La gestione energetica ha preso piede in Italia

intervista a Dario Di Santo

I cambiamenti in atto nel mondo dell’energia si riflettono anche nel settore della refrigerazione e, in generale, in Italia dove si è sviluppata una certa attenzione sulla gestione energetica. L’intervista rilasciata da Dario Di Santo, managing director FIRE, e pubblicata sul numero di ottobre di Zerosottozero.

A proposito di Energy Manager: cosa emerge dal rapporto FIRE del 2018?

Il mondo dell’energia sta cambiando rapidamente. Le sfide lanciate dalla lotta ai cambiamenti climatici e dalla ricerca di una maggiore equità sociale a livello mondiale sta portando a un aumento di pressione sull’adozione di modelli di business sostenibili. Del resto le aziende leader di mercato hanno da anni compreso che investire sulle tematiche “green”, sulla gestione efficiente delle risorse su tutta la filiera e sulla progettazione di prodotti e servizi a basso impatto sia vincente dal punto di vista economico.

L’energy manager è una figura chiave nell’ottica del cambiamento e il rapporto sugli energy manager che la FIRE redige annualmente, in quanto soggetto incaricato dal Ministero dello sviluppo economico (MiSE) della gestione delle nomine di questa figura, mostra nel 2018 un’ulteriore crescita nei numeri. Dal 2004 al 2017 si è passati da 2.083 a 2.315 nomine totali (più 11% nel periodo), di cui 1.564 relative a soggetti obbligati (più 6% negli ultimi quattro anni).

Del resto, le indagini realizzate da FIRE negli ultimi anni mostrano che, al di là dei numeri, sono in crescita il ruolo dell’energy manager, l’attenzione che le imprese gli dedicano, e le sinergie con i sistemi di gestione dell’energia e dell’ambiente e con il bilancio sociale.

In tema di efficienza energetica, qual è il contributo che può venire dall’industria del freddo?

Gli interventi collegati al freddo che possono aiutare a raggiungere gli obiettivi di Parigi sono numerosi. Si passa delle opportunità offerte dalle pompe di calore e dai recuperi di energia termica e frigorifera nei processi industriali, ai banchi frigo chiusi nei supermercati e alla possibilità di migliorare le prestazioni della filiera del freddo (stoccaggio, trasporto, utilizzo di prodotti da frigo o surgelati). Una ricerca australiani sulla filiera dell’ortofrutta ha ad esempio mostrato come nel trasporto e smistamento non si sia in grado di garantire le temperature previste lungo tutto il percorso nel 90% dei casi. La speranza è che nel nostro Paese la logistica funzioni meglio, ma ciò suggerisce l’enorme potenziale di miglioramento della filiera del freddo.

Le diagnosi energetiche in azienda trovano particolare sensibilità in Italia?

L’Italia è il Paese europeo che ha visto il maggiore numero di diagnosi energetiche presentate in relazione all’obbligo quadriennale introdotto dalla direttiva sull’efficienza energetica a partire dal 2015. L’applicazione di sanzioni da parte del MiSE ha inoltre reso più credibile l’obbligo stesso. Ciò non significa che le diagnosi siano state efficaci nel promuovere interventi. Purtroppo non si hanno dati ufficiali su questo aspetto, ma si può sperare che, anche in vista dell’obbligo del 2019, le imprese pongano maggiore attenzione alle opportunità segnalate dalle diagnosi stesse, anche grazie alla maggiore diffusione di sistemi di monitoraggio.

Un consiglio che possiamo dare alle imprese è di pensare a un sistema di gestione dell’energia, eventualmente certificato ISO 50001. L’approccio al miglioramento continuo previsto in questo caso, insieme al coinvolgimento di tutte le funzioni aziendali e al monitoraggio continuo delle utenze a consumi energetici più elevati, garantisce infatti risultati più consistenti nel tempo. Si viene inoltre a creare nell’impresa il clima che poi consente di innescare la trasformazione accennata in risposta al primo quesito.

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