di legge è annuale e va inviata entro il 30 aprile alla FIRE – Federazione italiana per l’uso razionale dell’energia – che gestisce per conto del Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica le nomine degli energy manager ai sensi della legge 10/1991, ne promuove il ruolo e pubblica annualmente l’elenco degli energy manager nominati.
Gli energy manager nominati possono essere dipendenti (opzioni di gran lunga più comune per le grandi imprese) o consulenti esterni (opzione più comune per soggetti di media e piccola dimensione, dove è più difficile trovare in organico persone con le competenze richieste). Nel primo caso è preferibile che venga nominato un dirigente, in modo che abbia la possibilità di incidere efficacemente, fin dalle fasi di formazione delle decisioni, sulle scelte aziendali. È ovviamente preferibile che la persona individuata sia competente nelle materie energetiche, idealmente un esperto in gestione dell’energia (EGE), ma spesso le figure dirigenziali non possiedono i requisiti operativi per certificarsi in accordo alla norma UNI CEI 11339. Al diminuire della dimensione aziendale l’energy manager tende a configurarsi di più come un quadro o un tecnico, attivo come unico referente dell’organizzazione sui temi dell’efficienza energetica. Nel caso di nomine esterne è senza dubbio opportuno che si opti per un EGE certificato.
Gli energy manager nominati hanno la possibilità di beneficiare dell’appartenenza al network della FIRE, che invia loro una newsletter quindicinale e la versione informatica della rivista trimestrale Gestione Energia, offre visibilità attraverso interviste e interventi convegnistici, coinvolge gli energy manager in indagini e studi poi condivisi con essi e organizza convegni e attività formative sui principali temi di loro interesse.
Il numero di energy manager nominati è andato crescendo negli anni, con una parentesi nel periodo pandemico, come mostra la figura seguente. Vale la pena di notare che l’energia gestita dalle organizzazioni dotate di un energy manager vale 84 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio, ossia una quantità molto rilevante che dimostra l’importante impatto che queste figure possono avere nella riduzione dei consumi finali di energia in linea con gli obiettivi comunitari.

Un terzo circa delle nomine riguarda soggetti non obbligati, in quanto sotto la soglia dei consumi di legge. Ciò conferma che l’energy manager è un ruolo che ha senso anche al di fuori del contesto delineato dalla legge 10/1991. In particolare, l’energy manager può rivelarsi utile in tutte le imprese e gli enti che presentino un elevato impatto del costo dell’energia sui costi di produzione di beni e servizi.
Passando alle caratteristiche e al ruolo dell’energy manager, va detto che si tratta di un profilo di alto livello, con competenze manageriali, tecniche, economico-finanziarie, legislative e di comunicazione che supporta i decisori aziendali nelle politiche e nelle azioni collegate all’energia. L’evoluzione del mercato e della normativa hanno portato negli ultimi anni all’accostamento di temi quali la riduzione delle emissioni climalteranti, la sostenibilità e la digitalizzazione ai tradizionali argomenti energetici (lato riduzione e flessibilità della domanda e produzione dell’energia). La figura dell’energy manager è fondamentale per supportare le imprese nell’attuare politiche di riduzione dei consumi energetici – e dunque dei costi – e nel tenere conto in modo efficiente dell’energia in tutte le fasi della produzione o della gestione degli edifici.
Relativamente ai compiti affidati dalla legge all’energy manager, questo è quanto prescrive l’art. 19 della legge 10/1991 al comma 3: “I responsabili per la conservazione e l’uso razionale dell’energia individuano le azioni, gli interventi, le procedure e quanto altro necessario per promuovere l’uso razionale dell’energia, assicurano la predisposizione di bilanci energetici In funzione anche dei parametri economici e degli usi energetici finali, predispongono i dati energetici di cui al comma 2 [ossia i dati comunicati all’atto della nomina]”.
Più in generale, l’energy manager, come suggerisce il termine, ha il compito di gestire ciò che riguarda l’energia all’interno di un’azienda o di un edificio, verificando i consumi, ottimizzandoli e promuovendo interventi mirati all’efficienza energetica e all’uso di fonti rinnovabili. Questo si traduce in un inquadramento e in ruolo differenti, a seconda delle caratteristiche della struttura considerata.
L’energy manager, dunque, verifica i consumi, attraverso audit ad hoc o, se disponibili – ed è un aspetto fondamentale per una gestione efficace non solo dell’energia, ma del core business di un’impresa – tramite i report prodotti da sistemi di telegestione, telecontrollo e automazione. Si preoccupa quindi di ottimizzare i consumi attraverso la corretta regolazione degli impianti e il loro utilizzo appropriato dal punto di vista energetico, di promuovere comportamenti da parte dei dipendenti e/o degli occupanti della struttura energeticamente consapevoli e di proporre investimenti migliorativi, possibilmente in grado di migliorare i processi produttivi o le performance dei servizi collegati.
