La transizione possibile verso un sistema energetico sostenibile

L’energia dovrebbe essere vista come una leva di sviluppo di nuovi business, e non una semplice commodity o un costo da sostenere ed eventualmente limare. In un’intervista rilasciata in vista del Festival dell’energia e messa in evidenza sul sito della manifestazione, Dario Di Santo parla di edifici, attività energy intensive e dei programmi di supporto mirati al finanziamento degli interventi di riqualificazione.

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Ing. Di Santo, il mondo dell’energia è in continuo cambiamento. Secondo lei quali dovrebbero essere gli interventi per sostenere e incentivare una transizione verso un sistema energetico sostenibile, potremmo dire anche verso un’energia più leggera?

La transizione energetica presenterà molteplici sfide nei prossimi anni. Continuerà la penetrazione della generazione distribuita e delle fonti rinnovabili, insieme all’uso di tecnologie più efficienti. Per raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi, però, serve un cambio di approccio e di marcia. Per conseguirlo occorre comprendere la gravità della situazione, cercando di adottare comportamenti più attenti all’uso delle risorse, e imparare a considerare l’energia come una leva di sviluppo di nuovi business, e non una semplice commodity o un costo da sostenere ed eventualmente limare.

Nei prossimi anni sarà possibile disegnare prodotti, servizi ed edifici che partano da queste premesse. Un edificio ben progettato, ad esempio, garantisce attraverso una minore necessità di consumi energetici (compresi quelli rinnovabili) un maggiore comfort agli occupanti, e quindi una maggiore qualità della vita o una maggiore produttività se si tratta di un luogo di lavoro. Una mobilità sostenibile non vede semplicemente un passaggio da auto tradizionali ad auto elettriche nelle città, ma un uso più intelligente e integrato delle altre modalità di trasporto (bike e car sharing, trasporti pubblici, etc.). Un’impresa manifatturiera, infine, rivedrà la sua value proposition pensando a come offrire prodotti e servizi migliori agli utenti attraverso un uso più razionale delle risorse su tutto il ciclo e la catena di valore.

Per fare questo è richiesto uno sforzo iniziale non banale, perché si tratta di introdurre una discontinuità rispetto alle nostre abitudini. Sebbene negli ultimi decenni la sensibilità e la comprensione dei temi ambientali ed energetici sia migliorata, ancora rimane molto da fare in termini di informazione, sia per accelerare questa trasformazione, sia per fornire agli utenti finali indicazioni su come sfruttare le soluzioni già disponibili per usare meglio l’energia.

Gli ultimi studi e report sulla qualità dell’aria confermano che in Italia il riscaldamento domestico e industriale è la principale causa dell’inquinamento da polveri sottili. La riqualificazione energetica degli edifici risulta una necessità. Quali gli interventi messi in cantiere per favorirla e spingere il consumatore/cittadino a fare scelte abitative sostenibili?

Intervenire nel settore degli edifici sarà una priorità nell’ambito del Pacchetto clima energia europeo con orizzonte 2030. La ragione è semplice: complice anche la delocalizzazione di molte attività energy intensive negli ultimi decenni, quello degli edifici è il comparto che presenta i maggiori consumi a livello europeo (circa il 39%). In Italia la percentuale è analoga. Il settore dei trasporti rappresenterà invece l’altra priorità del Pacchetto europeo. L’idea è di ridurre le emissioni GHG (CO2 e altri gas climalteranti) nei due comparti caratterizzati dai maggiori consumi, decisione che porterà ricadute positive anche sul fronte delle emissioni nocive urbane (ossidi di azoto, polveri sottili, etc.).

Ciò detto, intervenire non appare facile, in ragione delle caratteristiche del parco edilizio (in larga parte vetusto e in alcuni casi sottoposto a vincoli architettonici) e del clima variabile e in molte aree mite. Gli edifici nazionali richiedono interventi intelligenti, per accompagnare efficienza energetica e comfort interno, e, onde evitare costi non sostenibili, l’industrializzazione del settore delle costruzioni. Nel primo caso si tratta di supportare la diffusione di buone pratiche progettuali, non solo per i nuovi edifici, ma soprattutto per quelli esistenti, e un uso esteso del BIM (building information modelling). Nel secondo caso di aumentare l’impiego di materiali e componenti prefabbricati e di tecniche costruttive ottimizzate. Solo in questo modo si potrà garantire un adeguato costo/efficacia.

I programmi di supporto mirati al finanziamento degli interventi non mancano: PREPAC, fondi strutturali e conto termico per la pubblica amministrazione, detrazioni fiscali e conto termico per il settore privato. Attualmente è anche possibile usufruire del sisma-bonus, che consente di cogliere i proverbiali due piccioni con una fava: rendere il proprio edificio resistente ai terremoti e migliorarne le prestazioni energetiche.

Fra le altre misure che potranno rivelarsi utili si segnalano i contratti di rendimento energetico (EPC), che prevedono la garanzia sulle performance e un canone direttamente collegato al livello di efficientamento conseguito. Tali contratti facilitano il finanziamento tramite terzi, in quanto rendono meno rischiosi gli investimenti, e tutelano l’utente finale da rischi tecnici e di prestazione. Sono inoltre attese sinergie con il fondo nazionale sull’efficienza energetica e con la cedibilità delle detrazioni fiscali, estesa dalla legge di bilancio 2018.

Per ultimo, un cambio comportamentale mirato a eliminare i consumi superflui (ossia quegli usi energetici che non migliorano realmente la nostra vita), aiuterebbe ad avvicinarsi agli obiettivi fissati dall’Accordo sul clima di Parigi.

Quale il contributo dell’energy manager?

Gli energy manager rappresentano un’importante risorsa per i gestori di patrimoni immobiliari consistenti (banche, poste, assicurazioni, amministrazioni pubbliche, distribuzione organizzata, real estate manager, etc.). La loro azione può essere resa più efficace inquadrandoli come responsabili di un sistema di gestione dell’energia (ISO 50001), in quanto ciò assicura il collegamento a una politica aziendale precisa sull’uso dell’energia, l’adozione di sistemi di monitoraggio volti a garantire un controllo continuo delle prestazioni, e un confronto positivo con le altre funzioni aziendali.

Nel 2017 risultavano impegnati in attività collegate alla gestione degli edifici circa 681 energy manager nominati da soggetti obbligati dalla legge 10/1991, su un totale di 1985.

Nel tempo ci attendiamo un’integrazione maggiore fra i vari responsabili incaricati della gestione delle risorse (energia, acqua, materie prime, rifiuti, etc.) e un maggiore coinvolgimento degli occupanti. In particolare si tenderà a vedere l’uso razionale dell’energia come una delle leve con cui rispondere alle esigenze fondamentali degli utenti (valore dell’immobile, comfort ed esperienza degli occupanti, sicurezza, riduzione rischi e costi, etc.).

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