Fondo nazionale per l’efficienza energetica: riflessioni e commenti post convegno

Il 13 marzo scorso si è tenuto il convegno Federesco – FIRE “Il Fondo nazionale per l’efficienza energetica. Aspetti operativi, tecnici e finanziari”, dedicato proprio a questo strumento che al di là dei ritardi, potrà contribuire a potenziare il mercato dell’efficienza energetica. Il Fondo ha una dotazione di 185 milioni di euro (che saliranno a 310 milioni di euro nel 2020 e che è previsto siano incrementati ulteriormente negli anni, destinata per il 70% ai finanziamenti a tasso agevolato e per il 30% a fondo di garanzia).

A ridosso della conferenza, il direttore FIRE Dario Di Santo ha rilasciato un’intervista a  e7,  il settimanale di Quotidiano Energia.

 

Quali sono state le riflessioni emerse su limiti e potenzialità del Fondo nazionale per l’efficienza energetica nel supporto a imprese, ESCO e PA?

Il Fondo si presenta come uno strumento utile, in grado di complementare gli schemi esistenti andando a favorire il finanziamento dei progetti di riqualificazione energetica. Al di là dei ritardi, potrà dunque contribuire a potenziare il mercato dell’efficienza energetica. Rimangono indubbiamente delle problematiche nell’uso delle risorse da parte della P.A., come emerso chiaramente nel corso del convegno organizzato da Federesco e FIRE. Si tratta però di un problema che non è limitato al Fondo – basti pensare ai risultati conseguiti negli anni dal Fondo Kyoto del MATTM o ai vari programmi basati sui fondi strutturali –, né al tanto discusso Codice dei contratti pubblici emanato nel 2016. Quest’ultimo senza dubbio può essere migliorato, ad esempio tipizzando il contratto EPC per la riqualificazione energetica, ed è più sfidante di quello precedente, ma le difficoltà di accesso ai fondi la P.A. già le aveva prima. Esse affondano in primo luogo nella mancanza di competenze e risorse, o di soggetti che possano agire da facilitatori. Non a caso ci sono amministrazioni che riescono a portare avanti gare. Vi è poi l’eccesso di attenzione al tema della responsabilità: prevedere che i responsabili pubblici paghino in situazioni di chiare negligenze o di malaffare è sacrosanto, estendere ciò a qualunque situazione, in un Paese in cui le interpretazioni delle leggi pesano più delle leggi stesse, serve solo a bloccare qualunque iniziativa. Senza dubbio sarebbe utile ragionare su questo e rivedere l’impostazione del nostro sistema normativo.

Quanto ha pesato sui soggetti interessati il suo slittamento?

È difficile dare una risposta a questa domanda. Tutte le volte che uno strumento viene attivato in ritardo si produce un danno potenziale, evidentemente. Fra i soggetti più colpiti vi sono i gestori di reti di teleriscaldamento, che attendevano questo meccanismo dal 2011 e che nel frattempo sono anche rimasti orfani delle opportunità semplificate collegate allo schema dei certificati bianchi (scheda analitica 22t). In generale tutti i progetti realizzati in finanziamento tramite terzi avrebbero comunque potuto trarre benefici in questi anni e non lo hanno potuto fare. Volgendo lo sguardo in avanti, l’importante è che il Fondo sia avviato. La buona notizia è che ci sono più risorse disponibili all’avvio (si parte con 185 milioni di euro).

Riporto dal comunicato: “Dopo che sarà avviato, comunque, auspichiamo che si possano apportare quelle modifiche correttive al decreto ministeriale istitutivo del 22/12/2017 tali che il Fondo possa esplicare in modo più efficace la sua funzione di volano economico per il nostro Paese”. A quali modifiche fate riferimento?

Diversi stakeholder hanno evidenziato la possibilità di migliorare il decreto originario sia per consentire un accesso più agevole al Fondo per determinate soluzioni o operatori, sia per rendere più efficace l’uso delle risorse stanziate, sia per rendere più qualificata la presentazione delle domande, viste le risorse limitate per le attività di gestione del Fondo. Alcuni esempi: le tempistiche non sempre idonee (considerando che il Fondo si applica a interventi molto differenti), la possibilità di ottenere il Fondo per il teleriscaldamento efficiente e non solo per la cogenerazione ad alto rendimento, l’opportunità di potere riallocare le risorse fra P.A. e imprese/ESCO nel caso in cui una delle parti non acceda al Fondo, la possibilità di prevedere diagnosi energetiche o relazioni redatte da EGE o ESCO certificati per progetti oltre una certa soglia, etc. Tutti aspetti che è opportuno possano essere oggetto di apposita discussione nei prossimi mesi.

Come si integra con gli altri strumenti di finanziamento per l’efficienza energetica già presenti e con le strategie nazionali già presenti? Si può dire che li “potenzia” in qualche modo?

Sicuramente. Mentre gli altri schemi agevolano gli interventi riducendo il costo di investimento (e.g. detrazioni fiscali con cessione del credito, conto termico, PREPAC) o facendo recuperare parte di esso (e.g. certificati bianchi, detrazioni fiscali), il Fondo interviene sull’eventuale finanziamento tramite terzi, riducendo il costo del finanziamento o favorendone l’accesso attraverso la garanzia.

Da questo punto di vista esso può risultare strategico ai fini del raggiungimento degli obiettivi al 2030, anche perché è difficile pensare di intervenire con gli schemi tradizionali, vista l’entità degli investimenti in gioco (il Piano nazionale integrato per l’energia e il clima prevede 184 miliardi di euro addizionali). Il finanziamento tramite terzi giocherà dunque un ruolo determinante, tanto più che l’attenzione si sposta dalla grande industria, in cui è più facile pensare di finanziare gli interventi di efficientamento con risorse proprie, agli edifici e ai trasporti, con maggiore coinvolgimento delle PMI. Tutti ambiti dove la mobilitazione dei capitali privati appare fondamentale. Non a caso il nuovo pacchetto di direttive comunitarie spinge molto sul creare condizioni per facilitare il finanziamento tramite terzi.

Sebbene la dotazione del Fondo sia limitata, questo è il momento in cui è più importante aiutare banche e fondi a comprendere le opportunità legate alla riqualificazione energetica e a individuare modelli di finanziamento che sappiano tenere conto in modo adeguato della capacità dell’efficienza energetica di ripagare gli investimenti effettuati, ponendo meno l’accento sul merito creditizio, per quanto possibile.

Tenuto conto delle riflessioni emerse durante il convegno, oggi modifichereste o aggiungereste qualcosa al testo che avete inviato a gennaio al Mise contenente osservazioni e proposte sul Fondo?

Direi di no. Le proposte da noi avanzate, a prescindere dal fatto che possano essere recepite o meno dal MiSE, riteniamo abbiano un senso e siano condivise anche da altri portatori di interesse. In questa fase riteniamo comunque importante partire e verificare il funzionamento del Fondo. Ci sarà quindi la possibilità di renderlo più efficace.

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