Gli incentivi economici per l’efficienza: luci ed ombre

di Giuseppe Tomassetti – FIRE

Un recente convegno sul tema “Difendere l’ambiente e la bolletta” ha richiamato l’attenzione sulle interazioni fra le spinte ad incentivare interventi per la protezione dell’ambiente e del clima globale e le conseguenti ricadute di costi sui cittadini. Quasi mai beneficiari e pagatori sono le stesse persone o gli stessi gruppi sociali, gli aspetti ambientali, quelli economici e quelli sociali non sono facilmente monitorabili e resi congruenti tra loro; nascono complessi problemi di regolazione, di riaggiustamento continuo dei parametri, delle soglie e delle procedure. Fatalmente, quando gli importi divengono elevati nascono contenziosi, ricorsi alla magistratura amministrativa ed anche denunce alla magistratura penale.

Gli incentivi hanno il compito di distorcere il mercato dei prodotti e delle idee, modificando le valutazioni delle impese e dei cittadini in modo che diano maggiore priorità a certe azioni rispetto ad altre, o accelerino decisioni altrimenti rinviate. Per l’attuazione servono direttive della UE, leggi del Parlamento, decreti dei Ministeri, delibere della AEEGSI, linee guida del GSE, la struttura preposta alla gestione ed alla erogazione dei finanziamenti. Queste fasi successive garantiscono una trasparenza e un’affidabilità della gestione dei meccanismi ben superiore a quanto avveniva ai tempi della legge 308 dell’1982 e della legge 10 del 1991.

I passaggi delle decisioni sono lunghi, mentre le situazioni evolvono proprio per effetto della attuazione del meccanismo, norme e procedure non possono perciò essere incise su pietra come i codici di Hammurabi, ma sono forzatamente destinate a continue revisioni. Gli operatori vorrebbero invece avere una stabilità delle regole, stabilità che però trasformerebbe l’incentivo da un qualcosa di anomalo/aleatorio, considerabile come un premio per una scelta più coraggiosa, in una certezza che non giustificherebbe più un premio.

Attualmente sono attivi tre meccanismi di incentivazione dell’efficienza: le detrazioni fiscali delle spese sostenute per interventi di riqualificazione energetica, destinate agli edifici esistenti e scaglionate su più anni; il conto termico, mirato soprattutto alla pubblica amministrazione, in cui è previso un contributo economico legato alle spese sostenute; i certificati bianchi, destinati nelle intenzioni delle ultime strategie energetiche nazionali all’efficientamento  di processi produttivi e di prodotti, in cui è possibile vendere ai soggetti obbligati i TEE ottenuti in quantità proporzionale ai risparmi energetici addizionali conseguiti, sulla base di un valore maturato in un apposito mercato, senza riferimento ai costi sostenuti.

Concentrandosi sui due schemi principali in quanto a risparmi contabilizzati, le detrazioni fiscali rispondono alla necessità, in una fase di stasi degli investimenti e di forte disoccupazione, di spingere i risparmiatori ad immettere nel mercato risorse inattive; le forti sinergie fra economia, occupazione diffusa e riduzione dei consumi non hanno portato né il Ministero dell’economia, né il Ministero dello sviluppo economico, ad effettuare controlli su quanto realizzato e sulle effettive prestazioni energetiche conseguite.

Il meccanismo dei TEE, considerato una buona pratica internazionale, opera in un’ottica di mercato, fino a un anno e mezzo fa con grande successo in termini di volumi e di costo del tep contabilizzato, non solo in ragione dell’ampiezza degli interventi incentivati ma anche per gli effetti di mercato (e.g. impatto sui prezzi innescato per alcuni prodotti, come successo per le lampade ad incandescenza sostituite nei negozi prima dalle fluorescenti compatte e poi dai LED, diffusione di know-how sugli interventi realizzati e realizzabili nell’industria, supporto allo sviluppo delle ESCO, etc.). Proprio il successo e la piega presa da alcuni provvedimenti, che hanno portato di recente a un forte aumento dei prezzi di mercato e a una maggiore difficoltà di proporre nuovi progetti, richiede un continuo aggiornamento delle regole e il mantenimento di un’elevata credibilità della struttura di gestione, sia nelle valutazioni formali delle pratiche che in quelle tecniche, come l’addizionalità.

Recentemente si è aggiunta, in Italia e in Francia, la questione delle truffe, fisiologica visti i grandi numeri; occorrerebbe evitare che i provvedimenti per combatterle irrigidiscano o snaturino un meccanismo così importante.

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