Alcune riflessioni sulla “G” e parte della “E” DI ESG

di Angelo Artale, Direttore Generale FINCO

Nei prossimi anni, ma già ora, saranno numerosissimi gli affari e le transazioni che avranno in qualche modo a che fare con i criteri di sostenibilità intesi in senso ampio; ed è una realtà con cui statisticamente una PMI su due a breve dovrà in qualche misura confrontarsi con richieste in questo senso da parte di istituti di credito, fornitori, clienti. Sebbene le PMI non siano al momento strettamente vincolate da questo aspetto, lo saranno per via interposta nell’ambito delle loro rispettive filiere e della catena del valore.

Ma come potrebbe essere definito il criterio ESG? Vediamolo in questo articolo.

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Durante il Convegno del 23 novembre scorso organizzato da Finco con il supporto di Intesa San Paolo presso l’auditorium dell’Inail, si è cercato di affrontare l’argomento della sostenibilità a 360°, come potrebbe essere definito il criterio ESG, anche da alcuni punti di vista forse meno trattati.

In primo luogo, gli aspetti economico – finanziari che sono basilari per la comprensione dell’importanza presente e sempre più “pressante”, sia consentito il gioco di parole, della metrica ESG.

Sono oltre 7000 i Fondi nel nostro pianeta che si rifanno a tale metrica ed indirizzano, o almeno dicono di indirizzare, i loro principali investimenti verso iniziative connotate dal rispetto di tali compatibilità ed impegni.

Il più grande di essi – Black Rock con sede a New York – dispone di un patrimonio valutabile, per quanto cangiante in relazione alle mutevoli quotazioni azionarie delle aziende possedute o partecipate, in circa 8000 miliardi di euro, cioè a dire, per avere un ordine di grandezza, un valore pari ai Pil di Germania, Francia ed Italia messe insieme.

Abbiamo dunque inteso trattare il tema da un punto di vista tecnico, senza schieramenti di parte o fondamentalismi che possono portare ad una percezione sbagliata del fenomeno ed anche ad una minore incisività nel doveroso ruolo di sensibilizzazione che, come Federazione industriale, dobbiamo svolgere verso i nostri associati.

Vi sono certo anche dei problemi,  non è tutto oro quello che luccica …: solo per rimanere a Black Rock , è recente la notizia che  il Fondo pensione di insegnanti e dipendenti comunali della città di New York è stato oggetto di attenzione da parte di tali dipendenti poiché investiva, su input dell’ex sindaco Di Blasio  in quello che  il Wall Street Journal ha chiamato “socialismo climatico”, solo in aziende green i cui ritorni tuttavia non erano sufficienti a remunerare il fondo in maniera adeguata all’erogazione delle pensioni di costoro.

E sempre per rimanere negli Stati Uniti, nella Virginia occidentale Black Rock non può lavorare, perché la principale ricchezza di quello Stato è il carbone che proviene dai Monti Appalachi ed è intuibile che la posizione super green del fondatore e dominus del Fondo, Larry Fink, da quelle parti non piace un granché.

Ma, per venire più vicino a noi, il famoso Fondo Sovrano Norvegese, con 1300 miliardi di patrimonio, cioè il Pil della Spagna, è presente in 70 paesi ed ha partecipazioni in 9.000 aziende.

Qui troviamo aspetti paradossali: questo Fondo, come a maggior ragione quelli assai cospicui di Arabia Saudita, Qatar ed altri paesi arabi, consegue enormi asset monetari grazie soprattutto alle rendite petrolifere!! E sotto questo profilo è purtroppo indicativo l’atteggiamento di strenua difesa del fossile che tali Paesi hanno assunto al Cop 28, al di là di un Accordo formale che dovrebbe essere operativo tra un quarto di secolo…

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Ogni giorno milioni di dollari e ogni anno trilioni di dollari viaggiano apparentemente sotto le spoglie di investimenti ESG.

Dico apparentemente perché purtroppo è abbastanza diffusa la tendenza al Green washing anzi meglio ancora all’Esgwashing e non a caso la Comunità europea ha recentemente licenziato delle normative di particolare rigore per la protezione specie dei consumatori verso questo tipo di atteggiamenti (vedi anche bibliografia in calce).

