L’impatto del nuovo decreto energivori sugli investimenti in efficienza energetica

di Stefano D’Ambrosio e Dario Di Santo

Le nuove agevolazioni concesse alle imprese energivore possono incidere sui futuri investimenti in efficienza energetica, cogenerazione e fonti rinnovabili? Sono un supporto alla competitività delle imprese? A queste domande la FIRE ha cercato di rispondere attraverso un’indagine coinvolgendo sia le imprese manifatturiere, mediante il canale diretto con gli energy manager, sia i fornitori di servizi quali le ESCO e gli EGE. I soggetti che hanno risposto sono in totale 91, di cui 34 imprese manifatturiere e 57 EGE o ESCO. 

L’articolo ha aperto la newsletter del 15 giugno 2018

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L’indagine non vuole fornire un quadro esaustivo delle imprese italiane, ma mira a far emergere una serie di elementi di interesse e alcuni spunti di riflessione.

Delle 34 imprese manifatturiere che hanno risposto all’indagine, solo 2 non rientrerebbero nei limiti di soglia di consumo energetico annuo, ridotto a 1 GWh dal D.M. 21 dicembre 2017. Questo era prevedibile considerando che l’indagine è stata rivolta alle imprese che hanno nominato un energy manager, quindi con consumi annui superiori ai 10.000 tep. 

La maggior parte delle imprese dichiara di avere un Indice di Intensità Elettrica (IIE), ovvero il rapporto tra il costo dell’energia ed il fatturato, compreso tra 2% e 5%, a cui corrisponde anche la fascia di agevolazione più bassa. 

Il nuovo decreto prevede anche il calcolo di un nuovo indicatore di intensità energetica, calcolato come rapporto tra il costo dell’energia e il Valore Aggiunto Lordo (VAL). Per accedere alle agevolazioni, tale indicatore deve essere almeno pari al 20%, e circa un terzo delle imprese dichiara di non riuscire a superare tale soglia. 

Dal punto di vista degli investimenti, risulta evidente che la riduzione del costo dell’energia per le imprese che potranno accedervi tenderà ad allungare i tempi di ritorno degli stessi rispetto al costo non agevolato. Questo potrebbe determinare, in diversi casi, la bocciatura di progetti che altrimenti sarebbero stati approvati.

Molte delle imprese manifatturiere, circa il 70%, ritengono però le agevolazioni concesse poco o per nulla impattanti sui futuri investimenti in efficienza energetica, cogenerazione e fonti rinnovabili; dichiarano infatti che la maggior parte degli investimenti previsti verrà comunque realizzata. 

La stessa domanda rivolta alle ESCO e agli EGE, fornisce una visione diametralmente opposta. Il 60% ritiene che in generale gli investimenti in efficienza saranno fortemente penalizzati. Per gli investimenti in cogenerazione la percezione è ancora peggiore: il 70% delle ESCO e degli EGE crede che buona parte degli investimenti non verranno realizzati. Per quanto riguarda le fonti rinnovabili, si ha un sostanziale equilibrio nelle risposte, ossia una metà ritiene l’agevolazione penalizzante, l’altra metà poco impattante.

Sarà interessante vedere cosa accadrà e se sono le imprese ad essere “ottimiste” o gli operatori ad essere pessimisti. Fatto sta che alcuni fornitori lamentano il blocco di progetti che stavano per andare in porto. 

È stata poi posta una domanda per capire cosa pensano le imprese dell’eventualità che l’agevolazione sia subordinata all’obbligo di implementazione di un sistema di gestione dell’energia certificato ISO 50001, così come fatto in Germania. Sorprende il riscontro positivo dalla maggioranza delle imprese manifatturiere, oltre che dalle ESCO e dagli EGE, su una misura più volte sollecitata da FIRE alle istituzioni competenti. Un simile approccio impegnerebbe le imprese a un miglioramento continuo in efficienza energetica, garantendo nel tempo una riduzione della quota di energia soggetta alle agevolazioni (e dunque un minore costo per le imprese non agevolate).

Sul tema della competitività alcune imprese segnalano il fatto che le agevolazioni possano dare uno slancio alle imprese stesse, riducendo il costo dell’energia e il rischio di delocalizzazione. Ad avviso FIRE, però, sarebbe più utile agire sulla fiscalità per produrre tali risultati, lasciando che l’energia, una risorsa il cui utilizzo razionale è fondamentale per la lotta ai cambiamenti climatici, dia segnali corretti che invitino le imprese a ridurre i consumi. Del resto, il tema della sostenibilità è uno di quelli su cui si giocherà una parte importante della competitività delle imprese stesse in futuro ed è fondamentale che esse comincino a rivedere prodotti, servizi, processi e filiere in tale ottica. 

Emerge infine una certa preoccupazione da parte delle imprese che non otterranno il beneficio, di dover pagare un costo sempre più alto dell’energia dovuto all’aumento degli oneri di sistema. La speranza è che possano trovare un valido aiuto nei certificati bianchi, uno schema peraltro in difficoltà.

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