STATI GENERALI della Green Economy: l’intervento di FIRE

di Dario Di Santo

In occasione degli Stati Generali della Green Economy, che si sono tenuti il 6 e 7 novembre a KeyEnergy, l’ing. Di Santo ha presentato le Considerazioni FIRE per il Piano Clima-energia.

La Federazione pone l’accento su più temi tra cui gli incentivi (una considerazione importante, riguardo agli schemi di incentivazione, è che i tempi necessari per attivare nuovi meccanismi sono lunghissimi).

Di seguito il testo illustrato.

 

Le strategie per promuovere l’efficienza energetica e le fonti rinnovabili dovrebbero basarsi su quello che abbiamo imparato in questi 30 anni di attività, in particolare segnaliamo i punti seguenti.

Gli obiettivi di efficienza, rinnovabili, ambiente, sicurezza delle forniture, sviluppo economico e sociale, possono essere separati, ma le azioni e i comportamenti debbono essere integrati e unitari. In particolare, si ritiene fondamentale che le politiche mirate allo sviluppo e all’incentivazione delle fonti rinnovabili promuovano un dimensionamento degli impianti che tenga conto del potenziale di riduzione dei consumi conseguibile presso l’utente/prosumer. Ciò al fine di evitare la realizzazione di impianti sovradimensionati che potrebbero avere il duplice effetto di ridurre gli interventi di efficientamento energetico (a causa del minore prezzo del kWh e della minore convenienza a cedere in rete l’energia in eccesso) e di creare flussi elettrici eccessivi in alcune reti.

I target per efficienza energetica e fonti rinnovabili fissati al 2030 appaiono piuttosto sfidanti al momento. Allo stesso tempo sono limitati nell’ottica dello sforzo richiesto dall’Accordo sul clima di Parigi. Fortunatamente nei prossimi anni una serie di cambiamenti potranno rendere gli stessi target realizzabili, con il giusto sforzo e supporto. Gli elementi che favoriranno questo risultato sono la trasformazione che riguarderà il settore manifatturiero, in cui il mercato porterà a disegnare e progettare prodotti e servizi a basso impronta ecologica, rendere più efficienti i processi produttivi e migliorare e integrare le filiere, in un’ottica di uso efficiente delle risorse ed economia circolare. Si tratta di un processo già avviato, che ampia in modo drastico il potenziale di incremento dell’efficienza energetica apparentemente disponibile con interventi di riqualificazione degli impianti esistenti (stimato solo al 5% al 2030 in un recente studio ordinato dalla Commissione europea). Dunque si apriranno ampi spazi in un settore apparentemente maturo. Allo stesso modo il settore delle costruzioni, in cui le soluzioni esistenti presentano costi poco sostenibili, potrà beneficiare dell’industrializzazione dell’industria delle costruzioni e della riqualificazione energetica e dell’introduzione di nuovi materiali a minore impatto. Ciò consentirà di intervenire in tempi più brevi, con migliore qualità e con costi minori. Anche il settore dei trasporti vedrà l’introduzione di nuove soluzioni, non solo elettriche, e di nuove modalità di possesso e gestione dei veicoli. Più complesso, ma fondamentale, sarà introdurre nuovi modelli di modalità.

In questo quadro appare importante usare al meglio le politiche e gli incentivi esistenti, che presentano margini di miglioramento talora ampi. In particolare, i certificati bianchi potranno beneficiare di un ruolo di supporto e dialogo maggiore da parte del GSE e di nuove regole volte a rafforzare ulteriormente l’offerta. Il conto termico potrà essere rafforzato ed eventualmente esteso ad altre soluzioni. Le detrazioni fiscali dovranno spingere sempre più su riqualificazione profonda e su costi specifici ammessi ridotti nel tempo, in modo da favorire modelli di business improntati alla riduzione dei costi attraverso l’industrializzazione cui si è accennato. Super e iper ammortamento e fondo nazionale di garanzia potranno fornire importanti ausili per l’industria (in cui la diffusione di soluzioni IoT sarà determinante) e in generale per gli interventi di efficientamento e l’EPC in particolare. Sarà anche importante stimolare sinergie fra efficienza energetica e altri benefici, spesso più importanti, come già avviene col sisma-bonus e con l’iper ammortamento.

