Continua il confronto sulle tariffe elettriche e la gestione del transitorio

di Giuseppe Tomassetti

La fornitura dell’elettricità ha regole tese a garantire la continuità del servizio e che ci sia un’offerta abbondante.

La continuità del servizio è garantita da un prezzo che copra i costi degli impianti capaci di intervenire in ogni momento a copertura dalla domanda, attualmente questa garanzia è data dagli impianti alimentati a metano fornito da una rete che col suo volume e coi serbatoi integrati garantisce la fornitura al mercato; in questo mese mediamente il prezzo è fra 100 e 150 €/MWh, perché a causa dell’aggressione all’Ucraina abbiamo rinunciato al metano dalla Russia e lo abbiamo sostituito anche con metano liquefatto più costoso.

________________________________________________________________________________________

Tutta l’energia immessa in rete viene venduta allo stesso prezzo finale, creando così la garanzia di un’offerta abbondate; gli operatori sono così invitati ad investire nelle fonti rinnovabili elettriche, valutate nelle aste di incentivazione attorno ai 70 €/MWh, ma poi, una volta offerte in borsa, cedute ai consumatori al prezzo della generazione da metano. Ci sono state proposte di tassare fortemente queste differenze di costo, considerandoli come profitti portati dal vento, ma si deve ricordare che l’obbiettivo è decarbonizzare la nostra energia e che grazie ai nuovi impianti l’elettricità da fonti rinnovabili, in continua crescita, arriverà a superare lo domanda e il prezzo di borsa crollerà, per certi periodi, al costo delle rinnovabili. Questa autocannibalizzazione era già evidente l’anno scorso nei fine settimana estivi, giorni di minore domanda, si è già evidenziato quest’anno nella prima domenica soleggiata e ventosa assieme, del 16 marzo 25 quando il PUN si è quasi azzerato per 4-5 ore, vedi figura di Staffetta Quotidiana.

Fonte: Staffetta Quotidiana.it

In Spagna, sia pure con un contesto molto diverso da quello italiano, le fonti rinnovabili hanno raggiunto il 60% della generazione e condizionano al ribasso le tariffe.

Nella prossima fase di sviluppo verso la decarbonizzazione gli accumuli, sia presso i produttori da fonti rinnovabili che presso i consumatori, giocheranno un forte ruolo. Dall’entità delle capacità e dalle modalità della loro gestione dipenderà nei prossimi anni se lo sviluppo del fotovoltaico (possibilmente ad inseguimento) permetterà una evoluzione positiva del mercato elettrico, almeno nei mesi da aprile a settembre.

Per i mesi invernali bisognerà aspettare l’eolico in mare, i combustibili derivati dall’idrogeno e quel che sarà del nucleare.

Nel frattempo, come alternativa i grandi consumatori possono ridurre i costi, per almeno parte dei loro consumi elettrici, con scelte fuori della borsa elettrica nazionale:

  • acquistare direttamente elettricità rinnovabile da un produttore con un accordo di fornitura pluriennale, un PPA o Power Purchase Agreement;
  • entrare nel programma triennale “Energy Release” di energia rinnovabile svincolata dal GSE, impegnandosi a restituirla in 12 anni;
  • realizzare impianti a fonti rinnovabili on-site.

Ma perché mai un produttore vorrebbe vendere direttamente ad un consumatore, rinunciando al prezzo che otterrebbe dalla borsa, presumibilmente più alto anche in futuro? Perché attraverso un contratto pluriennale, con regole definite, pensa di essere sicuro di vendere tranquillamente la sua produzione e di non essere convolto con la sovraproduzione estiva e la caduta, a certe ore, delle tariffe pubbliche. Naturalmente si tratta di un contratto di acquisto fra privati, pensato per proteggere sia l’acquirente dagli effettivi prezzi alti di oggi, sia il venditore dai temuti prezzi bassi futuri. Un bel confronto di clausole, timori, aspettative – a cui si sono sovrapposti gli annunci di decreti “in concorrenza”, come il FER X, che hanno frenato gli sviluppi in essere nel lungo periodo di incubazione prima della pubblicazione – per cui non c’è da meravigliarsi che a fine 2024 risultavano conclusi accordi per solo 1,3 GW. Ci sono comunque notizie di nuovi accordi e di iniziative per coinvolgere il GSE nelle garanzie.

Un recente comunicato del tavolo della domanda della Confindustria chiede che i PPA considerino solo il costo degli impianti e non le tariffe attuali; un contratto equilibrato che riesca a suddividere sia i benefici che i rischi fra i due partner dovrebbe poter essere raggiunto.

Aggiungi ai preferiti : permalink.

I commenti sono chiusi.