Incentivi ed agevolazioni alle imprese energivore: le indagini FIRE

di Livio De Chicchis

In occasione della stesura dell’annuale Rapporto FIRE sugli dell’energy manager sono state realizzate due indagini su tematiche di rilievo del panorama attuale: meccanismi di incentivazione ed effetti delle agevolazioni alle imprese energivore.

L’approfondimento di Livio De Chicchis pubblicato su Qualenergia.it spiega i punti principali dell’indagine e i risultati emersi.

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In occasione della stesura dell’annuale Rapporto FIRE sugli dell’energy managersono state realizzate due indagini su tematiche di rilievo del panorama attuale: meccanismi di incentivazione ed effetti delle agevolazioni alle imprese energivore.

Alla prima indagine hanno partecipato 175 energy manager, la metà dei quali operanti nel settore industriale, alla seconda 91 soggetti di cui 34 imprese manifatturiere e 57 ESCO ed EGE.

La tematica degli incentivi è particolarmente sentita tra i soggetti intervistati, i quali li ritengono indispensabili per la realizzazione di interventi, quantomeno quelli con payback più lungo. Il conto termico 2.0 e gli strumenti previsti dal Piano Industria 4.0 hanno riscosso favore tra la maggioranza degli operatori: il primo è ritenuto determinante per la realizzazione degli interventi dalla maggior parte dei soggetti che ne ha fatto uso, mentre il pacchetto di Industria 4.0 è risultato appetibile per le imprese che possono accedervi, considerato comunque un minore peso economico rispetto al conto termico.

Al contrario, il meccanismo dei certificati bianchi sta attraversando una fase decisamente critica caratterizzata da carenza di offerta, che sta minando la fiducia di coloro i quali vogliano presentare progetti di efficienza energetica. Circa il 50% dei soggetti ritiene che la non cumulabilità tra i TEE e gli strumenti previsti dal piano industria 4.0 avrebbe costituito un problema per la realizzazione di interventi: dovendo scegliere, è interessante notare la preferenza per i certificati bianchi, nonostante la suddetta complessità. A questo limite ha cercato di porre rimedio il D.M. 10 maggio 2018, correttivo del D.M. 11 gennaio 2017, proponendo una cumulabilità al 50% tra certificati bianchi e detassazione del reddito d’impresa. Le altre misure contenute nel decreto correttivo hanno riscontrato opinioni contrastanti da parte degli energy manager: quella più controversa è l’emissione di TEE non collegati a risparmi energetici, mentre l’aumento di interventi ammissibili e l’eliminazione dell’addizionalità sono le opzioni ritenute più interessanti. L’auspicio condiviso è che questo decreto correttivo possa risollevare le sorti del meccanismo e portare ad una ripresa della presentazione di progetti.

Figura 1. Giudizio dei rispondenti sulle misure contenute nel D.M. 10 maggio 2018

Gli incentivi sono strumenti preziosi atti a promuovere l’efficienza energetica, ma secondo gli intervistati ciò che manca a livello generale per promuovere un energy management efficace è una cultura dell’efficienza energetica, che rafforzi la consapevolezza dei benefici riscontrabili e permetta di sviluppare una visione più a medio/lungo termine a tutti i livelli dell’organizzazione.

L’altra indagine presente nel Rapporto, rivolta alle imprese energivore, ha permesso di fare emergere alcuni aspetti interessanti per gli energy manager dal punto di vista degli investimenti. Le imprese coinvolte, per la gran parte interessate a richiedere le agevolazioni, sono caratterizzate da consumi energetici rilevanti e sono connesse alla rete prevalentemente in alta e media tensione.

La maggior parte delle imprese dichiara di avere un Indice di Intensità̀ Elettrica (IIE), ovvero il rapporto tra il costo dell’energia ed il fatturato, compreso tra 2% e 5%, a cui corrisponde anche la fascia di agevolazione più̀ bassa. Il nuovo decreto prevede anche il calcolo di un nuovo indicatore di intensità̀ energetica, calcolato come rapporto tra il costo dell’energia e il Valore Aggiunto Lordo (VAL). Per accedere alle agevolazioni, tale indicatore deve essere almeno pari al 20%, e circa un terzo delle imprese dichiara di non riuscire a superare tale soglia.

Figura 2. Indice di Intensità Elettrica (IIE) dell’impresa calcolato rispetto al Valore Aggiunto Lordo (VAL)

Se da un lato risulta evidente che la riduzione del costo dell’energia per le imprese che potranno accedervi tenderà ad allungare i tempi di ritorno degli stessi rispetto al costo non agevolato, dall’altro la maggioranza delle imprese manifatturiere ritengono che molti interventi previsti verranno comunque realizzati (va anche detto che il riferimento di confronto non è il prezzo pieno dell’energia, ma quello agevolato con le regole in vigore in precedenza). A differenza delle imprese, le ESCO e gli EGE risultano essere maggiormente preoccupati dalle nuove agevolazioni introdotte per gli energivori, tanto che più della metà di essi ritiene che gli investimenti in efficienza, fonti rinnovabili e cogenerazione saranno fortemente penalizzati. Si tratta di un comportamento emerso già in altre indagini e legato alle diverse percezioni, attitudini e attività di utenti e fornitori.

È interessante l’accordo ampio su un’eventuale obbligatorietà della certificazione ISO 50001 per l’accesso all’agevolazione, così come fatto in Germania. Un simile approccio impegnerebbe le imprese a un miglioramento continuo in efficienza energetica, garantendo nel tempo una riduzione della quota di energia soggetta alle agevolazioni (e dunque un minore costo per le imprese non agevolate).

Infine, è positivo il dato sugli interventi a seguito di diagnosi obbligatoria, realizzati dalla quasi totalità delle imprese rispondenti, con un terzo circa degli interventi che ha riguardato il processo produttivo. Molte imprese si sono dotate inoltre di un sistema di monitoraggio in linea con l’obbligo delle diagnosi del 2019.

 

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