Comunità energetiche rinnovabili: la realtà del futuro

La nuova direttiva sulle fonti rinnovabili pubblicata nel 2018, che sarà recepita quest’anno, promuove l’autoconsumo anche in realtà come i condomini e introduce un nuovo soggetto: le comunità energetiche rinnovabili. Cosa sono? Perché rappresentano un’opportunità interessante per la generazione distribuita? Quali sono le sfide da affrontare? Ne ha parlato Dario Di Santo nell’articolo pubblicato su RiEnergia.

 

 

 

 

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Le statistiche sull’energia e la nomina dell’energy manager

di Giuseppe Tomassett

La legge 10/91 ha fissato l’obbligo per la nomina di un responsabile per l’uso razionale dell’energia alle imprese con consumi superiori a 10.000 o 1000 tep secondo i settori di attività.

Ma cosa intendiamo per consumi? L’analisi di Giuseppe Tomassetti apre la newsletter FIRE di inizio 2020.

Con l’occasione il vicepresidente FIRE ricorda che entro il 30 aprile p.v. bisogna nominare l’energy manager.

 

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Più spazio agli energy manager

di Dario Di Santo

Fa piacere vedere tanto fermento intorno al tema dell’uso razionale dell’energia, fra proposte di green new deal, finalizzazione del Piano integrato per l’energia e il clima, preparazione al recepimento delle direttive del nuovo Pacchetto UE sulla sostenibilità e movimenti giovanili. Fa piacere, ma mentre lo sguardo si sposta sull’orizzonte 2030 e alcuni Paesi parlano di decarbonizzazione completa al 2040 conviene rimanere con i piedi per terra.

L’articolo di Dario Di Santo apre il focus Obiettivi 2030, strategie e politiche – pubblicato all’interno dell’ultimo  numero di Gestione Energia, la rivista FIRE – ed evidenzia alcuni aspetti importanti legati alla possibilità di raggiungere (o no?) gli obiettivi fissati dall’UE. Una figura necessaria in questo percorso è l’energy manager, perché per intervenire sulla quotidianità e per cambiare il modo di fare impresa servono persone preparate e incaricate di individuare e attuare quelle azioni che servono per migliorare l’uso delle risorse e ridurre l’impatto ambientale

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Accumuli: sviluppi e novità

di Lorenzo Tuzzolo

Sembra essere finalmente arrivato il punto di svolta per lo sviluppo degli accumuli di energia elettrica, e in particolare di quelli elettrochimici, grazie alla presenza di una serie di elementi che dovrebbero favorirne la diffusione, primo tra tutti il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC), che impone chiari obiettivi di aumento della penetrazione delle rinnovabili e di maggiore flessibilità del sistema elettrico italiano.

L’articolo dell’ing. Tuzzolo pubblicato nell’ultimo numero di Gestione Energia la rivista FIRE.

 

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L’anno vecchio e l’anno nuovo tra bilanci e programmi futuri

 

di Cesare Boffa

L’anno che sta finendo è stato denso di eventi rilevanti nel mondo della sostenibilità energetica che hanno messo in evidenza, ancora una volta, da un lato la complessità delle possibili soluzioni a livello locale e globale e, dall’altro, l’importanza del ruolo ricoperto dalle figure professionali consapevoli di questa complessità e specificatamente preparate per affrontarla. Mi riferisco in particolare agli Esperti in Gestione dell’Energia, e più in generale agli Energy Managers, figure chiave della green economy e protagonisti della transizione energetica in corso nel nostro ed in molti altri Paesi del mondo.

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Vincono il premio energy manager 2019 i nominati del Gruppo Gavio, Gruppo Hera ed IVECO. Menzioni speciali per gli energy manager di Acquedotto Pugliese e Agenzia Spaziale Europea

Per il 2019 sono 3 i professionisti che hanno ritirato il Premio energy manager consegnato da Maurizio Melis di Radio 24 e da Giuseppe Tomassetti, vice presidente di FIRE. La premiazione è avvenuta in occasione di ENERMANAGEMENT XII, conferenza dedicata all’energy management, alla gestione delle risorse ed al core business.

I vincitori sono Giovanni Silva di Gruppo Gavio, Giorgina Negro di Iveco, Claudio Palmieri di Gruppo Hera. La Federazione ha deciso di attribuire anche due menzioni speciali a Giuseppe Rizzi di Acquedotto Pugliese ed a Maurizio Della Fornace dell’Agenzia Spaziale Europea in quanto public company che si sono distinte per le attività svolte.

Hanno ritirato il premio al posto dell’energy manager vincitore: Margherita Cumani di Gruppo Hera, Antonio De Leo di Acquedotto Pugliese e Michele Peradotto di Gruppo Gavio.

In occasione dell’assegnazione del premio Giuseppe Tomassetti, vicepresidente della FIRE ha ricordato che “la figura dell’energy manager, così come si è sviluppata in Italia in questi tre decenni a partire dal 1991, ha avuto una funzione strategica per l’evoluzione dell’uso dell’energia nelle grandi imprese che abbraccia i meri aspetti di riduzione dei costi fino al divenire un canale di crescita dell’impresa in una competizione sempre più interconnessa. L’energy manager ha basicamente il compito di individuare le azioni per usare meglio l’energia, attraverso interventi di riqualificazione energetica e l’utilizzo di fonti rinnovabili e cogenerazione e di fare in modo che l’impresa li faccia propri. Soprattutto, se inserito nell’ambito di un sistema di gestione dell’energia (ISO 50001), l’energy manager nel tempo acquisisce anche la capacità di aiutare gli imprenditori a individuare nuove opportunità di business nell’ambito della green economy e della richiesta di prodotti e servizi a minore impatto energetico e ambientale e quella di coinvolgere i dipendenti aziendali in questa trasformazione. Gli impegni che I’Italia ha preso negli accordi per il controllo del clima da semplici vincoli possono divenire occasioni di crescita di ruolo. I dati elaborati da mostrano una crescita nei numeri, e, soprattutto, nel ruolo. I premi assegnati oggi sottolineano l’opera di alcuni energy manager provenienti da diversi settori. Confidiamo che possano stimolare sempre più imprese a dare spazio e risorse a energy manager preparati e qualificati.

Certificati bianchi: il Tar annulla il cap. E ora?

di Dario Di Santo

La recente sentenza del TAR della Lombardia di accoglimento del ricorso presentato da alcuni distributori sul tema del cap al contributo tariffario (introdotto dal MiSE con il D.M. 10 maggio 2018 per dare un freno alla corsa al rialzo dei prezzi del mercato dei certificati bianchi ed evitare che i costi dello schema diventassero insostenibili) agita ancora di più le acque in cui navigano i TEE.

Riportiamo il commento di Dario Di Santo pubblicato su Staffetta Quotidiana.

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