Una considerazione importante, riguardo agli schemi di incentivazione, è che i tempi necessari per attivare nuovi meccanismi sono lunghissimi. I TEE sono stati pensati negli anni 90, introdotti con decreto nel 2001, effettivamente avviati nel 2005 e hanno quindi fatto sentire il loro peso nel decennio successivo raggiungendo ottimi risultati in termini di risparmi generati, impatto sulle priorità dell’efficienza energetica nelle scelte delle imprese consumatrici di energia, qualificazione delle ESCO e degli operatori di settore, disponibilità e raccolta di una grande quantità di dati e informazioni sugli interventi realizzati. Nonostante le criticità emerse negli ultimi anni, conviene investire nel fare riprendere questo schema piuttosto che nell’introdurne di nuovi. Ragionamento analogo vale per gli altri meccanismi citati, in testa ecobonus, conto termico e piano industria 4.0.

Il nostro Paese ha dimostrato di avere difficoltà a gestire progetti complessi, capillari e diversificati per tanti motivi (emendamenti killer, truffe, formalità cartacee, assenza di verifiche sul campo, ritardi e inerzie nell’adeguamento continuo delle regole, etc.). Per cogliere le sfide al 2030, e più in generale per sostenere l’economia, si ritiene importante focalizzarsi sul miglioramento delle policy attuali, come peraltro chiesto dalla maggior parte degli stakeholder. Fare funzionare ciò che esiste ma non è ottimizzato può sembrare meno accattivante che introdurre nuovi strumenti, ma garantirebbe un migliore uso delle risorse, tempi di attivazione più brevi e, soprattutto, la possibilità di operare a regole invariate, un tema richiesto tante volte.

Il settore pubblico sta realizzando interessanti interventi attraverso il ricorso a contratti EPC. Il codice degli appalti non è però ottimizzato a tale riguardo e frena sviluppi più rapidi, così come non aiutano le risorse limitate e scarsamente qualificate degli enti di media e piccola dimensione. È dunque utile introdurre delle azioni volte alla promozione delle formule contrattuali impiegabili senza impatto sul bilancio (appalti di servizi, concessione, project financing e dialogo competitivo).

Vista la rivoluzione in corso sul piano tecnologico e comportamentale sarà importante verificare il funzionamento delle soluzioni realizzate (edifici NZEB, veicoli a basso consumo, impatto dei nuovi prodotti, etc.) con opportune campagne di monitoraggio e rafforzare le politiche di comunicazione, sensibilizzazione e comunicazione, per diffondere buone pratiche e promuovere la trasformazione.

Ciò premesso, le priorità a nostro avviso sono:

  • far funzionare i meccanismi esistenti assicurando il necessario aggiornamento continuo delle regole, potenziando la comunicazione e il supporto agli operatori e utenti finali e ricorrendo di più ai controlli sul campo per contrastare le truffe, invece che a un aumento dei controlli cartacei;
  • non vincolare scelte su specifiche tecnologie prima di verifiche sul campo, di adeguamento delle manifatture nazionali e di aver verificato a disponibilità di risorse per tutte le fasi dell’impegno (in questa fase di grande sviluppo è preferibile un approccio carbon neutral);
  • rafforzare e indirizzare le agenzie (ENEA e GSE) al supporto delle Amministrazioni nelle scelte e nell’impostazione dei progetti;
  • promuovere gli strumenti che aiutano le imprese ad operare in un’ottica di miglioramento continuo, come i sistemi di gestione dell’energia (ISO 50001), cui si potrebbe subordinare l’accesso alle agevolazioni sugli energivori (oltre a poter chiedere di investire una quota delle agevolazioni stesse in interventi a favore della sostenibilità);
  • potenziare il monitoraggio delle realizzazioni, la verifica dei risultati, la diffusione delle conoscenze in possesso della autorità di controllo, degli attori sul mercato e dei distributori dando un significato ai contatori intelligenti.
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