Essere energy manager: uno stile di vita, non solo un obbligo di legge.

di Massimo Mazza, energy manager del  Comune di Bari

Essere energy manager non è un ruolo  legato alla nomina ufficiale da parte del datore di lavoro o al soddisfacimento di obblighi di legge, per quanto per me rappresenti anche una personale soddisfazione morale. Essere un energy manager è uno stile di vita, un’impronta costante al rispetto della collettività, un approccio metodico al miglioramento delle competenze professionali“.  Si chiude così il racconto dell’Energy Manager del comune di Bari. L’ing. Mazza evidenzia, gli interventi realizzati, le scelte prese e le soddisfazioni raggiunte, sottolineando un concetto importante: ognuno in questa transizione energetica deve fare la sua parte, soprattutto chi ha la preparazione giusta per farlo.

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Energia, un termine vasto come il mare, che sottende all’immensità del nostro universo dal microscopico al macroscopico, onnipresente nella nostra vita, dall’abbronzatura estiva alla bolletta che paghiamo a fine mese. In gioventù, quando ti districhi ancora nei meandri degli studi universitari, non hai perfetta coscienza di ciò che sarai o farai nella tua vita lavorativa. I primi quindici anni di carriera li spendi ad attestare ai datori di lavoro le tue qualità umane, tecniche e professionali approfondendo di volta in volta gli ambiti che ti vengono assegnati. Poi a quarant’anni ti volti un attimo a riflettere sul tuo percorso di vita e scopri che le tue scelte, apparentemente casuali e dettate da treni passeggeri, sono perfettamente allineate su un’unica strada, come tanti piccoli tasselli che concorrono alla formazione di un’unica figura interdisciplinare, quella dell’energy manager (EM).

Centinaia di ore trascorse nelle centrali termiche e tecnologiche degli ospedali di mezza Italia per i rilievi e le stesure degli schemi a fluido, altrettante passate a redigerne i progetti di riqualificazione energetica e le offerte tecniche dei global service manutentivi, il passaggio al mondo manifatturiero presso un costruttore di macchine per il condizionamento (guarda caso…), prima per due anni nel ruolo di capo progetto a Ricerca e Sviluppo di una linea di produzione residenziale di unità polifunzionali aria/acqua e acqua/acqua (presentata a MCE 2008), poi per un triennio nel ruolo di responsabile post vendita Italia ed estero a risolvere i problemi che inevitabilmente il comparto vendite si trascina forzando i tempi dell’industrializzazione dei prodotti: una vita estenuante trascorsa a privilegiare la risoluzione dei problemi di altri piuttosto che quelli della tua vita. Scegli, forse incautamente nei confronti della tua famiglia, di rinunciare volontariamente a quelle garanzie che un contratto a tempo indeterminato può apparentemente darti, optando per la libera professione, conscio delle tue capacità professionali e della voglia costante di rimetterti in gioco. Un giorno poi, con la testa ormai orientata alla sopravvivenza individuale e familiare, partecipi ad un concorso pubblico, cercano un funzionario specialista tecnico industriale e pensi: “ma io vengo da quel mondo lì, ne saprò qualcosa”. Lo superi quel concorso e, dopo aver trascorso metà della vita a recitare che il destino non esiste e che le nostre vite sono determinate da scelte individuali, così non è, la nostra vita sembra già scritta nelle stelle: la Fortuna, nella sua accezione latina, mi ricompensa del sacrificio pregresso per un mondo privatistico, mi regala la possibilità di mettere a frutto le competenze maturate, le mie esperienze a servizio della collettività ed in particolare quella della mia città. Poi la quiescenza del mio maestro di vita, predecessore nel ruolo di EM, e la mia attuale nomina.

Inizia così il mio percorso all’interno dell’Amministrazione Comunale. Se da un lato vivo quotidianamente l’apparente incompatibilità di ruolo tra quello di EM e quello di funzionario tecnico nella progettazione, gestione delle manutenzioni ordinarie, non programmate a chiamata e straordinarie, per contro, posso vedere immediatamente i riflessi delle mie scelte e dei miei suggerimenti all’amministrazione come EM nell’esecuzione dei relativi lavori con un beneficio immediato sul parco immobiliare. La capacità maturata precedentemente di gestione massiva del dato, ora di costi e consumi, si rende particolarmente utile nella fase di raccolta dati con migliaia di utenze elettriche (immobili, pubblica illuminazione, semafori, videosorveglianza, ecc.), centinaia di utenze gas (e qualcuna ancora a gasolio in aree vincolate) e, con un approccio puramente personale, anche delle utenze idriche: è pur vero che l’acqua potabile è vista in chiave sociale come un bene primario più che un vettore energetico ma una perdita su una tubazione di riscaldamento con il gruppo di riempimento sempre in moto piuttosto che un impianto di irrigazione perennemente acceso o un rubinetto che gocciola rappresentano un costo per la collettività.