Un’altra funzione che spesso riguarda l’energy manager è quella degli acquisti di energia elettrica e altri vettori energetici. Chiaramente in questo caso si tratta di ridurre i costi di acquisto, eventualmente promuovendo la corretta gestione dei carichi elettrici in modo da evitare punte di potenza che comportino costi maggiori. L’evoluzione del mercato elettrico sta inoltre aprendo nuove opportunità legate al campo delle microreti (e.g. comunità energetiche rinnovabili e comunità energetiche dei cittadini) e del demand response. In futuro l’energy manager dovrà gestire sempre più in modo integrato l’uso razionale dell’energia nelle sue componenti dell’efficientamento degli usi finali, della generazione in loco (rinnovabile e/o cogenerativa) e dell’acquisto da rete anche di elettricità verde tramite PPA (Power Purchase Agreement, accordi di acquisto da terzi dell’energia prodotta da un singolo impianto).
Fra le opzioni meno diffuse, ma utili, vi è la possibilità di collaborare con l’ufficio acquisti per promuovere procedure che promuovano i cosiddetti acquisti verdi (green procurement) e l’acquisto di macchinari caratterizzati da bassi consumi energetici e dunque bassi costi di gestione (life cycle cost analysis – LCCA).
Fra le maggiori difficoltà incontrate dall’energy manager nello svolgimento delle sue funzioni si possono citare:
- la necessità di confrontarsi spesso con persone non tecniche – sia sul fronte dei decisori aziendali, sia su quello dei colleghi preposti ad altre mansioni –, che richiede la capacità di esporre in termini semplici i concetti tecnici;
- l’esigenza di dover dialogare con altre funzioni aziendali e di comprendere il punto di vista di profili differenti, in quanto l’energia è di per sé un tema orizzontale, che coinvolge chi acquista elettricità e altri combustibili, ma anche macchinari e dispositivi, chi si occupa della manutenzione dei sistemi, chi progetta gli edifici e gli impianti, chi scrive le specifiche delle gare, gli uffici legali, e così via.
Per essere affrontati in modo vincente il primo punto richiede soprattutto qualità personali e lo sviluppo di capacità comunicative e negoziali adeguate, il secondo il coinvolgimento e l’impegno dei vertici aziendali, che devono creare le condizioni affinché l’energy manager possa operare al meglio e trovi la necessaria collaborazione.
Fatte le somme, l’energy manager ideale è una figura che deve avere solide basi di energetica, valutazione degli investimenti e legislazione e mercati, unite possibilmente a doti comunicative; un mix non banale e conseguibile solo nel tempo, attraverso l’esperienza e un aggiornamento continuo.
Di seguito si riportano sinteticamente le tipiche azioni svolte da un energy manager nel corso delle sue attività:
- presa di contatto con l’organizzazione e individuazione delle figure di riferimento per lo svolgimento delle proprie attività (decisori, ufficio acquisti, tecnici esperti in gestione dell’energia, manutentori, responsabili di linee di processo, funzioni amministrative e contabili, funzioni finanziarie, etc.);
- raccolta delle bollette energetiche, valutazione dei consumi mensili e annuali, verifica; Individuazione delle curve di carico giornaliere elettriche e termiche;
- verifica dei contratti esistenti collegati ai servizi energetici (sia per assicurarsi delle prestazioni erogate, sia per pianificare in modo opportuno le proposte di investimento);
- creazione di un database delle aree di consumo, con dettagli maggiori per quelle più significative (caratteristiche, potenze impegnate e di targa, energia/ore di funzionamento, data di installazione, etc.);
- individuazione di un set di indicatori di prestazioni energetiche per confrontare i consumi fra le diverse sedi e con la letteratura;
- realizzazione di diagnosi energetiche e di studi di fattibilità (in prima persona o con l’ausilio di soggetti terzi);
- proposte di intervento e studi di fattibilità (monitoraggio, riduzione sprechi, programmi di sensibilizzazione ai dipendenti, investimenti in efficienza e rinnovabili);
- monitoraggio della normativa e accesso agli incentivi;
- verifica dei risultati conseguiti e programmi di comunicazione degli stessi;
- proposizione di qualità energetica nella fase decisionale della realizzazione di nuovi investimenti.
Queste attività si possono integrare con quelle previste all’interno di un sistema di gestione dell’energia ISO 50001. In tale contesto l’energy manager si può configurare come responsabile del gruppo di gestione dell’energia (o come gruppo stesso, nel caso sia costituito da un’unica persona). Un sistema di gestione dell’energia consente all’energy manager di dispiegare al massimo le proprie potenzialità, in quanto la sua azione viene ad inquadrarsi in una politica aziendale chiara, con obiettivi e target specifici e definiti, e con un piano di azione dettagliato e che assicura la collaborazione delle diverse funzioni aziendali (aspetto fondamentale per un tema trasversale quale quello energetico). L’obbligo introdotto dalla direttiva 1791/2023 per tutte le imprese oltre i 2.030 tep di consumi annui di certificarsi ISO 50001 entro il 2027 rappresenta dunque una grande opportunità di crescita per gli energy manager e per una gestione migliorata dell’energia nel nostro Paese. Meglio cominciare a pensarci per tempo.











