Diagnosi energetica: ecco come si effettua e quali benefici può portare

di Livio De Chicchis, Daniele Forni, Jacopo Romiti

In questo articolo pubblicato su Ingenio.it vengono spiegati i passaggi necessari per effettuare una diagnosi energetica, dai contatti preliminari, all’analisi dei dati con lo sviluppo del modello, fino ai benefici non strettamente legati al miglioramento dell’efficienza energetica, come la riduzione di costi per l’approvvigionamento, che si traduce in maggiore competitività per l’impresa.

 

 

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La direttiva 2012/27/UE definisce la diagnosi energetica (o “audit energetico”) come procedura sistematica finalizzata a ottenere un’adeguata conoscenza del profilo di consumo energetico di un edificio o gruppo di edifici, di una attività o impianto industriale o commerciale o di servizi pubblici o privati, a individuare e quantificare le opportunità di risparmio energetico sotto il profilo costi-benefici e a riferire in merito ai risultati.

L’Allegato 2 della direttiva definisce i criteri minimi della diagnosi di qualità, la quale deve fare riferimento a dati aggiornati, misurati e tracciabili, comprendere l’esame del profilo di consumo, basarsi sull’analisi LCCA e sul principio della rappresentatività e presentare calcoli dettagliati per le misure proposte.

La norma tecnica europea di riferimento per le diagnosi energetiche è la UNI CEI EN 16247 divisa in cinque parti (requisiti generali, edifici, processi, trasporto, competenze auditor). Le prime quattro parti sono state aggiornate nel 2022 con l’inserimento del piano di misura e dei metodi di campionamento fra le attività costituenti il processo di diagnosi.

Di grande utilità pratica sono le linee guida nazionali per le diagnosi degli edifici e dei processi (UNI TR 11775:2020 e UNI TR 11824:2021) alla cui stesura ha collaborato anche FIRE.

Gli obiettivi della diagnosi sono efficientare, abbattere i costi e migliorare la sostenibilità ambientale attuando azioni di miglioramento di diverso tipo, procedendo per fasi successive che vengono riassunte nel seguito.

Contatti preliminari

Prima della sottoscrizione del contratto tra auditor e committente, occorre concordare il confine del sistema da analizzare e gli scopi da raggiungere oltre che il grado di accuratezza desiderato, i tempi di completamento e le risorse da coinvolgere.

Incontro e sopralluogo

Dopo la fase preliminare in cui si condividono le regole d’ingaggio inizia la raccolta dati, che tipicamente incomincia prima a distanza (posizione geografica, dati climatici, planimetria, fatture energetiche e dati orari, dati dei principali impianti presenti, dei processi e/o servizi, etc.) e continua durante il sopralluogo in sito, accompagnati dai referenti aziendali. Nel settore civile, l’attenzione si concentra sull’edificio-impianto e sugli aspetti relativi alla climatizzazione, alla produzione di ACS e all’illuminazione e dei fattori che ne influenzano il consumo. L’attestato di prestazione energetica dell’edificio (APE) non è una diagnosi energetica in quanto l’APE valuta l’edificio rispetto a un profilo di utilizzo definito, mentre la diagnosi si basa sui dati reali di consumo. Una diagnosi energetica di un edificio richiede la valutazione dell’APE sia nella situazione attuale che in scenari che descrivano la realizzazione di diversi interventi tra quelli evidenziati dalla diagnosi.

Analisi dei dati e sviluppo del modello energetico

In accordo con quanto prescritto dalle citate norme tecniche europee e linee guida nazionali, alla raccolta dei dati fa seguito la loro analisi che consiste nella costruzione di un modello energetico e nella determinazione degli indicatori di prestazione energetica (Energy Performance Indicator, EnPI), operando per aree di utenza omogenee. Per costruire il modello occorre disporre di almeno un valore misurato del consumo (per ciascun vettore che si vuole modellizzare) pertanto non si può prescindere dalla conoscenza almeno dei valori di fornitura del vettore (desumibili dalla lettura dei contatori e/o dalle fatture), dalle misure delle eventuali autoproduzioni interne (cogeneratore, fotovoltaico, ecc.) e dall’eventuale cessione di quanto non autoconsumato.

Le linee guida per la modellizzazione raccomandano una suddivisione in attività di processo (consumi strettamente correlati al processo produttivo), servizi ausiliari e accessori (attività a supporto del processo come la centrale frigorifera) e servizi generali (attività connesse al processo come l’illuminazione).

Occorre redigere l’elenco dei processi produttivi, dei vettori energetici e degli usi costruendo un inventario energetico, includendo per ogni vettore il numero di apparecchiature, le potenze installate e la destinazione d’uso. Ciascun processo viene schematizzato, cercando di ricostruire il flusso di ciascun vettore e mettendo in evidenza caratteristiche e posizione dei misuratori utilizzati. Per la costruzione del modello occorre conoscere le reali condizioni di esercizio per ciascun vettore e utenza dell’inventario tra cui le ore di funzionamento, i fattori di carico e di contemporaneità.