Se il riordino gestionale dei dati, il riallineamento tra utenze e ubicazione delle stesse, l’analisi dello stato di fatto, in un continuo divenire dettato dalla dinamicità della vita cittadina, rappresenta la base di partenza per la pianificazione strategica e l’approccio metodico alla realizzazione dei futuri interventi, non è da trascurare una parte importante del lavoro dell’EM: la sensibilizzazione dell’utenza e la diffusione delle best practices, specialmente in un contesto notoriamente caratterizzato da un passato di sperperi da sempre spalmato nel calderone dei costi amministrativi di gestione di una pubblica amministrazione. Sfruttare l’illuminazione naturale, favorire il freecooling, aprendo una finestra quando la temperatura esterna corrisponde a quella di benessere termoigrometrico interno, piuttosto che sensibilizzare i colleghi tecnici comunali all’uso di tecnologie passive senza ricorrere a implementazioni impiantistiche (che si traducono in un consumo elettrico e in futuri costi manutentivi) o assisterli nelle scelte da approfondire nelle nuove costruzioni o in invasive riqualificazioni edili, sono fattori da non trascurare nel piano complessivo di riduzione dei consumi.

In quest’ottica di tecnologie passive, dopo aver organizzato un corso di formazione sulle pellicole solari e vernici termoriflettenti, ho avuto modo di vederne e seguirne l’applicazione su una struttura mercatale con facciata vetrata esposta al sole e lucernari nei corridoi, praticamente una camera a gas per utenti ed esercenti. E’ ovvio che la mia considerazione precipua sia stata quella di evitare di andare a climatizzare una struttura sempre aperta con consumi elevati per l’alimentazione delle macchine frigorifere quando posso ridurre le rientrate estive con l’applicazione di pellicole solari sulla facciata e vernice termo riflettente sui lucernari; se a questi interventi passivi vengono associati l’installazione di moduli fotovoltaici sulla copertura piana, pannelli solari termici in corrispondenza dei servizi igienici, un impianto di raccolta acque meteoriche a servizio delle cassette di scarico dei bagni e il relamping dell’illuminazione interna, aldilà di quelli che saranno i risultati numerici che otterrò a valle di un anno di monitoraggio dopo i lavori, ho la certezza che l’obiettivo globale prefissato di efficientamento sarà raggiunto.

Stesso approccio per tutte le riqualificazioni energetiche dell’Amministrazione dove l’utilizzo del rinnovabile, solare termico e fotovoltaico in primis, ma anche la sostituzione di impianti a energia fossile con altri in pompa di calore, concorrono alla riduzione complessiva dei consumi.

Posso dire però, dopo anni di impegno in tal senso, che tale riduzione è compensata dall’incremento dei servizi: se in una scuola, anni or sono e con condizioni climatiche esterne più favorevoli, era sufficiente preoccuparsi del riscaldamento invernale, con il mutare delle condizioni climatiche e il raggiungimento di temperature esterne critiche, al fine di garantire il mantenimento delle condizioni di benessere nei mesi estivi, non è possibile non pensare alla realizzazione di un impianto di climatizzazione a servizio che naturalmente si tradurrà in un incremento dei costi elettrici; così come in un impianto sportivo con lampade di vecchia generazione l’impianto di illuminazione esterna non veniva mai acceso perché energivoro, a valle di interventi di relamping la nuova configurazione dell’illuminazione a LED stuzzica il gestore ad utilizzare maggiormente quell’impianto con una riduzione di consumi reale minore rispetto alla medesima valutazione a parità di ore di funzionamento. Difficile, pertanto, parlare di riduzione dei consumi, più corretto parlare di efficientamento preoccupandosi di selezionare soluzioni e tecnologie a basso futuro costo manutentivo ma tecnologicamente all’avanguardia.

Mi permetto di concludere questa personale disamina con una breve riflessione: essere energy manager non è un ruolo  legato alla nomina ufficiale da parte del datore di lavoro o al soddisfacimento di obblighi di legge, per quanto per me rappresenti anche una personale soddisfazione morale. Essere un energy manager è uno stile di vita, un’impronta costante al rispetto della collettività, un approccio metodico al miglioramento delle competenze professionali.

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