Prime indicazioni di apertura alle comunità per l’energia

di Giuseppe Tomassetti

Il tema della comunità dell’energia riguarda la partecipazione dei consumatori e dei produttori, in una realtà comunitaria di condivisione e di valorizzazione di ogni potenzialità dei territori, delle capacità e competenze delle imprese e dei singoli cittadini, fino alla gestione dell’energia, nelle sue varie forme e nelle sue varie fasi.

Il vicepresidente FIRE affronta il tema nell’articolo di apertura della Newsletter FIRE di fine febbraio.

La FIRE ha in programma per i propri soci una pillola energetica web il 17 marzo, in cui saranno illustrate le novità su questi temi.

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In Italia il tema è già stato affrontato dalla legge 10 del 9 gennaio 91 che ha aperto alla comunità delle imprese, avviando un processo di decentralizzazione, specie per l’energia elettrica, verso la generazione distribuita, accoppiata sia alle disponibilità locali di fonti rinnovabili sia alle richieste locali di consumo di elettricità e di calore. I risultati, dati 2018, sono molto rilevanti, la quota di elettricità da fonti termiche generata in cogenerazione, quindi connessa a utenti di calore, è passata dal 27 % al 55%, con un rendimento per la sola generazione elettrica del 55%; l’autoconsumo diretto, definito dal GSE pari a 28 TWh, è il 9% del totale dei consumi.

Dopo l’introduzione del mercato libero, si era cominciato a parlare delle potenzialità legate alla condivisione dell’energia nelle comunità presenti ed attive nel territorio, ma non strutturate in forma societaria, come i condomini, i centri commerciali con più operatori e le attività con partecipazione degli enti locali. Potenzialità bloccate dalla normativa.

La Direttiva Europea 2018/2001, FER II, interviene su questa tematica, chiedendo agli stati membri di favorire al massimo la possibilità di autoconsumare l’energia prodotta, anche collettivamente, e di normare giuridicamente le Comunità di energia rinnovabile, basate sulla partecipazione volontaria di soggetti situati “vicino” agli impianti, quali persone fisiche, enti locali, e imprese (purché non sia l’attività principale). 

La direttiva sarà recepita nella nostra legislazione nel 2021 tramite decreto legislativo; nel frattempo, per iniziativa di parlamentari di diverse aree, è stato inserito un emendamento nel processo di conversione parlamentare del decreto milleproroghe (D.L. 162/2019), “anticipando” un intervento finalizzato all’autoconsumo collettivo e alle comunità di energia rinnovabile. Questo emendamento prevede che i consumatori di energia elettrica, quali i residenti in un edificio condominiale, possano associarsi per divenire autoconsumatori dell’elettricità da fonte rinnovabile generata da un impianto condominiale, regolando i loro rapporti tramite contratti di diritto privato. L’autoconsumo elettrico verrà incentivato, così come i sistemi di accumulo, sull’energia elettrica prelevata dalla rete e su quella condivisa saranno applicati gli oneri generali di sistema, e l’ARERA individuerà i criteri per quantificare il costo della materia prima energia e gli oneri di rete sull’energia condivisa. Vengono poi incaricati: l’ARERA di predisporre entro 30 giorni tutte le norme e regole per i rapporti con le reti, le misure e il monitoraggio, e il coinvolgimento delle amministrazioni pubbliche; il MISE di predisporre entro 60 giorni la tariffa incentivante tenendo conto di diversi parametri; il tutto senza oneri sulla finanza pubblica. 

La complessità e la novità di queste tecnicalità rendono incerta l”anticipazione” rispetto ad una decisione più organica e strutturata nell’ambito del decreto di recepimento della direttiva, ma evidentemente il Parlamento ha voluto dare un segnale forte su come intende promuovere autoconsumo e comunità, viste le diverse possibilità di applicazione di quanto previsto dalla direttiva, e anticipare queste attese opportunità per i consumatori.

In questi anni in Italia gli interventi sulla transizione energetica, per non aggravare il debito pubblico, scaricano i loro costi direttamente sui consumatori, soprattutto le residenze e le PMI (i consumatori industriali energivori sono agevolati perché altrimenti per la concorrenza di altri paesi dovrebbero chiudere o delocalizzare), attraverso gli oneri generali di sistema. Il prezzo di un kWh, a causa degli oneri di sistema e di quelli di rete passa dai circa 5 c€ del PUN, in Borsa, ai 15-30 c€ al consumatore. L’autoconsumo collettivo e le comunità energetiche, se ben regolati, potranno consentire di conseguire dei benefici economici ai partecipanti agendo sul costo dell’energia e usufruendo dell’incentivo previsto. D’altra parte non saranno poche le complessità da superare, e MiSE e ARERA sono chiamati a un non semplice compito. 

La FIRE ha in programma per i propri soci una pillola energetica web il 17 marzo, in cui saranno illustrate le novità su questi temi.

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