I benefici multipli dell’efficienza energetica

di Dario Di Santo e Francesco Mori

I benefici multipli legati all’efficienza energetica sono molteplici e non trascurabili in un contesto aziendale. FIRE segue da tempo questo tema promuovendolo ed evidenziandolo sia nel Rapporto annuale sugli energy manager  sia nelle recenti Osservazioni alla SEN, sia in occasioni convegnistiche o di studio.

Si registra sull’argomento una crescente attenzione da parte dell’industria, comparto dove si stanno attivando valide procedure per la valutazione quantitativa delle ricadute non energetiche degli interventi di efficienza energetica. Del resto i benefici sono tangibili:  promuovere l’uso razionale dell’energia facendo leva su temi collegati al core business, quali la produttività, la qualità, la riduzione dei rischi, l’immagine aziendale (i benefici multipli per l’appunto) creano un impatto positivo a diversi livelli.  In questo articolo, pubblicato su Quotidiano Energia, si traccia un quadro della situazione emerso da studi e ricerche FIRE.

I benefici derivanti da interventi di efficienza energetica, siano essi tecnologici, comportamentali o gestionali, implicano ulteriori bonus rispetto ai meri risparmi energetici/economici. Non sempre però questi effetti sono debitamente presi in considerazione quando si intende valutare un investimento in efficienza energetica. Queste ricadute, siano esse positive o negative, possono essere paragonate alle esternalità che si verificano nel settore economico; sono in grado di assumere sia caratteri macro, se si pensa ad esempio alle emissioni climalteranti, che micro, se si pensa invece all’aumento di produttività dell’azienda (vedi immagine).

Un esempio può fare capire il legame presente fra efficienza energetica e ricadute non energetiche. A tutti sarà capitato di fare la spesa nelle corsie dei banchi frigo di un supermercato e di avvertire il forte calo di temperatura, fastidioso soprattutto nella stagione estiva. Molti banchi frigo infatti non sono muniti di sportelli o di altre barriere, e di conseguenza tutta l’area su si affacciano ne risente. Dal punto di vista energetico, un ovvio intervento di risparmio energetico consiste nell’installare degli sportelli, in modo da evitare che l’aria raffreddata si disperda nell’ambiente. Il beneficio economico è senza dubbio consistente, ma ancora oggi diversi supermercati presentano banchi frigo aperti. Dal punto di vista delle ricadute non energetiche e vicine al core business, l’installazione di questi sportelli comporta sostanzialmente due conseguenze. La prima, causa di ritardi nell’adozione di queste soluzioni, riguarda l’esperienza di acquisto dell’utente: lo sportello può essere percepito dal cliente come una barriera e quindi indurre un possibile calo delle vendite. La seconda, certamente positiva, riguarda il comfort ambientale: grazie agli sportelli la temperatura nella corsia dedicata ai banchi frigo e nell’area limitrofa sarà più confortevole e salutare. Chi ha optato per installare gli sportelli ha constatato che il secondo effetto si è rivelato superiore al primo: l’aspetto su cui si era forse ragionato poco è che la bassa temperatura rappresenta anch’essa una barriera, in quanto induce molti avventori a passare velocemente nell’area frigo. Alla fine l’impedimento dello sportello è bilanciato dalla maggiore propensione dei consumatori a soffermarsi nell’area. Inoltre, la prima ricaduta è molto probabilmente di carattere temporaneo, è immaginabile infatti che il cliente si abitui a questa novità, mentre la seconda è persistente. L’analisi delle ricadute positive e negative avvicina dunque le scelte energetiche a quelle legate al core business, e può facilitarne in molti casi l’adozione.

L’efficienza energetica purtroppo, non essendo ancora considerata parte integrante del core business delle diverse organizzazioni, viene spesso posta in secondo piano rispetto ad interventi giudicati più urgenti; tuttavia i benefici multipli, se ben individuati, possono essere in grado di spostare l’ago della bilancia di una decisione di investimento verso un esito positivo.

Nell’indagine si registra un aspetto confortante sia nel settore industriale che nel terziario: vi è un’evidente volontà da parte degli energy manager di valutare i benefici multipli negli studi di fattibilità. Molti, infatti, già valutano questi aspetti a livello qualitativo, altri invece anche a livello quantitativo; la maggior parte, comunque, è propensa a valutarli nell’immediato futuro. Solo un’esigua percentuale non li ritiene utili.

Emerge come la valutazione dei benefici non energetici – in inglese Non Energy Benefits – sia presa in considerazione nel momento in cui si debba intraprendere un investimento in efficienza energetica. La percentuale di risposte in tal senso è infatti molto alta in entrambi i settori.

I benefici non energetici sono senza dubbio difficili da misurare se paragonati a quelli prettamente energetici o economici, per i quali tra l’altro esistono metodologie affermate e concrete (e.g. il protocollo IPMVP, vedi https://www.fire-italia.org/ipmvp-volumi-italiano/). Seppur difficili da gestire, alcuni energy manager sono riusciti a valorizzare quantitativamente i benefici non energetici. Nonostante i due settori indagati siano caratterizzati da percentuali diverse tra di loro (complice probabilmente la tipologia di intervento applicabile a tali settori e relativo contesto), il fattore comune è che i benefici non energetici sono effettivamente presenti ed hanno un peso consistente se confrontati con i risparmi generati complessivamente.

Il riconoscimento e la relativa valutazione dei benefici non energetici è uno dei puzzle che compongono quello che in FIRE viene chiamato energy management 2.0: il futuro dell’energy management consisterà infatti in un approccio olistico all’efficienza energetica, in grado di minimizzare le risorse sfruttate a parità di prodotto realizzato, e dove l’utilizzo di energia, di acqua, dei rifiuti, dei materiali e i comportamenti delle persone saranno perfettamente integrati.

Non è un caso infatti se uno studio della Harward Business School1 conferma che le imprese che hanno investito in sostenibilità sociale e governance hanno avuto negli ultimi venti anni una profittabilità – intesa come ricchezza generata per gli azionisti – superiore del 40% rispetto a chi non l’ha fatto.
Quando si desidera realizzare, o promuovere, interventi di efficienza energetica è molto importante non soffermarsi esclusivamente sul beneficio energetico strettamente correlato all’iniziativa. L’efficienza energetica ha infatti potenzialità molto più ampie: il segreto sta nel coglierle e valorizzarle.

 

 

1 Fonti: “The Impact of Corporate Sustainability on Organizational Processes and Performance”, Eccles et Al. e “The Performance Frontier: Innovating for a Sustainable Strategy”, Eccles, Serafeim. Harvard Business School.

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