Certificati bianchi, decreto correttivo in arrivo

di Dario Di Santo

In attesa che la Corte dei Conti dia il via libera al decreto correttivo sui certificati bianchi, vale la pena ricordarne i punti essenziali.

Il commento di Dario Di Santo pubblicato qualche giorno fa su e7 .

In attesa che la Corte dei Conti dia il via libera al decreto correttivo sui certificati bianchi, vale la pena ricordarne i punti essenziali, corredati da qualche veloce commento. Per superare le attuali problematiche – in particolare stimolare l’offerta di TEE e dare respiro alla domanda – il MiSE ha proposto le seguenti misure fondamentali.

Per superare le attuali problematiche – in particolare stimolare l’offerta di TEE e dare respiro alla domanda – il MiSE ha proposto le seguenti misure fondamentali.

La prima è l’eliminazione dell’addizionalità̀ per gli interventi di sostituzione (i.e. i risparmi conteggiati sono quelli totali, dati dalla differenza fra i consumi prima e dopo l’intervento), con una riduzione della vita utile (da 10 a 7 anni e da 7 a 5 anni). Verrà così tolto uno dei principali elementi di contenzioso e si otterranno più titoli sul mercato per la maggior parte dei progetti. Gli effetti si vedranno però prevalentemente a partire dal 2019.

La seconda novità riguarda l’allargamento degli interventi ammissibili e l’emanazione di un primo gruppo di 8 schede standard (illuminazione a led per interni e strade, motori elettrici e aria compressa per l’industria, veicoli ibridi ed elettrici, sistemi propulsivi per navi, bolletta smart). Anche in questo caso si tratta di una scelta che porterà più titoli sul mercato, ma ci vorrà tempo. Tra l’altro dovrebbe essere stato parzialmente risolto il problema della cumulabilità con super e iper ammortamento.

L’aumento della flessibilità per i distributori (due anni per compensare l’obbligo minimo al 60%) è il terzo elemento, che evidentemente serve a dare maggiore respiro ai soggetti obbligati per compensare gli obblighi residui accumulati per mancanza di sufficienti TEE.

Viene quindi introdotto un tetto massimo di 250 euro al contributo in tariffa riconosciuto ai distributori. Lo scopo è quello di contenere l’aumento del costo dello schema, direttamente collegato all’andamento dei prezzi medi pesati sul mercato dei TEE.

Collegato a questo, c’è l’emissione di titoli non corrispondenti a risparmi energetici da parte del GSE su richiesta dei distributori fra aprile e maggio, fino al conseguimento dell’obbligo minimo, a 260 euro/TEE. Tali titoli potranno essere riscattati dai distributori nei due anni successivi (ma non nell’anno di emissione). Questo punto è direttamente collegato ai precedenti, e serve per evitare sanzioni per mancato raggiungimento degli obblighi a maggio 2019 (quando ancora i nuovi progetti non potranno avere contribuito all’offerta in modo apprezzabile).

Con le scelte prese si evitano problemi peggiori, ma si introduce anche un prezzo dei certificati bianchi piuttosto alto, poco giustificabile considerando che va a beneficiare progetti già presentati che non ne avevano alcun bisogno. Alla fine si avrà un costo nell’ordine del miliardo e mezzo di euro senza nessun valore aggiunto. Per ovviare al problema, FIRE aveva proposto un ritiro dedicato per i progetti presentati secondo il D.M. 28 dicembre 2012 (e.g. media dei prezzi sui tre anni precedenti o prezzo “politico” a 150 euro), lasciando libero il prezzo di mercato per i progetti presentati con le nuove regole, che invece richiedono un contributo maggiore rispetto al passato. Del resto FIRE aveva messo in guardia anni fa sull’instabilità di un mercato “non mercato” e sull’esigenza di pensare a dei cap o ad altre soluzioni per evitare problemi.

In conclusione: i certificati bianchi possono tornare a funzionare meglio, ma è richiesta una maggiore capacità di intervento, altrimenti i problemi ridurranno sempre più il rapporto fra efficacia e costo dello schema. Il decreto correttivo è una sorta di atto dovuto per rispondere a un’urgenza, ma conviene pensare a misure più efficaci nelle prossime settimane.

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