L’obiettivo è quantificare l’energia consumata da ciascun uso e calcolare la quota percentuale rispetto al totale dei consumi. Se il modello risulterà opportunamente validato, sarà possibile usarlo per ottenere una proiezione attendibile del nuovo regime di consumi. Se i dati per la modellizzazione non sono noti, l’auditor dovrà impostare una campagna di misurazione. In alternativa, costruirà il modello con i dati di fornitura e opportune stime. Il modello costruito viene validato facendolo convergere sui valori reali disponibili (es. il consumo elettrico annuale) e per portarlo a convergenza l’auditor procederà iterativamente operando sulle variabili indipendenti (es. le ore di funzionamento).

Individuazione delle opportunità di miglioramento

Le opportunità individuate devono essere coerenti con ambito e confini della diagnosi concordati con il committente e vanno elencate esplicitando l’elenco degli EnPI interessati, i vincoli, le eventuali sinergie e l’ideale successione di realizzazione degli stessi.

A seconda del contesto, le opportunità di miglioramento individuabili possono riguardare la sostituzione di vettore (es. sostituzione caldaia a gas con pompa di calore elettrica), la modalità di generazione/conversione dell’energia (impianto fotovoltaico, cogeneratore), le reti di distribuzione (riduzione perdite), l’utilizzo dell’energia (recupero di calore), la sostituzione degli utilizzatori con altri più efficienti, la manutenzione e operatività (migliorare l’efficienza e ridurre i fermi).

Per ogni opportunità, deve essere svolta un’analisi costi/benefici la quale, riferendosi alla vita economica dell’intervento, fornisca gli elementi utili per decidere la priorità di attuazione. Nell’analisi vanno considerati la disponibilità tecnologica, lo spazio, le esigenze manutentive, l’impatto sulla sicurezza e la valutazione economico/finanziaria; quest’ultima consiste in un confronto fra i costi generati da progettazione, realizzazione, esercizio e dismissione e i benefici.

L’analisi costi/benefici permette di classificare gli interventi partendo da quelli “zero capital” (impatto quasi nullo sugli investimenti) passando a quelli “low capital” (investimento minimo) fino a quelli “capital intensive”.

Occorre valutare gli oneri finanziari, il flusso di cassa annuale e il flusso di cassa attualizzato facendo ricorso ad indicatori quali il tempo di ritorno semplice, il tempo di ritorno attualizzato, il VAN, il tasso interno di rendimento e l’indice di profitto. Per poter comparare differenti soluzioni, è preferibile riportare tutti gli investimenti all’anno zero e valutare risparmi economici e ricavi a partire dal primo anno fino al termine della vita utile, sia con che senza benefici/incentivi. Tutte le elaborazioni effettuate confluiranno nel rapporto di diagnosi, la cui lunghezza e livello di dettaglio possono variare a seconda del tipo di impianto/sito e degli accordi con il committente.

Incontro finale

La diagnosi non si conclude con la consegna del rapporto. Il lavoro svolto va anche presentato al committente, così da chiarire approcci, assunzioni, opportunità individuate, benefici derivanti dalla realizzazione, etc. In questo modo si aumenta la possibilità che le opportunità individuate vengano realizzate e che il rapporto con il committente prosegua nel supporto per la realizzazione degli interventi e per l’implementazione del piano di monitoraggio per la valutazione della loro efficacia e dei benefici energetici e non energetici realmente conseguiti nel tempo.

Benefici non energetici

La diagnosi energetica non migliora solo l’efficienza nell’uso dell’energia, ma può essere il volano per l’ottenimento di una serie di benefici non energetici, legati in primis alla conoscenza dei propri processi. Il primo beneficio ottenibile dallo svolgimento di una diagnosi e dall’implementazione degli interventi da essa individuati è la riduzione dei costi per l’approvvigionamento, la manutenzione e le imposte che si traduce in maggiore competitività per l’impresa che la consegue, ma può portare anche, a seconda dei casi, a migliorare le procedure produttive, le condizioni di lavoro e ad alzare il livello qualitativo dei prodotti.

Effettuare una diagnosi e realizzare gli interventi significa anche ridurre i rischi di incorrere in impedimenti normativi (es. limiti più stringenti per le emissioni) e aumentare la sicurezza dell’azienda e la sua indipendenza rispetto alle forniture energetiche. Inoltre, la diagnosi può aprire l’accesso a incentivi (es. titoli di efficienza energetica) e aumentare la proposta di valore dell’azienda che potrà presentare prodotti e servizi a minor impatto ambientale intercettando nuove fette di mercato e migliorando l’immagine aziendale.

Per l’ottenimento di questi benefici risulta comunque indispensabile una corretta comunicazione tra le diverse funzioni coinvolte e un forte impegno da parte della direzione. Includere un’analisi multi-beneficio, o quantomeno effettuare delle valutazioni sui benefici non energetici degli interventi proposti in diagnosi permette di avere una visione olistica che, oltre a migliorare gli indicatori economici degli interventi stessi (o, nel caso opposto di ricadute negative, operare in ottica di de-risking sin dalla fase di pianificazione), fornisce una leva in più per la loro realizzazione.

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