Energy manager nell’ente pubblico: un tassello in più verso una amministrazione smart

Silvano Ribero – EGE SECEM , responsabile ufficio ambiente energia del comune di Dronero, energy manager del comune di Busca

L’esperienza e le osservazioni di un energy manager, Silvano Ribero, che opera da anni nelle P.A.

 

L’implementazione di una figura dedicata all’ambiente quale l’energy manager (em) è ancora troppo spesso vista come un costo aggiuntivo: l’affidare tale ruolo a dipendenti privi di specifica competenza, seppure capaci, o non attribuirlo affatto, ha ben più avverse conseguenze economiche. Mi permetto tale affermazione per l’esperienza maturata nella gestione “a risultato” di un ufficio ambiente pubblico (approfondimento su “Pillole di efficienza energetica”) ed in qualità di energy manager di alcuni piccoli Comuni. Per attestare l’affermazione iniziale e magari rendermi utile avrei un’ampia gamma di esempi, ne cito uno di interesse diffuso.

I Comuni, quasi tutti, sono tempestati da proposte di riqualificazione IP mediante interventi di ampie dimensioni attuabili in Project Financig (PF), pratica di certo valida che necessiterebbe però, ad opinione di chi scrive, dell’adozione di contratti di rendimento energetico. L’intervento in PF comporta sovente, seppure in modo “abbastanza” occulto, un ingente costo per la collettività, caricando sulle spalle delle successive amministrazioni un fardello di considerevole peso. Facendo un’analisi comparativa agendo stavolta per passi (lotti) e mediante forze economiche proprie, si nota come, seppure nei primi anni il PF possa apparire una buona scelta di sicura visibilità, a partire dal quinto/sesto anno esso diventi un costo aggiuntivo che potrebbe risultare insostenibile quando si dovrà ulteriormente mettere mano agli impianti. In molti hanno già accolto questa scelta, alcuni in modo prudenziale, altri meno. Credo di non sbagliarmi nel sostenere che i più si siano accontentati del risultato immediato a fronte di contratti capestro che si “paleseranno” solo fra qualche anno: già conosciamo la consolidata facilità di additare le amministrazioni precedenti, sarebbe meglio ricordare le medesime per un atto virtuoso, anche laddove non dovuto, quale l’adozione di un EGE nella funzione di energy manager dell’ente pubblico. Nei Comuni di cui sono em sono state declinate diverse proposte in PF, mentre ne sono state avvallate, o addirittura promosse, altre: unico presupposto l’interesse dell’Ente pubblico sotto tutti gli aspetti, economico in primis. Per rimanere in tema Illuminazione Pubblica ne annovero una, presentata da una società sicuramente affidabile, che appariva appetibile ma che a conti fatti (dettagliata analisi comparativa) avrebbe comportato, nella durata contrattuale, un maggiore esborso di circa 2,7 milioni, quasi raddoppiando di fatto gli importi dovuti per riqualificazione, consumi energetici e manutenzione ordinaria. Nella fattispecie il PF viene presentato spesso come soluzione utile a scongiurare il verificarsi di danni dovuti alla carenza di rispetto della normativa: ciò offre lo spunto per una osservazione che non vuol essere polemica, ma che ritengo utile puntualizzare. Negli ultimi anni, credo di non essere l’unico ad averlo notato, si è passati dagli incontri tematici nel settore energetico, tenuti da luminari in ambito tecnico-scientifico, alle conferenze odierne dove chi ci informa è, il più delle volte, un giurista. Una campagna intimidatoria su carenze giuridiche in ambito di sicurezza pubblica è un metodo facile e sicuramente valido a fare forza sulle debolezze di chi ci amministra, ma alquanto fastidioso per chi vede nell’operosità ambientale motivo di crescita economica, sociale e culturale. Nel caso si volessero indossare i panni del cittadino sarebbe forsanche più utile sollevare un secondo aspetto giuridico, ossia il danno erariale che certe scelte inducono o potranno indurre: su questo tema attendo impaziente un intervento che ahimè (ahi noi) temo tarderà ad avverarsi.

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