Energy manager, conto alla rovescia verso il 30 aprile

di Micaela Ancora

Manca meno di un mese e mezzo (30 aprile 2026) alla prossima scadenza dell’obbligo di nomina dell’energy manager (EM), abbiamo quindi ritenuto opportuno ricordare alle aziende ed agli enti quanto sia importante scegliere il professionista giusto da impiegare nella gestione di progetti di efficienza energetica e sostenibilità (e non solo).

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Oggi tra gli energy manager italiani c’è una grande varietà sia per ciò che riguarda il percorso di studi (spiccano i percorsi di tipo ingegneristico ma non mancano EM provenienti altre facoltà) sia in termini di attività svolte: ci sono energy manager più focalizzati sulle attività di gestione degli impianti, altri più sull’approvvigionamento e generazione di energia, ecc.

Ma partiamo da ciò che sta accadendo oggi per capire perché è importante nominare.

Quello che stiamo attraversando è un periodo storico di cambiamento e di incertezze legate a diverse variabili, tra cui spicca quella delle guerre in corso. Parole come decarbonizzazione, transizione energetica, clima, sono entrate già da un po’ nelle strategie aziendali (non in tutte, ma in una buona percentuale) influenzandone le scelte e aprendo le strade a soluzioni nuove. Non dimentichiamo poi che siamo nell’era dell’intelligenza artificiale. Per percorrere al meglio queste strade si ha bisogno di gente qualificata e capace di intervenire nel modo giusto. Si ha bisogno proprio di energy manager, che nelle grandi organizzazioni è opportuno che sia un dirigente, cioè un soggetto in grado di incidere effettivamente sulle scelte aziendali e di influenzarne le decisioni. Un ruolo adeguato, si trasforma in una testimonianza di quanto l’organizzazione abbia compreso l’importanza di questa figura. Lo scenario ottimale si raggiunge quando l’impresa adotta un Sistema di Gestione dell’Energia ISO 50001: in questo caso è presente tutto ciò che serve a far lavorare al meglio l’energy manager (target, controlli, obiettivi, ecc).

Negli anni il numero di energy manager in Italia è cresciuto. L’ultimo rapporto FIRE 2025 evidenzia che nel 2024 le nomine pervenute nei tempi previsti dalla legge sono state 2.571. Di queste, 1.752 sono relative ad energy manager primari nominati da soggetti obbligati e 819 da soggetti non obbligati. La tabella qui sotto consente di raffrontare la distribuzione delle nomine rispetto agli anni precedenti.

Eppure, in questo contesto di crescita rimane una costante negativa: la PA continua a mostrare tassi di inosservanza elevati dell’obbligo di nomina, limitando così la spinta del settore pubblico verso la transizione energetica. La causa risiede principalmente nel poco interesse: non c’è una ragione procedurale, operativa o pratica che possa giustificare questi dati nella PA rispetto a un’impresa privata di grandi dimensioni. Lo dimostra il fatto che nella branca della PA più energivora, quella della sanità, la situazione è diversa, con un tasso di nomine superiore.

Volendo dare qualche informazione sulla formazione e sulle certificazioni, l’energy manager può evolvere in Esperto in Gestione dell’Energia (EGE). Parliamo di ruolo per l’energy manager e di qualifica professionale per l’EGE. Un energy manager può essere o meno un EGE (che a sua volta può essere un libero professionista, un titolare o dipendente di società di servizi energetici o dipendente di un’organizzazione qualsiasi). Quindi, in un’azienda possono esserci entrambe i soggetti o può esserci l’energy manager che è certificato EGE. In realtà la certificazione EGE è molto utile, non solo per gli energy manager ma per tutti i professionisti che lavorano nel settore energetico. Come Federazione, contribuiamo alla formazione di tali figure professionali (vai al catalogo corsi) e alla certificazione degli Esperti in Gestione dell’Energia (informazioni su www.secem.eu).

 

Ricordiamo l’obbligo di legge e come si nomina l’energy manager.

La legge 10 del 1991 ha introdotto l’obbligo per le imprese a forte consumo di energia di nominare annualmente un responsabile per la conservazione e l’uso razionale dell’energia, usualmente denominato energy manager. Le soglie oltre le quali diventa obbligatoria la nomina, espresse in tonnellate equivalenti di petrolio (tep) sono 10.000 tep per le imprese ricadenti nel settore industriale e 1.000 tep per gli altri settori. Coloro i quali non ricadono nell’obbligo di legge hanno comunque la possibilità di nominare la figura in maniera volontaria (negli ultimi anni si riscontra una tendenza in aumento).

Tra i compiti dell’energy manager rientra la verifica dei consumi energetici e la relativa ottimizzazione attraverso buone pratiche gestionali e la proposta di interventi di efficientamento energetico e utilizzo di fonti rinnovabili. A monte di ciò, un altro dei compiti che spesso vengono assegnati all’energy manager è l’approvvigionamento dei vettori energetici, cercando di ottimizzarne i costi di acquisto attraverso una corretta gestione degli usi, oltreché un’adeguata contrattazione e scelta dei mix di fornitura (soprattutto nel campo dell’energia elettrica).

La nomina va inviata entro il 30 aprile alla FIRE che gestisce istituzionalmente le nomine degli energy manager in base a un accordo con il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, pubblica annualmente l’elenco dei soggetti nominati e ne promuove il ruolo. La Federazione sostiene lo sviluppo del ruolo mediante indagini, guide e azioni rivolte a decisori pubblici. Annualmente viene pubblicato un rapporto che contiene le principali statistiche sulle nomine dell’anno precedente e i risultati di un’indagine rivolta agli energy manager su temi di attualità. Accanto a ciò, vengono sviluppate diverse tipologie di attività formative sui temi di interesse, tra cui un corso di formazione e aggiornamento (Fondamenti di Energy management – FEM) per garantire una preparazione adeguata alle novità tecniche e normative del settore.

 

Per maggiori informazioni sulla nomina dell’energy manager si rimanda al sito dedicato:

 

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