Le difficoltà dell’EPC nel pubblico ed il successo di ELENA a Padova

di Fabio Minchio – EGE SECEM

L’applicazione degli EPC – Energy Performance Contract (così come definiti dal D.lgs 102/14) – in ambito pubblico soffre, in particolar modo, un contesto legislativo complesso sia a causa della difficile collocazione della fattispecie contrattuale nell’ambito del Codice Appalti, sia per l’applicazione ed interpretazione delle Linee Guida Eurostat nelle diverse versioni succedutesi nel tempo.

Ce ne parla Fabio Minchio, EGE SECEM, che illustra, tra l’altro, il caso di successo del comune di Padova.

L’applicazione degli EPC – Energy Performance Contract (così come definiti dal D.lgs 102/14) – in ambito pubblico soffre, in particolar modo, un contesto legislativo complesso sia a causa della difficile collocazione della fattispecie contrattuale nell’ambito del Codice Appalti, sia per l’applicazione ed interpretazione delle Linee Guida Eurostat nelle diverse versioni succedutesi nel tempo.

In Italia una esperienza significativa in tal senso si è sviluppata nell’ambito dei progetti ELENA, finanziati dalla BEI. Il primo progetto è stato promosso dalla Provincia di Milano, a cui sono seguite molte altre esperienze. Si tratta di progetti in cui la BEI finanzia al 90% i costi delle attività di supporto tecnico, supporto legale e supporto amministrativo finanziario. Tali progetti hanno per oggetto la riqualificazione tramite EPC di edifici pubblici ed impianti di pubblica illuminazione.

Quasi tutti i progetti hanno sviluppato gare sulla base di un modello concessorio strutturato in partenariato pubblico privato (PPP), con allocazione dei rischi conformi alle Linee Guida Eurostat, con le sole diagnosi energetiche a base di gara e nella forma dell’EPC “puro” con esclusione della fornitura del vettore energetico.

Citando l’esperienza della Provincia di Padova, che ho seguito come project manager, i risultati raggiunti sono stati molto interessanti sotto il profilo degli investimenti effettuati dalle ESCo sia per gli edifici sia per la pubblica illuminazione (si rimanda alla presentazione del convegno FIRE dedicato agli EPC per i dettagli). Il modello tuttavia appare migliorabile e alcune criticità sono parse evidenti su diversi fronti.

Dal punto di vista degli enti un tema noto e critico è la grandissima difficoltà nella raccolta dei dati di baseline, energetici ed economici (compresi i costi di manutenzione), elemento fondante di qualunque contratto EPC. E’ una triste constatazione rilevare come la piena coscienza dei dati di consumo energetico degli edifici pubblici, nonostante pagine e pagine di PAES, sia in realtà una situazione rara e di eccellenza quando dovrebbe essere la normalità. Spesso i documenti di pianificazione utilizzati dagli auditors (es. PRIC o PICIL) sono errati, non fedeli alla realtà e gravemente incompleti. Gli enti per altro hanno grande difficoltà a comprendere il meccanismo EPC, ragionando per abitudine con la logica dell’Appalto di Lavori. Spesso la conflittualità politica si è rivelata un elemento di ostacolo importante nelle fasi di sviluppo del progetto.

Dal punto di vista del mercato, se inizialmente questi progetti sono stati snobbati per non dire osteggiati, la risposta è migliorata da parte delle ESCo, anche se, nella predisposizione delle offerte tecniche, da un lato manca il coraggio nel proporre soluzioni non convenzionali dall’altro si rileva una certa approssimazioneche accompagna le azioni. Purtroppo i ricorsi e la conflittualità sono elevati. Elemento critico in questo ambito è la redazione del Piano Economico Finanziario a corredo dell’offerta economica, spesso base di partenza dei ricorsi stessi.

Una nota purtroppo negativa è data anche dalla qualità media delle diagnosi energetiche realizzate in questi progetti. A valle dell’analisi di diagnosi su qualche centinaio di edifici si può riscontrare che i ribassi di gara offerti dagli aggiudicatari, a fronte di importi a base di gara comunque non elevati (vincolati dalla BEI), sono eccessivi, mettendo in crisi gli auditors di fronte a qualcosa cui non sono abituati, cioè un processo di revisione accurato. Molti mesi sono stati investiti per rendere le diagnosi energetiche conformi ai capitolati.

Si può concludere che l’esperienza di ELENA almeno a Padova ha dimostrato l’efficacia dello strumento EPC, che soprattutto per i piccoli Comuni necessita di aggregazione per essere promosso, con tutte le difficoltà che comporta, tuttavia, la gestione di molti enti. Per una importante diffusione degli EPC serve divulgare queste esperienze, superandone limiti ed errori, e predisporre un quadro legislativo ad hoc e soprattutto servirsi, specialmente sul piano tecnico e legale di adeguato supporto.

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