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Venendo più da vicino alle imprese, va detto che nonostante le numerose iniziative che sul tema ESG si stanno susseguendo in questo periodo, è possibile che tale argomento non sia stato ancora a pieno valutato da parte delle PMI e dagli operatori in genere per le ricadute, potenzialmente sia positive che negative, che il medesimo può comportare.

Sarebbe semplicistico affermare che l’adeguamento ai criteri ESG è agevole: in realtà esso presenta profili complessi, ma già da ora possiamo dire che il costo del non fare in questo campo appare superiore allo sforzo che l’azienda deve necessariamente produrre per tale adeguamento.  Esempi virtuosi possono discendere da questa nuova impostazione, si pensi ad esempio agli aspetti di intrapresa di autoproduzione energetica in determinate circostanze o anche, nel settore dei lavori pubblici, alle premialità connesse all’applicazione di comportamenti sostenibili (in senso lato) previsti da normative come i Cam – Criteri Ambientali Minimi, in aggiunta ai veri e propri obblighi da rispettare nell’ambito delle commesse pubbliche.

E, viceversa, si pensi ad una crescente difficoltà da parte degli istituti bancari ad aprire al credito verso aziende che non abbiano intrapreso questa strada.

Nei prossimi anni, ma già ora, saranno numerosissimi gli affari e le transazioni che avranno in qualche modo a che fare con i criteri di sostenibilità intesi in senso ampio; ed è un fatto che statisticamente una PMI su due a breve dovrà in qualche misura confrontarsi con richieste in questo senso da parte di istituti di credito, fornitori, clienti.

E sebbene le PMI non siano al momento strettamente vincolate da questo aspetto, lo saranno per via interposta nell’ambito delle loro rispettive filiere e della catena del valore.

D’altro canto, le piccole imprese, in particolare quelle specialistiche e super specialistiche che costituiscono l’ossatura di Finco, hanno già una naturale propensione verso la qualità e sono già certificate sotto diversi aspetti e schemi.

È quindi importante un’azione di sensibilizzazione, scevra da qualunque faziosità ed accanimento ed improntata a valorizzare comunque i fondamentali economici di azienda che rimangono la base sulla quale costruire un corretto percorso di sostenibilità.

Senz’altro quindi no al green washing, senz’altro sì a bilanci ordinati e trasparenti ma che comprendano anche l’impatto aziendale su variabili non numeriche quali l’incidenza sul territorio, l’equità di genere (chi la predica, la deve applicare), l’equilibrio della governance, la sicurezza sul lavoro e quant’altro ormai, almeno a parole, fa parte del condiviso collettivo che dovrebbe caratterizzare un’azienda sana e sanamente inserita nel contesto territoriale e della propria catena del valore.

Ma il fattore “G “merita una riflessione ulteriore; infatti, l’attenzione ricade inevitabilmente sul primo aspetto E – “Enviromental” – e, soprattutto dopo la pandemia ed in via crescente sul secondo, S – “Social”. Esso invece rappresenta la precondizione.

Non solo gli interventi sulla governance sono necessari, ma saranno sempre più richiesti: la nuova proposta di Direttiva che intende modificare la direttiva NFRD (Non-Financial Reporting Directive) amplia la platea dei soggetti tenuti al Report sui fattori ESG, che non si chiamerà più “non finanziario” ma di “sostenibilità”.

Le imprese europee che dovranno pubblicare il proprio report di sostenibilità passeranno dalle attuali 11.000 a 50.000. Saranno interessate anche le medie imprese (aventi due di questi parametri: 250 dipendenti, 50 milioni di fatturato, 20 milioni di patrimonio) e tutte le aziende quotate con eccezione per le microimprese (meno di 10 dipendenti e un fatturato inferiore ai 2 milioni di euro).

La citata nuova proposta di Direttiva, inoltre, introduce alcune integrazioni anche sul fronte del Reporting di Sostenibilità.

 Non a caso le Casse Depositi e Prestiti d’Italia, Francia, Spagna e Germania si stanno organizzando per avere un approccio comune al tema.

Nella proposta di Direttiva citata si legge: “le informazioni che le imprese sono tenute a comunicare riguardando ai seguenti fattori di governance: I) il ruolo degli organi di amministrazione, gestione e controllo delle imprese per quanto riguarda le questioni di sostenibilità e le loro competenze e capacità per svolgere tale ruolo o il loro accesso a tali competenze e capacità, ibis) le caratteristiche principali dei sistemi interni di controllo e gestione del rischio di impresa, in relazione al processo di informativa sulla sostenibilità; ii) l’etica aziendale e la cultura di impresa, compresa la lotta contro la corruzione attiva e passiva; iii) gli impegni politici delle imprese, comprese le attività di lobbying; iv) la gestione e la qualità dei rapporti con i clienti, i fornitori e le comunità interessate dalle attività dell’impresa, comprese le prassi di pagamento”.

Nella vita aziendale di tutti i giorni, tra l’altro, la “G” può spaziare tra aspetti minuti come stabilire quale è la “modica entità” massima dei regali natalizi fattibili agli stakeholders (in Finco 50 euro), interlocutori esterni di qualsiasi tipo, e un tetto per le spese di rappresentanza fino ad un concetto di riservatezza che non sia di velo alla trasparenza e non consista nel non “disturbare il manovratore, per arrivare all’azionariato dei dipendenti, tema su cui Finco sta riflettendo.

Ci sarebbe molto da aggiungere e magari tornare sull’argomento.

Intanto riteniamo utile segnalare qui di seguito una piccola bibliografia di riferimento.

BIBLIOGRAFIA:

  • Banca d’Italia. La PMI e la transizione climatica ed ambientale, Paolo Angelini, Vice Direttore Generale Banca d’Italia.
  • Direttiva (UE) 2022/2464 del Parlamento Europeo del Consiglio del 14 dicembre 2022 – Gazzetta Ufficiale L322 del 16.12.2022 –  (Rendicontazione Sociale di Sostenibilità).
  • Proposta di Regolamento del Parlamento Europeo e del Consiglio sulla trasparenza e sulla integrità delle attività di rating ambientale, sociale e di governance (ESG) COM (2023) 314 final del 13.6.2023 (e relativa e successiva Risoluzione approvata dalla Commissione Politiche Europee del Senato il 7 dicembre 2023).
  • Allegati della proposta di Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sulla trasparenza e sulla integrità delle attività di rating ambientale, sociale e di governance (ESG) di cui sopra.
  • Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Decreto 3 agosto 2023 “Approvazione del Piano di Azione Nazionale per la Sostenibilità Ambientale dei consumi nel settore della pubblica amministrazione 2023 (in Gazzetta Ufficiale n.113 del 19 agosto 2023).
  • Codice dei Contratti Pubblici in attuazione dell’articolo 1 della legge 21 giugno 2022 n.78, recante delega al Governo in materia di contratti pubblici – Gazzetta Ufficiale n.77 del 31 marzo 2023.
  • Decreto 23 giugno 2022 “Criteri ambientali minimi per l’affidamento del servizio di progettazione di interventi edilizi, per l’affidamento dei lavori per interventi edilizi e per l’affidamento congiunto di progettazione e lavori per interventi edilizi” Gazzetta Ufficiale anno 163° – Numero 183, Roma 6 agosto 2022.
  • IAF – International Accreditation Forum, Corporate Sustainability Information Position Paper.
  • EFRAG – Draft European Sustainability Reporting Standards ESRS2 General disclosure, novembre 2022.
  • Ministero delle Imprese e del Made in Italy, Direzione Generale per gli incentivi alle imprese – Decreto Interministeriale 22 aprile 2022 “Beni strumentali” (Nuova Sabatini All. 6/c) “Elenco certificazioni ambientali valide ai fini dell’ammissibilità dei cosiddetti investimenti green”.
  • Agenda ONU 2030 ed ESG (articolo tratto dalla Rivista Qualità).
  • EFES (Federazione Europea dell’Azionariato dei Dipendenti) – Newsletter novembre 2023, “Employee Ownership Knowledge Programme 2023”.
  • Fondazione Cariplo, “Regolamento per la Gestione del Patrimonio” (approvato dalla Commissione Centrale di Beneficenza il 10 dicembre 2019).
  • Cattaneo Zanetto & Co “Public Affairs per la Sostenibilità”.
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